"Non importa dove si nasce se si combatte per le stesse idee e si crede nelle stesse cose."
Paolo Borsellino

chi voteresti alle politiche ora?

soddisfatto del governo Berlusconi?

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venerdì 5 settembre 2008

Ho sempre votato la CdL fino al 2006, ma ora ho aperto gli occhi e critico Berlusconi: sono diventato un comunista anch'io!


Quest'oggi vi voglio postare due commenti (semicomici) che sono stati lasciati da un anonimo templare di Arcore su Wikio al pezzo di Oltreconfineonline "Non disturbate Don Silvio! Ad Arcore si lavora senza sosta per noi!".
Anch'io assurto al ruolo di nemico catto-comunista dello stato assieme a Famiglia Cristiana?

"poveri comunisti...
... siete oramai alla frutta! Come rosicate che al governo ci sia Silvio. Noi ti chiediamo un favore, grande Silvio... dopo aver fatto il miracolo cacciando via i comunisti dal Parlamento, falli sparire anche dai siti web come questo, dove le maldicenze su di te pullulano come funghi marci e dove i comunisti si riproducono come topi di fogna. Ti preghiamo, salvaci!"
Anonimo (berluscones)

Ma il berluscones non è soddisfatto. Tre minuti dopo parte con il colpo di grazia, il seguente fendente mortale:

"vi rode, eh comunisti!?...
che ci sia al governo Silvio? Rosicate, rosicate. Silvio, oltre al miracolo di aver spazzato via i comunisti dal Parlamento, falli sparire anche dai siti web come questo. Da tutte le menzogne che spuntano come funghi e da tutti i topi di fogna che si riproducono, ti preghiamo... liberaci dal male!"
Anonimo (berluscones) ci riprova...

Ma io chi sono?
Dopo avere creduto ciecamente alle balle dell'ingresso in campo del Messia nel '94 ho sempre votato per la CdL fino al 2006 (compreso). Per una volta alle regionali pure per la famosa soubrette nipotina del Duce, ora in piccionaia alla Camera con la tessera del PdL. Alle ultime politiche del 2008 per la Destra di Storace - perché sapevo che i miei due voti non si sarebbero andati a sommare a quelli del PdL.
Mi definisco un conservatore liberale.
Ma pronto a discutere con qualunque italiano onesto, ovviamente anche con chi si definisce "comunista", su qualsivoglia tema importante per la Nazione come PACS, immigrazione, prostituzione, regole, giustizia. Senza pregiudiziali alcune.
Il liberalismo lo vivo ogni giorno di persona nel posto di lavoro. Nella forza di una società moderna (quella tedesca) che si sviluppa ad un grado elevatissimo grazie ad una mirabile sinergia tra pubblico e privato, libera iniziativa e stato sociale.
A differenza del signor Berlusconi.
Io non mi sono fatto leggi per fare più affari, per comprare più case, per pagare meno tasse, per togliermi di mezzo tutti i concorrenti della mia impresa. Perché il liberalismo vero vive di regole ma anche stato sociale, informazione e limpidezza nelle azioni. Il liberalismo premia il migliore, non chi versa la mazzetta più elevata o chi ha gli amici più influenti.
Piantiamola con questa truffa del regime che bolla come "comunista" chiunque gli si oppone.
Che i berluscones la smettano una buona volta di dare ascolto solo alle voci del regime come Rete 4 e Libero.

giovedì 28 agosto 2008

Il regime berlusconiano è mediatico. Esiste un modo per rompere il monopolio della TV nel plasmare ed indottrinare l'opinione pubblica?


Nel corso delle mie consuete sortite per il mondo dei bloggers ed in genere per la rete mi sono imbattuto in un certo numero di post e commenti interessanti.
Vorrei riproporvi un articolo di Umberto Eco del 2004 dal blog Voglio Scendere per introdurre un tema importante: quello del monopolio del mezzo televisivo come mezzo di propaganda e indottrinamento del popolo, vera forza fondante del regime berlusconiano (o veltrusconiano?) dei giorni nostri.
È vero, l'influsso di internet, dei giornali, delle radio è assolutamente marginale oggi. "Dicano quello che vogliono" - sembra essere il motto di Arcore - perché il loro peso sommato è comunque minimale.
Ma allora che fare per controbattere il sistema monopolizzato della TV di regime? Che fare?
Per ora vi lascio la domanda aperta, in attesa di tornarci su in uno dei miei prossimi post. Certo è che noi bloggers dobbiamo trovare il modo di venire fuori da questo mondo digitale incompleto. Perché la società reale è la fuori, la società reale non è qui dentro.
Buona lettura del magnifico, quanto lungo articolo di Umberto Eco.

