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sabato 26 luglio 2008

Le prove d'inciucio tra Berlusconi e Veltroni datano al 1985. Ecco il libro che svela i fatti dimenticati

Dal blog di Michael Mass segnalo il seguente interessante post. Abbiamo già recensito l'interessante libro di Michele de Lucia già il 14 Luglio, tuttavia penso che rinfrescare le idee non faccia proprio male.

"Vi segnalo un libro molto interessante che ci svela i retroscena dell'attuale inciucio PD-Pdl. Un inciucio che nasce fra il 1984 ed il 1986.
Fin dal 1990 anno in cui scoppiò "Mani Pulite" si iniziò a vociare senza successo di finanziamenti arrivati al PCI dall'URSS.
Fu sopratutto Silvio Berlusconi dopo essere diventato nel 1994 Presidente nel Consiglio a calcare la mano su questa storia ed ora grazie a questo libro sappiamo perché faceva certe affermazioni.
Perché sapeva! Perché anche lui finanziava il PCI in cambio di voti favorevoli in Parlamento ai decreti Craxi pro-Mediaset.
Pare facesse pure da tramite fra il PCI e il Cremlino: chissà che la sua amicizia con Putin non abbia origine proprio in quegli anni.
Ora mi si spiega non solo l'atteggiamento masochistico di una certa sinistra ma anche il buon rapporto Berlusconi-Putin.
Perché quel rapporto è anomalo: un liberista o sedicente tale che dialoga con un post-comunista nemmeno tanto post non è normale, specialmente se non fa lo stesso con i post-comunisti di casa sua.
C'è un filo conduttore che unisce Berlusconi-Craxi e il PCI: Mediaset. Berlusconi li sfrutta entrambi a suo piacimento ma poi li scarica. L'amicizia (finta) con Craxi viene buttata via quando questi è coinvolto in Mani Pulite e fugge ad Hammamet mentre i comunisti vengono denigrati a partire dal 1994 quando si ritrovano a fare opposizione parlamentare al Cav.
È qui si spiega la paura che ha Berlusconi dei comunisti, quelli veri che nel 1988 vanno per conto proprio dissentendo da Occhetto e il nascente Pdl progenitore dei DS poi PD. Non è una paura politica ma di quanto essi sanno. E per ora non dicono".

Caro Michael, non penso che siano mai stati dimostrati dei finanziamenti illeciti od occulti al PCI di allora da parte di Berlusconi. Io penso semplicemente che il punto d'incontro tra Berlusconi e Veltroni, ed in particolare la corrente migliorista del PCI guidata da, udite udite, un certo Napolitano, sia stato allora il patto sul sistema radiotelevisivo che vedeva il via libera a Berlusconi in cambio di Rai3 al PCI. Patto nato nella regia dell'interessato Craxi e della collusa sinistra DC.
Mi pare che, anche senza supporre finanziamenti illeciti da parte di Berlusconi, la cosa sia comunque grave, anche considerando che l'allora creato sbilanciamento del sistema nazionale radiotelevisivo condusse al corrotto e monopolistico sistema che oggi tutti noi vediamo.
Fu quello l'inizio della deriva antidemocratica del paese.
Inoltre le convergenze di Berlusconi con praticamente tutti i potenti di allora gettano ampia luce sull'uomo Berlusconi, oggi a parole sempre pronto a sostenere la bandiera dell'anticomunismo di facciata ma, nel fatto concreto, poi sempre pronto a dialogare con chiunque lo aiuti a raggiungere i suoi fini personali.
E noi guardiamo a Dell'Utri, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, ma premiato con il seggio parlamentare, pensiamo al suo vecchio fattore Mangano e al nugolo di picciotti siciliani che compongono il suo staff e rabbrividiamo.

lunedì 14 luglio 2008

Gennaio 1985: Veltroni da via libera a Berlusconi in cambio di Rai 3 al PCI


Prendo spunto dal bell'articolo del giornalista Pino Nicotri che invito a rileggere.
Si tratta della recenzione di un libro, "il baratto", edito da Kaos Edizioni e scritto da Michele De Lucia, membro della direzione nazionale del Partito radicale.
In esso si raccontano le vicende che portarono negli anni '80 l'affarista Berlusconi ad avere il via libera alle trasmissioni nazionali sotto la regia del Partito Socialista e la collusione della sinistra DC e del Partito Comunista Italiano.