Le regole del potere nel regime mediatico

Umberto Eco, Repubblica gennaio 2004
"Una settimana fa ricorreva il mio compleanno e, con gli intimi venuti a festeggiarmi, ho rievocato il giorno della mia nascita. Benché dotato di eccellente memoria, quel momento non lo ricordo, ma ho potuto ricostruirlo attraverso i racconti che me ne facevano i miei genitori.
Pare dunque che, quando
il ginecologo mi ha estratto dal ventre di mia madre, fatte tutte le cose che si debbono fare in tali casi, e presentatole il mirabile risultato delle sue doglie, abbia esclamato: "Guardi che occhi, sembra il Duce!". La mia famiglia non era fascista, così come non era antifascista - come tanta della piccola borghesia italiana prendeva la dittatura come un fatto meteorologico, se piove si esce con l'ombrello - ma certamente per un padre e per una madre sentirsi dire che il neonato aveva gli occhi del Duce era una bella emozione.
Ora, fatto scettico dagli
anni, inclino a credere che quel buon ginecologo dicesse la stessa cosa a ogni madre e a ogni padre - e guardandomi nello specchio mi scopro piuttosto simile a un grizzly che non al Duce, ma non importa. I miei erano stati felici di apprendere che assomigliassi al Duce. Mi chiedo che cosa potrebbe dire un ginecologo adulatore oggi a una puerpera. Che il prodotto della sua gestazione assomiglia a Berlusconi? La piomberebbe in uno stato depressivo preoccupante. Per par condicio, assumo che nessun ginecologo sensibile direbbe alla puerpera che suo figlio appare paffuto come Fassino, simpatico come Schifani, bello come La Russa, intelligente come Bossi, o fresco come Prodi. Il ginecologo avveduto direbbe piuttosto che il neonato ha gli occhi penetranti di Bruno Vespa, l'aria arguta di Bonolis, il sorriso di Christian De Sica (e non dirà che è bello come Boldi, spavaldo come Fantozzi, o - trattandosi di femmina - sexy come Sconsolata).
Ogni
epoca ha i suoi miti. L'epoca in cui sono nato aveva come mito l'Uomo di Stato, quella in cui si nasce oggi ha come mito l'Uomo di Televisione. Con la consueta cecità della cultura di sinistra, si è intesa l'affermazione di Berlusconi (che i giornali non li legge nessuno mentre tutti vedono la televisione) come l'ultima delle sue gaffes insultanti. Non lo era, era un atto di arroganza, ma non una stupidaggine. Mettendo insieme tutte le tirature dei giornali italiani si raggiunge una cifra abbastanza derisoria rispetto a quella di coloro che guardano solo la televisione. Calcolando inoltre che solo una parte della stampa italiana conduce ancora una critica del governo in carica, e che l'intera televisione, Rai più Mediaset, è diventata la voce del potere, Berlusconi aveva sacrosantamente ragione. Il problema è controllare la televisione, e i giornali dicano quel che vogliono. Questo è un dato di fatto, ci piaccia o non ci piaccia, e i dati di fatto sono tali proprio perché sono indipendenti dalle nostre preferenze (ti è morto il gatto? è morto, ti piaccia o no). Sono partito da queste premesse per suggerire che nel nostro tempo, se dittatura ha da esserci, deve essere dittatura mediatica e non politica. È quasi cinquant'anni che si scriveva che nel mondo contemporaneo, salvo alcuni remoti Paesi del terzo mondo, per fare un colpo di stato non era più necessario allineare carri armati ma bastava occupare le stazioni radiotelevisive (l'ultimo a non essersene accorto è Bush, leader terzomondista arrivato per sbaglio a governare un Paese ad alto tasso di sviluppo). Ora il teorema è dimostrato. Per cui è sbagliato dire che non si può parlare di "regime" berlusconiano perché la parola "regime" evoca il regime fascista, e il regime in cui viviamo non ha le caratteristiche di quello del ventennio. Un regime è una forma di governo, non necessariamente fascista. Il fascismo metteva i ragazzi (e gli adulti) in divisa, eliminava la libertà di stampa e mandava i dissidenti al confino. Il regime mediatico berlusconiano non è così rozzo e antiquato. Sa che si controlla il consenso controllando i mezzi d'informazione più pervasivi. Per il resto non costa niente permettere a molti giornali (sino a che non li si possano acquistare) di dissentire. A che cosa serve mandare Biagi al confino, per farne magari un eroe? Basta non lasciarlo più parlare alla televisione. La differenza tra un regime "alla fascista" e un regime mediatico è che in un regime alla fascista la gente sapeva che i giornali e la radio comunicavano solo veline governative, e che non si poteva ascoltare Radio Londra, pena la galera. Proprio per questo sotto il fascismo la gente diffidava dei giornali e della radio, ascoltava radio Londra a basso volume, e dava fiducia solo alle notizie che pervenivano per mormorio, bocca bocca, maldicenza. In un regime mediatico dove, diciamo, il dieci per cento della popolazione ha accesso alla stampa di opposizione, e per il resto riceve notizie da una televisione controllata, da un lato vige la persuasione che il dissenso sia accettato ("ci sono giornali che parlano contro il governo, prova ne sia che Berlusconi se ne lamenta sempre, quindi c'è libertà"), dall'altro l'effetto di realtà che la notizia televisiva produce (se ho notizia di un aereo caduto è vera, tanto è vero che vedo i sandali dei morti galleggiare, e non importa se per caso sono i sandali di un disastro precedente, usati come materiale di repertorio), fa sì che si sappia e si creda solo quello che dice la televisione. Una televisione controllata dal potere non deve necessariamente censurare le notizie. Certamente, da parte degli schiavi del potere, appaiono anche tentativi di censura, come il più recente (per fortuna ex post, come dicono quelli che dicono "attimino" e "pole position"), per cui si giudica inammissibile che in una trasmissione televisiva si possa parlare male del capo del governo (dimenticando che in un regime democratico si può e si deve parlare male del capo del governo, altrimenti si è in regime dittatoriale). Ma questi sono solo i casi più visibili (e, se non fossero tragici, risibili). Il problema è che si può instaurare un regime mediatico in positivo, avendo l'aria di dire tutto. Basta sapere come dirlo. Se nessuna televisione dicesse quel che pensa Fassino sulla legge Tale, tra gli spettatori nascerebbe il sospetto che la televisione taccia qualcosa, perché si sa che da qualche parte esiste un'opposizione. La televisione di un regime mediatico usa invece quell'artificio retorico che si chiama "concessione". Facciamo un esempio. Sulla convenienza di tenere un cane ci sono all' incirca cinquanta ragioni pro e cinquanta ragioni contro. Le ragioni pro sono che il cane è il miglior amico dell'uomo, che può abbaiare se vengono i ladri, che sarebbe adorato dai bambini, eccetera. Le ragioni contro sono che bisogna portarlo ogni giorno a fare i suoi bisogni, che costa in cibo e veterinario, che è difficile portarlo con sé in viaggio e così via. Ammesso che si voglia parlare in favore dei cani, l'artificio della concessione è: "È vero che i cani costano, che rappresentano una schiavitù, che non si possono portare i viaggio" (e gli avversari dei cani vengono conquistati dalla nostra onestà), "ma occorre ricordare che sono una bellissima compagnia, adorati dai bambini, attenti contro i ladri eccetera". Questa sarebbe un'argomentazione persuasiva in favore dei cani. Contro i cani si potrebbe concedere che è vero che cani sono una compagnia deliziosa, che sono adorati dei bambini, che ci difendono dai ladri, ma dovrebbe seguire l'argomentazione opposta, che i cani però rappresentano una schiavitù, una spesa, un impaccio per i viaggi.
E questa sarebbe un'argomentazione persuasiva contro i cani.
La televisione procede in questo modo. Se si discute della legge Tale, la si enuncia poi si dà subito la parola all'opposizione, con tutte le sue argomentazioni. Quindi seguono i sostenitori del governo che obiettano alle obiezioni. Il risultato persuasivo è scontato: ha ragione chi parla per ultimo.
Seguite con attenzione tutti i telegiornali, e vedrete che la strategia è questa: mai che dopo l'enunciazione del progetto seguano prima i sostegni governativi e dopo le obiezioni dell'opposizione. Sempre il contrario. Un regime mediatico non ha bisogno di mandare in galera gli oppositori. Li riduce al silenzio, più che con la censura facendo sentire le loro ragioni per prime. Come si reagisce a un regime mediatico, visto che per reagirvi bisognerebbe avere quell'accesso ai media che il regime mediatico appunto controlla? Sino a che l'opposizione, in Italia, non saprà trovare una soluzione a questo problema e continuerà a dilettarsi di contrasti interni, Berlusconi sarà il vincitore, piaccia o non piaccia."

mercoledì 27 agosto 2008

Paolo Papillo, il guastafeste nato della Casta politica. Ce ne fossero mille come lui!


Paolo Papillo.
Chi è costui?
Un semplice camionista precario che nelle ore di pausa si arma di un PC e di un paio di telefoni cellulari per tempestare di domande scomode al regime le emittenti radiotelevisive che consentono la diretta.
Inoltre è un assiduo frequentatore di numerosi blog sulla rete, tanto da venire anche notato da Antonio Di Pietro, che sul suo blog gli ha addirittura dedicato un post.
Insomma un vero rompicoglioni doc per la Casta politica che non ama le domande scomode.
Paolo si dispiace di essere solo e di non potere fare niente altro di più.
Eppure è tantissimo quello che fa.
Caro Paolo, ce ne fossero almeno mille come te in questo paese di menefreghisti e approfittatori!


"E le ferie sono finite, per chi le ha fatte. Io, precario camionista, non so che siano ferie retribuite. Ricomincerò contro la falsa informazione, perché un popolo che non sa è un popolo che non si arrabbia.

Io sono uno e molto non posso fare. Faccio il camionista e parto la notte tra domenica e lunedì e ritorno il venerdì notte casa. Il fine settimana lo dedico alla mia famiglia ed al riposo e qualche volta pure alla politica. Sinceramente mi pesa non poter fare di più specialmente per questo momento drammatico per il nostro paese; un paese che vedo andare alla deriva in mano ad una cosca di affaristi e abitato da una popolazione in gran parte composta da menefreghisti. Ed allora cosa mi sono inventato per cercare di fare sentire la mia voce di dissenso? Con un PC portatile, 4 telefoni cellulari, nelle ore che devo stare fermo con il camion, mando mail e faccio telefonate nelle trasmissioni radiotelevisive che ci consentono di andare in diretta. E lì “grido” tutta la mia rabbia e indignazione. Non è molto quello che faccio ma sempre meglio di nulla. Pensate se fossimo in migliaia a fare la stessa cosa.
Finite le ferie riprenderò la mia battaglia contro la falsa informazione, sperando che qualcuno mi supporti. Stare solo nei blog è come cantarsela e suonarsela da soli, è a quelli che non frequentano la rete che dobbiamo spiegare e fare capire a cosa stiamo andando incontro.

PS: per coordinare questa iniziativa per suggerimenti

Email: maxx113a@yahoo.it, Tel: 3487359240
Paolo Papillo"

Vi presento la web-TV alternativa c6.tv - Boicottiamo la servile TV di regime; andiamo sulla rete per informarci

Vi invito oggi ad andare a esplorare sulla rete la web-TV c6.tv, cui sono stato messo a conoscenza per via della pubblicazione da parte della stessa del nostro post del 17 agosto scorso su Oltreconfineonline "I primi 100 giorni del governo secondo il Financial Times Deutschland [testo tradotto integralmente]".
Per noi che abbiamo indicato il problema principale del paese in una informazione asservita ed al servizio dei principali blocchi di potere economici e politici, questo tentativo non può che fare piacere. Certo i numeri delle web-tv non sono oggi e non saranno per un lungo tempo ancora a venire i numeri della televisione tradizionale in quanto ad ascolti, però un tentativo di costruire una prima consapevole sacca di resistenza al regime deve essere fatto.
Per questo ai bravi gestori del sito va il mio caloroso augurio: bravi ragazzi, continuate così!


martedì 19 agosto 2008

Giudice dice no a sequestro libro di Travaglio "Se li conosci li eviti"


Finalmente una buona notizia per chi come noi pone un valore elevato ed irrinunciabile ad una informazione libera ed obiettiva.
Ieri infatti il giudice Gandolfi della X sezione civile del tribunale di Milano ha respinto, giudicandola "inammissibile", la richiesta di sequestro del libro di Marco Travaglio e Peter Gomez "Se li conosci li eviti", presentata dal deputato della Lega Nord Matteo Brigandì. Lo ha reso noto lo stesso Travaglio.

"Brigandì aveva sostenuto che il volume - uscito a marzo di quest'anno per Chiarelettere - conterebbe "una serie di imprecisioni, falsità e insulti di sicuro contenuto diffamatorio" nei suoi confronti: di qui la richiesta di "sequestro su tutto il territorio nazionale" e, in subordine, di provvedimenti per "evitare il protrarsi dell'illegalità".
Il giudice - ha spiegato Travaglio - ha ritenuto la richiesta "inammissibile", in quanto la Costituzione ammette il sequestro della stampa solo "nel caso di delitti per i quali la legge espressamente lo autorizzi o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili", violazione in ogni caso da accertare con sentenza passata in giudicato. Inammissibile, "per eccessiva indeterminatezza", anche la richiesta di provvedimenti per impedire il protrarsi dell'illegalità."

Come dire, faccio notare che, se il libro non deve essere censurato o tanto meno sequestrato, significa che l'informazione in esso contenuta non è falsa ma basata su fatti obbiettivi, diversamente da come sempre millantano i soliti noti difensori della Casta.
Un libro insomma che consiglio vivamente.
Perché, come sostengono gli autori riferendosi ai lorsignori del Palazzo, "se li conosci li eviti".

domenica 17 agosto 2008

I primi 100 giorni del governo secondo il Financial Times Deutschland [testo tradotto integralmente]


Il 14 agosto scorso il Financial Times Deutschland esce con un dossier sui primi 100 giorni del governo Berlusconi IV. Così come il Newsweek. Ma mentre i media italiani, e davanti a tutti il Corriere della Sera, danno notevole spazio al superficiale contributo degli americani, l'articolo dei tedeschi passa in sordina. Perché?
Mi sono dato la briga di tradurre il testo integralmente.
Il tono critico è qui ben evidente, leggete da soli. Il grassetto è mio.
Nella scelta di mettere in secondo piano il circostanziato dossier del FTD siamo nuovamente di fronte ad una scelta editorale di una (dis)informazione supina e amica dei potenti. Boicottiamola.