Anno 1986, pag. 115: “Intanto a Milano il numero di febbraio de “Il Moderno” (il mensile della corrente “migliorista” del PCI) scrive che “la Rivoluzione Berlusconi [è] di gran lunga la più importante, cui ancora qualcuno si ostina a non portare il rispetto che merita per essere stato il principale agente di modernizzazione, nelle aziende, nelle agenzie, nei media concorrenti. Una rivoluzione che ha trasformato Milano in capitale televisiva e che ha fatto nascere, oltre a una cultura pubblicitaria nuova, mille strutture e capacità produttive”.
La corrente "migliorista” del PCI era allora capeggiata da Giorgio Napolitano. Ma guarda.
Ed ancora: “Il 12 settembre, a Milano, al Festival nazionale de “l’Unità”, si svolge un dibattito cui partecipano Walter Veltroni, Silvio Berlusconi, il presidente della Rai Sergio Zavoli e l’editore Mario Formenton della Mondadori. E’ un minuetto PCI-Fininvest, una corrispondenza d’amorosi sensi. Il compagno Veltroni è lirico: “Io voglio dire qui – Berlusconi sa che questa è la mia opinione – che non abbia giovato al gruppo imprenditoriale della Fininvest l’eccessivo padrinato politico e l’eccessiva copertura politica che ha questo gruppo è stato dato da uno e da uno solo partito”, vale a dire dal Partito socialista italiano, segretario Bettino Craxi. E Berlusconi risponde così: “Mi fa caldo al cuore l’idea che il Partito comunista, da tempo ormai, si apra alla considerazione di queste realtà con tanto senso concreto, con tanto senso pragmatico.”.
4 Maggio 1988, conferenza stampa di Berlusconi nella Sala della Stampa Estera a Roma, per illustrare i contenuti dell’accordo tra la Fininvest e la TV sovietica, firmato quattro giorni prima a Mosca, dove tutto era pronto per una Fininvest sovietica. Berlusconi: “Noi non abbiamo cattivi rapporti col Partito comunista italiano, e cerchiamo di averne sempre di migliori”. Veltroni: “Intendo rivolgere a Berlusconi due complimenti sinceri, di stima. Il primo per la sua capacità di imprenditore che è riuscito a “inventare” un settore. Il secondo complimento va alla sua capacità di avere imposto, attraverso un alto grado di egemonia, i tempi delle decisione politica in un settore così delicato come quello in cui opera".
Fa sorridere oggi la critica che si sente spesso da parte di certo elettorato di centro-destra nei confronti di Rai 3. Ma bisognerebbe sapere che la "cessione" di Rai 3 al PCI fu solo parte di un baratto più largo volto a permettere le trasmissioni delle reti di Berlusconi su scale nazionale. Il baratto per il via libera insomma.
Con la regia di Craxi, il cui scopo era quello di rompere l'egemonia DC sulle televisioni nazionali, e gli occhi chiusi, quando non conniventi, di sinistra DC ma anche di PCI e corte Costituzionale.
Da allora il carattere transitorio delle norme che rendono possibile le trasmissioni nazionali di Mediaset non è stato ancora risolto. Le conseguenze di questa tragica mancanza di regolamentazione sono oggi sotto gli occhi di tutti.
E facciamo notare come il centro-sinistra non sia mai stato capace, o forse voglioso, di risolvere il conflitto di interessi berlusconiano una volta andato al governo. Forse questo libro getta un po di luce sul perché di questo.
Possono essere Veltroni e Napolitano affidabili e credibili oggi, il primo come uomo di opposione vera e non di morbido compromesso ed il secondo come assoluto garante dello stato e bastione di legalità? I precedenti non fanno sperare.
Noi non ci fidiamo.

sabato 31 maggio 2008

Frequenze tv, il Consiglio di Stato: "Applicare la sentenza Ue su Europa 7"

Respinto il ricorso di Mediaset. Richiamata la decisione della Corte di giustizia dell'Unione europea

ROMA - Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso in appello proposto da Rti (Mediaset) contro Centro Europa 7 per l'annullamento della sentenza del Tar del Lazio del 16 settembre 2004 «ritenendo la persistenza del dovere del ministero di rideterminarsi motivatamente sull'istanza di Centro Europa intesa alla attribuzione delle frequenze di cui al decreto ministeriale 28 luglio 1999, anche in applicazione della sentenza della Corte di giustizia del 31 gennaio 2008». Dunque, il Consiglio di Stato richiama esplicitamente la sentenza della Corte europea secondo la quale le norme italiane sulle frequenze non rispettano le direttive comunitarie, non rispettano il principio della libera prestazione dei servizi e non seguono criteri di selezione obiettivi. La sentenza Ue riconosceva a Europa 7 (emittente che nel 1999 vinse il bando di gara per una concessione tv) il diritto ad avere le frequenze per trasmettere, ritenendo illegittimo il lungo periodo transitorio di cui ha sinora beneficiato Rete 4.
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