Lo Show di Silvio
di Andre Tauber (Milano), 14 agosto 2008

Silvio Berlusconi è da 100 giorni nuovamente capo del Governo. E da 100 giorni si comporta come se facesse qualcosa. Gli italiani ancora gli credono.

Una opportunità come questa non se la lascia scappare certo il professionista della comunicazione Silvio Berlusconi. Dopo un incontro con il Prefetto della regione in Piazza Carolina a Napoli si fa accompagnare dalla giovane donna dal soprabito alle luminanze al neon. Una spazzina. Il Presidente del Consiglio non attende a lungo, afferra una scopa e si rivolge alla telecamera. I divertiti passanti applaudono. Berlusconi si fa festeggiare come spazzino-capo della città. È l'ultima visita a Napoli prima della sua vacanza estiva.
Il settantunenne è per molti cittadini il salvatore della città. Berlusconi ha promesso loro prima dell'inizio del suo terzo mandato che la spazzatura avrebbe finito di accumularsi per le strade di Napoli. Tuttavia il giubilo della folla arriva un po' troppo presto. È vero che le strade sono pulite perché due discariche sono state aperte come pianificato da tempo, tuttavia come afferma uno dei precedenti commissari straordinari per la spazzatura in Campania Andrea Losco: "Ci vorranno anni prima che crisi passi definitivamente". Servono altre discariche, inceneritori e un sistema di separazione dei rifiuti.
E come a Napoli accade in tutto il paese. Il governo si guadagna il ringraziamento dei cittadini per delle cose che non sono state fatte per niente. Saranno 100 giorni il venerdì che viene - ed in questo tempo Berlusconi ha più che altro dato segnali, trasmesso ai suoi la convinzione che egli può cambiare l'Italia.
In realtà egli non ha cambiato ancora nulla. Da 100 giorni il Metodo-Napoli comanda anche a Roma: si festeggiano successi ancora prima che vengano raggiunti.
Prima di tutto è il governo da solo a festeggiare.

Alitalia è un altro caso. La compagnia aerea è ad un passo dal fallimento.
Per salvarla Berlusconi promette da mesi di tirare fuori una cordata di imprese italiane "Abbiamo già trovato investitori" ripete il capo del Governo come un mantra. Il capo dell'azienda produttrice di scarpe Geox, Mario Moretti Polegato, che nei giornali veniva dato come uno dei possibili creditori già sbottò in luglio "Troppe parole". Nessuno pensa ad investire quando il governo non prepara un piano ragionevole per il salvataggio di Alitalia.
Fino ad oggi non è ancora chiaro chi farà parte della cordata. Una sola cosa è certa: la ricerca degli investitori per ora è costata 300 milioni di euro ai contribuenti del fisco. Il governo ha dovuto investirli nell'azienda per salvarla dal fallimento.

Allo stesso modo viene inscenata la politica finanziaria dagli uomini di Berlusconi. In giugno ha proclamato il Ministro dell'Economia Giulio Tremonti che il Governo si è accordato su un piano triennale dopo nove minuti e mezzo di discussione. "Lo abbiamo controllato con il cronometro" dice Tremonti. Le finanze dello Stato dovranno essere alleggerite di 36 miliardi di euro. Tuttavia molti esperti sono dell'idea che il Governo non ce la farà a realizzare questo ambizioso piano. "Ho dubbi che il governo seguirà un serio programma di tagli", afferma Susana Garcia, economista per l'Italia della Deutsche Bank. I governi Berlusconi non sono mai stati bravi nel risparmiare. Il professore milanese Tito Boeri, uno dei più capaci economisti del paese, ritiene il pacchetto come una "manovra senza speranza" dato che non prevede alcuna riduzione delle tasse e del carico fiscale. In questo modo una recessione è inevitabile.

L'economia italiana è, dopo l'assunzione dell'incarico da parte di Berlusconi, per la prima volta dopo tanto tempo andata in terreno negativo. Il governo ha ufficialmente stimato per il 2008 una crescita dello 0,5%, tuttavia molti economisti si attendono un dato negativo.
Il ministro Tremonti in ogni caso continua con le sue generose promesse. Afferma che verrà incontro alle famiglie che soffrono per i bassi salari, un'elevato carico fiscale ed una forte inflazione. Promette 20 mila case popolari nell'anno che viene, un bonus bebè e la riduzione della burocrazia, così come un sistema fiscale più giusto.
Tuttavia fino ad ora non è stato fatto nulla. Solo una nuova tassa per il settore dell'energia e della finanza. Teoricamente si dovrebbero sostenere le famiglie con questa "Robin Hood Tax", così ha promesso il governo. Ma dei 4 miliardi di euro in realtà soltanto poche centinaia di milioni saranno impiegate nella diffusione di carte sociali. L'opposizione ha parlato di elemosine e "pauperismo".

Berlusconi si è già proiettato sul prossimo tema. Egli annuncia ora il prossimo ritorno dell'Italia all'energia nucleare, da cui circa 20 anni fa si era usciti definitivamente. Il piano è teoricamente accetto al 60% della popolazione. Tuttavia "l'importante questione è dove si costruirà un tale impianto", rileva l'esperto per l'energia e l'ambiente Francesco Gullì. Nessuno ne vorrà avere uno nelle proprie vicinanze. Nel frattempo il governo ha anche allo studio la costruzione di un impianto tradizionale in Albania. Il che non rappresenta alcun ritorno all'energia nucleare. D'altra parte Berlusconi da per scontato il ritorno all'energia nucleare come cosa più che sicura.

"Ne abbiamo abbastanza di proclami riguardanti il futuro", afferma Dario Scalella. Il quarantaseienne conduce un'azienda che costruisce parti di elicotteri a Napoli e contemporaneamente dirige una rete regionale sotto la conduzione della banca Unicredit in un progetto che cerca di mettere assieme il mondo imprenditoriale con quello finanziario. Scalella da un lato abbraccia calorosamente gli obiettivi di Berlusconi, d'altra parte fin'ora non vede concreti risultati: "Ci piacerebbe una volta vedere una conferenza dove si dice: Abbiamo fatto questo."
Altri si spingono oltre con la critica. "Fino ad ora la politica economica non ha giocato alcun ruolo vero presso il governo", critica Boeri. Il che è rovinoso per un paese che ha bisogno assoluto di riforme. Da decenni la produttività del lavoro aumenta troppo lentamente, salari e tasso di crescita continuano a scendere in confronto ai paesi vicini della Unione Europea, il tasso di occupazione ristagna ad un livello basso.
Nell'anno che viene persino i greci supereranno l'Italia in quanto a PIL pro capite. La nazione si dibatte in una profonda crisi ed avrebbe bisogno ora di nuove idee.

Qui Berlusconi ha la possibilità di agire in modo deciso. Lo si è visto nella politica della sicurezza dove, sotto la sua egida, qualcosa è stato fatto. Ora gli stranieri possono essere espulsi più rapidamente, l'immigrazione illegale viene punita più severamente. E dall'inizio del mese 3 mila soldati [in realtà solo mille, visto che gli altri 2 mila sono impiegati in cpt e ambasciate, nda] pattugliano le città per aiutare la polizia e proteggere i cittadini.

Ma prima di tutto Berlusconi ha pensato alla sua di sicurezza. Con parole inequivocabili il Parlamento ha deciso che d'ora in poi il Capo del governo godrà di piena immunità. Finchè egli resta al governo del paese non potrà essere accusato da alcun giudice. La gioia di Berlusconi è stata conseguentemente grande. "Finalmente non devo passare più tutti i sabati in compagnia dei miei avvocati", ha affermato giubilante il patron dei media che da ultimo avrebbe dovuto comparire davanti ai giudici per corruzione. L'opposizione protestò - e a Piazza Navona a Roma dimostrarono in 20 mila.

Tuttavia fino ad ora la maggioranza degli italiani crede al Presidente del Consiglio. Il governo è più popolare di ogni altro che l'ha preceduto negli ultimi 40 anni. Secondo un sondaggio dell'Istituto Euromedia il 62% dei cittadini è soddisfatto del governo. Gli italiani descrivono questo come una "luna di miele" con gli elettori. "Gli italiani gli concedono un bonus di fiducia", afferma Roberto Weber, capo dell'Istituto di ricerca SWG. "Credono che Berlusconi può superare la crisi." Il demoscopo Renato Mannheimer completa: "Alcuni pensano anche che egli abbia addirittura fatto qualcosa per davvero."

Le prime prove critiche per Berlusconi lo attendono in autunno. Allora bisognerà trovare una soluzione per Alitalia. La Finanziaria verrà discussa in Parlamento. Inoltre Berlusconi ha in mente una riforma dell'ordinamento giudiziario così come una riforma federalista che certamente provocherà divisioni all'interno del governo. Perché i ministri del sud povero continueranno a fare affidamento sull'aiuto finanziaro del ricco nord. In autunno anche Napoli tornerà ad essere un tema importante per Berlusconi. Allora serviranno nuove discariche. Ma dove? Presso la piccola cittadina di Chiaiano, dove una discarca dovrebbe sorgere, i lavori sono stati interrotti per "motivi tecnici" - per la gioia degli abitanti e del loro sindaco. "Non pensiamo proprio che dall'autunno qui si scaricherà nuovamente spazzatura", è stato detto dall'amministrazione della città. Ci saranno allora ancora applausi per Berlusconi a Napoli?

venerdì 15 agosto 2008

Nuovo sospetto apprezzamento del Corriere della Sera a Berlusconi: Perché i poteri forti sostengono il Cavaliere Berlusconi?

Sfogliando i siti online di alcuni quotidiani italiani mi sono imbattuto sulla prima pagina di oggi del Corriere della Sera.
Nuovo sconcertante panegirico a Berlusconi, nuova eco del giornale di famiglia "Il Giornale", come se non bastasse la posizione monopolistica del clan di Arcore nell'ambito dell'informazione.
Il Cavaliere sorridente che parla di bollo auto e bonus bebè: "li abbiamo promessi per la seconda parte della legislatura, saranno attuati gradualmente e compatibilmente con le possibilità di bilancio, dopo aver riavviato la crescita economica e rimesso in ordine i conti dello Stato". Ancora su Alitalia: "L’Alitalia è stata una bandiera dell’Italia che rinasceva dopo la seconda guerra. La nuova Alitalia sarà la bandiera di un Paese che esce dal tunnel di una lunga crisi". Naturalmente senza contraddittorio. Perché la pessima capacità del Cavaliere di tenere i conti dello Stato in ordine la si è già vista dal 2001 al 2006.
Naturalmente il Cavaliere nel suo monologo non ci spiega dov'è finita la cordata italiana che doveva nascere nell'arco di tre settimane e se rivedremo un giorno i 300 milioni di euro del prestito ponte.
Già nei giorni scorsi mi sono chiesto come mai il Corriere abbia dato allo scadente pezzo del Newsweek così tanto spazio, ma non ne abbia dato per esempio agli articoli critici verso il governo come quelli circostanziati dell'Economist dei giorni scorsi.
Come mai la poca risonanza alla legittima critica di Famiglia Cristiana sul lavoro solo di facciata del governo, mentre la presa di posizione diplomatica del Vaticano è cliccabile appena sotto l'articolo su Berlusconi, come a dire "il Vaticano approva la linea del governo"?
Più importante il consueto fasullo monologo del giorno dell'imbonitore di Arcore che il bell'articolo di Giovanni Sartori sulla salute del Pianeta Terra (cliccabile appena sotto)?
Insomma che gioco gioca il Corriere della Sera e con esso il potentato dei forti poteri economici dietro di esso?
Pensano ormai i poteri forti che Berlusconi sia ormai la unica speranza di uscita da una situazione economica e finanziaria pressochè disperata?
Pensa questo anche il PD, a cui il Corriere sembra essere molto vicino?
Dopo l'abdicazione di un' opposizione e di un Presidente della Repubblica che non si oppone, ora anche l'abdicazione di una stampa libera e non asservita?

giovedì 14 agosto 2008

La rabbia della Casta negli occhi pieni d'odio di Frattini



Paura e odio irriducibile di Casta si leggono negli occhi del Ministro degli esteri Frattini di fronte alle insistenti domande dell'intervistatore della BBC Stephen Sackur.
Che cosa bizzarra una informazione libera eh, caro Frattini?
Purtroppo spezzoni integrali sono solo disponibili in lingua inglese sotto i seguenti links (Frat1 Frat2). Invito chi vuole ad andarseli a vedere.
L'intervistatore incalza su vari temi dall'immigrazione, alla sicurezza, a Bossi, al Trattato di Lisbona. Su varie questioni si può dibattere e Frattini ha il diritto/dovere di rispondere. Sull'immagine dell'Italia paese generalmente razzista si può dibattere; personalmente non sono d'accordo, almeno riferendomi all'italiano medio e confrontandolo col tedesco o l'inglese medio - che io ritengo in genere meno tolleranti. Ma non è quello il punto. Il punto vero è un altro.
Il punto vero è che il nostro Ministro degli Estero non è proprio abituato a rispondere a domande vere e non preconfezionate.
Il punto vero è che in Italia certe domande non vengono nemmeno poste.
Ve lo ricordate il pietoso monologo di Berlusconi sullo scomparso Enzo Biagi "mi sono battuto perché Biagi non lasciasse la televisione" in cui zerbino Riotta non interruppe il monologo del padrone?
Se questo è il genere di spazzatura che gli italiani si devono bere ogni giorno, allora non è poi sorprendente il degrado morale e, di conseguenza, materiale in cui il paese imperversa.
Solo una informazione libera può attivamente partecipare alla creazione di un paese efficiente e sano ove le malefatte di governanti e dirigenti di livello vengano puntualmente portate all'attenzione dell'opinione pubblica.
L'informazione dovrebbe controllare non obbedire.
Ma questo il signor Frattini evidentemente non lo sa.

domenica 10 agosto 2008

Per la serie "a volte ritornano": La spazzatura che resiste nonostante le balle di Berlusconi

Mi scrive la cara Anna da Aversa mandandomi alcune foto prese l'8 agosto 2008 in giro per il centro della città.
Aversa è una bella cittadina in provincia di Caserta, sindaco Domenico Ciaramella del Centro-destra al secondo mandato. Il centro-città dista soltanto 20 km dal centro di Napoli, quindi soltanto circa 10 minuti in auto dal capoluogo partenopeo, eppure le foto che seguono mostrano una situazione spazzatura grave e ben lontana dall'essere risolta.
La foto che segue è stata scattata al Parco Coppola in Viale degli Artisti. Si fa notare che di fronte a questo cumulo di spazzatura c'è la Caserma dei Carabinieri di Aversa.



La seconda foto mostra ancora Parco Coppola dal lato di Piazza Bernini. "Qui a qualsiasi ora del giorno vengono buttati, anzi sarebbe meglio dire lanciati, sacchetti di spazzatura e altro... senza nessun controllo."



La terza foto mostra Via Vito di Jasi. "Accanto c'è una clinica (clinica San Paolo). Questa è la strada principale di Aversa. È la strada che poi ti porta al centro. Questo è solo uno dei tanti cumuli che ci sono lungo il percorso."



Cara Anna, avendo tu scattato le foto a pochi minuti di distanza, è chiaro che non sei dovuta andare tanto lontana a immortalare i tuoi cumuli, che in ogni caso dici essere numerosi per le vie. Cumuli accanto alle stazioni dei Carabinieri, cumuli agli ingressi delle cliniche!
Questo non fa altro che confermare che il comunicato del governo secondo cui l'emergenza spazzatura sarebbe finita non è stato altro che la solita operazione di facciata.
Ma noi non ci siamo cascati.
Spero che foto come queste ed altre siano riprese da altri bloggers e fatte girare il più possibile.

sabato 9 agosto 2008

Berlusconi ridicolizzato dai cronisti americani in occasione della cerimonia dei giochi


Pubblico senza commento il seguente articolo tratto dal sito online del Corriere della sera.
E fortunatamente gli USA sono amici dell'Italia!

"Troppo anziano per andare a Pechino - Non sono stati risparmiati neanche gli atleti italiani: mostrati per pochi secondi come quelli del Mali e Gabon"

New YorkItalia che conta poco, Italia da barzelletta. E’ questa l’immagine che milioni di americani hanno ricevuto venerdì sera nel guardare la cerimonia d'apertura dei Giochi di Pechino, trasmessa durante il prime time, - con una differita di ben 12 ore - dalla NBC. Che ha sborsato 894 milioni di dollari per ottenere i diritti in esclusiva per gli Stati Uniti. Quando, verso la fine dello show, i riflettori sono toccati all’Italia, il tono dei due presentatori Bob Costas e Matt Lauer è passato dal serio al faceto. «Il primo ministro italiano Silvio Berlusconi ha rinunciato ad essere qui stasera insieme agli oltre 80 capi di stato», hanno spiegato ridacchiando i due mezzibusti della NBC, «Perché a Pechino fa caldo. Troppo caldo per lui». Dopo aver ironizzato sull’immensa fortuna di Berlusconi («il più ricco magnate italiano dei media che è anche primo ministro del Paese»), e sulla sua età («a 72 anni è troppo anziano per un viaggio del genere»), i due presentatori hanno concluso spiegando ai telespettatori che «se sei ricco e potente come lui, puoi permetterti di startene a casa a guardare la cerimonia. Comodamente seduto davanti alla tv».

Il tono da sfottò nei confronti del leader italiano era in netto contrasto con quello, serio e rispettoso, riservato agli altri leader presenti sul palco dei Vip – dal presidente francese Sarkozy a quello americano George W. Bush. Ma lo schiaffo in faccia all’Italia non ha risparmiato neppure gli atleti italiani, che sono stati mostrati per pochi secondi, alla stregua delle mini-delegazioni di paesi in via di sviluppo come Mali e Gabon, e al contrario di quelle di altri paesi europei quali Spagna, Germania, Inghilterra e Francia, cui Lauer e Costas hanno dedicato dettagliati ritratti, in elogio ai passati record dei loro atleti. Perché questo doppio binario? Perché umiliare così l’Italia? Che cosa hanno pensato milioni di italo-americani che hanno seguito la cerimonia da casa? Non è la prima volta che la NBC finisce nel mirino durante l’olimpiade. Due anni fa il network era stato criticato dal quotidiano Usa Today perché, durante le dirette da Torino per le Olimpiadi invernali, si era rifiutato di menzionare la storia della Sacra Sindone, finita su tutti i giornali Usa. «Vogliamo tenere la religione fuori dai giochi», si era giustificato allora un portavoce.

Alessandra Farkas

sabato 26 luglio 2008

Le prove d'inciucio tra Berlusconi e Veltroni datano al 1985. Ecco il libro che svela i fatti dimenticati

Dal blog di Michael Mass segnalo il seguente interessante post. Abbiamo già recensito l'interessante libro di Michele de Lucia già il 14 Luglio, tuttavia penso che rinfrescare le idee non faccia proprio male.

"Vi segnalo un libro molto interessante che ci svela i retroscena dell'attuale inciucio PD-Pdl. Un inciucio che nasce fra il 1984 ed il 1986.
Fin dal 1990 anno in cui scoppiò "Mani Pulite" si iniziò a vociare senza successo di finanziamenti arrivati al PCI dall'URSS.
Fu sopratutto Silvio Berlusconi dopo essere diventato nel 1994 Presidente nel Consiglio a calcare la mano su questa storia ed ora grazie a questo libro sappiamo perché faceva certe affermazioni.
Perché sapeva! Perché anche lui finanziava il PCI in cambio di voti favorevoli in Parlamento ai decreti Craxi pro-Mediaset.
Pare facesse pure da tramite fra il PCI e il Cremlino: chissà che la sua amicizia con Putin non abbia origine proprio in quegli anni.
Ora mi si spiega non solo l'atteggiamento masochistico di una certa sinistra ma anche il buon rapporto Berlusconi-Putin.
Perché quel rapporto è anomalo: un liberista o sedicente tale che dialoga con un post-comunista nemmeno tanto post non è normale, specialmente se non fa lo stesso con i post-comunisti di casa sua.
C'è un filo conduttore che unisce Berlusconi-Craxi e il PCI: Mediaset. Berlusconi li sfrutta entrambi a suo piacimento ma poi li scarica. L'amicizia (finta) con Craxi viene buttata via quando questi è coinvolto in Mani Pulite e fugge ad Hammamet mentre i comunisti vengono denigrati a partire dal 1994 quando si ritrovano a fare opposizione parlamentare al Cav.
È qui si spiega la paura che ha Berlusconi dei comunisti, quelli veri che nel 1988 vanno per conto proprio dissentendo da Occhetto e il nascente Pdl progenitore dei DS poi PD. Non è una paura politica ma di quanto essi sanno. E per ora non dicono".

Caro Michael, non penso che siano mai stati dimostrati dei finanziamenti illeciti od occulti al PCI di allora da parte di Berlusconi. Io penso semplicemente che il punto d'incontro tra Berlusconi e Veltroni, ed in particolare la corrente migliorista del PCI guidata da, udite udite, un certo Napolitano, sia stato allora il patto sul sistema radiotelevisivo che vedeva il via libera a Berlusconi in cambio di Rai3 al PCI. Patto nato nella regia dell'interessato Craxi e della collusa sinistra DC.
Mi pare che, anche senza supporre finanziamenti illeciti da parte di Berlusconi, la cosa sia comunque grave, anche considerando che l'allora creato sbilanciamento del sistema nazionale radiotelevisivo condusse al corrotto e monopolistico sistema che oggi tutti noi vediamo.
Fu quello l'inizio della deriva antidemocratica del paese.
Inoltre le convergenze di Berlusconi con praticamente tutti i potenti di allora gettano ampia luce sull'uomo Berlusconi, oggi a parole sempre pronto a sostenere la bandiera dell'anticomunismo di facciata ma, nel fatto concreto, poi sempre pronto a dialogare con chiunque lo aiuti a raggiungere i suoi fini personali.
E noi guardiamo a Dell'Utri, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, ma premiato con il seggio parlamentare, pensiamo al suo vecchio fattore Mangano e al nugolo di picciotti siciliani che compongono il suo staff e rabbrividiamo.

"Le orde barbariche arrivano!" Il governo proclama l'emergenza nazionale. Dobbiamo ridere o piangere?


La commedia all'italiana sull'immigrazione si arricchisce di una nuova giocosa puntata.
Il Consiglio dei ministri ha infatti posto venerdì scorso lo stato di emergenza nazionale per l'immigrazione accogliendo una richiesta del Ministero per gli interni.
In realtà niente di cui meravigliarsi.
Ritorniamo sempre alla solita politica urlata dei titoloni televisivi senza sostanza dietro. La notizia conta, non il provvedimento vero e proprio.
"Nuovo sbarco di visigoti bloccati alle porte di Roma. Un manipolo di carabinieri bloccava eroicamente l'invasione" A quando, caro Umilio Fido?
Così mentre da un lato si grida alla nuova invasione barbarica, dall'altro si tolgono soldi a forze dell'ordine, magistratura ed esercito, come recita l'ultimo decreto-legge per lo sviluppo economico - proprio così l'hanno chiamato, ohibò.
Si estende il patteggiamento per i processi in corso e già finiti, in modo che nessun condannato per una pena al di sotto dei 7 anni e mezzo possa, anche per effetto dell'indulto, mai finire in carcere; a proposito, entrambi provvedimenti varati pro amico suo, il patteggiamento allargato pro Mills e l'indulto pro Previti.
Come fidarsi di chi con l'indulto ha rimesso nelle strade italiane 26 mila criminali comuni? E tutto per togliere un amico di famiglia dagli arresti domiciliari?
Così, se emergenza nazionale è, come si pensa di combatterla? A colpi di penna o ti titoli di giornale? Forse assoldando le Strurmtruppen di Bonvi?
Per non parlare del taglio alla scuola ed all'Università - riduzione di oltre 100 mila insegnanti - che non viene certo incontro ad un paese che per effetto della forte dell'immigrazione sta aumentando consistentemente il numero dei propri abitanti e quindi dei giovani in età di apprendimento.
Quindi risposte per il corto e per il lungo periodo non efficaci ma beffarde di fronte a questa improrogabile questione dell'immigrazione.
Di fronte alla bancarotta statale che viene per effetto di un debito pubblico in continuo aumento ed ad una economia in rallentamento, i partiti di Centro-destra, dopo avere usato il "fattore paura" per vincere, ora mettono già le mani avanti; così quando gli italiani, guardandosi attorno, vedranno che nulla è cambiato, a loro potranno dire "ma noi avevamo posto addirittura lo stato di emergenza nazionale". Pronti a scaricare le colpe sulle toghe rosse bolsceviche, inspiegabilmente riluttanti ad incarcerare l' invasore barbaro.
Peccato che le toghe scarlatte debbano solo applicare la legge. Il vero criminale è il legislatore.
La vera emergenza nazionale è questo governo di attori di secondo livello.
Ma le bugie hanno le gambe corte, come quelle del Puparo.
Mi auguro proprio che gli elettori di Centro-destra non siano così fessi.

martedì 8 luglio 2008

Riflessioni sull'8 luglio: Superiamo la contrapposizione tra destra e sinistra per arrivare ad una sintesi nuova


Tutto sommato sono positive le impressioni che mi restano dalla visione in diretta televisiva della manifestazione dell'8 luglio a Roma.
Una manifestazione di grande valore democratico e finalmente di grande impatto mediatico. Ma, secondo me, anche intrisa di una forte valenza simbolica perché mostra come, quando lo desiderino, destra e sinistra possano trovare un fronte comune di azione su temi fondamentali che toccano la cittadinanza da vicino.
Perché le questioni morale e legalitaria non debbono essere temi unicamente appannaggio della destra o della sinistra, ed infatti nessuno se ne dovrebbe richiamare a se la paternità o il diritto esclusivo, quanto piuttosto della comunità nella sua interezza e trasversalità. La comunità che, in parte, abbiamo appunto visto in Piazza Navona.
Certo i toni polemici ed aggressivi non sono mancati, sia contro la maggioranza di governo che contro l'opposizione - che non si oppone. Erano da prevedersi. Soprattutto le goliardate verso il Presidente del Consiglio, certi ministri ad personam e la Mara Nazionale, dopo una settimana di intercettazioni vere o fasulle, erano da mettere in conto.
Tuttavia giudico veramente inopportuni taluni toni fortemente intolleranti ed aggressivi nei confronti della Chiesa (nel bene e nel male un istituto amato dalla maggioranza dgli italiani) e del centro-destra tout court (anche quello non berlusconiano) da parte di certa sinistra faziosa e a mio modo di vedere non ancora matura. Che la batosta elettorale non sia stata ancora assimilata?
Comunque toni, a mio parere, inspiegabili in quanto fuori dello spirito bipartisan e festosamente trasversale della manifestazione.
Perchè attaccare la Chiesa, come ha fatto Sabrina Guzzanti, ponendola nel vasto calderone dei nemici comuni da affrontare, non fa altro che spingere la stessa e il vasto elettorato cattolico verso il centro-destra di governo, come se i nemici da affrontare non bastassero e ne servissero di nuovi.
Secondariamente, definire il governo Berlusconi IV un rappresentante esplicito di un certo nuovo "fascismo" non solo è antistorico e quindi falso, ma solleva una barricata altissima attorno a quella destra sociale e di valori che sta cercando di emergere dalle macerie che il berlusconismo ha seminato nel folto campo del centro-destra italiano.
L'ex-piduista Berlusconi, lo si comprenda finalmente, non rappresenta infatti né destra né centro-destra, ma un comitato di affari autoreferenziale ed eversivo che poco ha a che vedere con le categorie classiche della politica. Quindi non faccia l'errore anche la sinistra di credere alla balla del Berlusconi anti-comunista, dopo che la balla stessa ha mietuto così tante vittime inconsapevoli già nel centro-destra. Si ricordi la sinistra piuttosto del Berlusconi (ex)massone ed amico dei Dell'Utri.
L'avversario comune richiede una comunione di intenti ed uno sforzo delle parti politiche sane unitario e determinato. E per questo a poco giovano le barricate ideali e le fallaci contrapposizioni ideologiche che solo giovano al regime, così bravo ed esperto nel manovrare le masse le une contro le altre in nome di falsi principii e di standardizzate contrapposizioni.

domenica 6 luglio 2008

Intercettazioni roventi: Chi ricatta il Cavaliere?

È da una settimana circa che circolano voci consistenti di intercettazioni caldissime che riguarderebbero il nostro sempre attivo Presidente del Consiglio Berlusconi e le sue tanto amate badanti, due delle quali di governo, ma anche attricette e parlamentari PD(l) qualunque.
Intercettate le ministre badanti, una la Carfagna, sull'altra accetto scommesse, nell'intento di dare consigli una all'altra su come dileziare efficacemente l'affaticato Premier, ed intercettazioni di Berlusconi con Confalonieri in cui viene sostenuto il punto di vista del nostro eroe. Par condicio quindi.
Mannaggia, sembra che tutti le abbiano lette in Transatlantico, o questa è per lo meno l'impressione che dobbiamo desumere dalle illazioni di Massimo Donadi dell'IdV, ma noi dobbiamo ancora attendere!
Come mai non sono state ancora pubblicate? Dove sono queste intercettazioni?
La spiegazione ufficiale è che le testate in possesso di esse, Corriere e Gruppo Repubblica-Espresso, vi abbiano rinunciato dopo avere consultato i propri legali.
Ma siamo sicuri che lo farebbero, ora?
Certo è che le intercettazioni sono un'arma potente nelle mani della politica, ed in particolare dell'opposizione. E la mancata partecipazione di Berlusconi a Matrix di giovedi scorso ed il passo indietro sul decreto legge intercettazioni venerdi suggerisce che qualcosa sia veramente successo dietro le quinte.
Bruciare le intercettazioni hard del Presidente del Consiglio dandole ora in pasto al pubblico rischierebbe di dare il destro a Berlusconi per un nuovo attacco disperato verso il mezzo delle intercettazioni e porterebbe a casa un risultato minimo. D'altra parte, davanti alle battaglie parlamentari che vengono, una spada di Damocle costante sulla testa del nostro focoso Premier può sempre fare comodo.
L'occasione grande un giorno si presenterà.
Quindi ci dispiace, ma la signora Veronica Lario dovrà aspettare ancora per sapere tutti i particolari delle corna.

martedì 1 luglio 2008

Tutto in mese

Segue quest'oggi un altro brillantissimo contributo dal blog di Benny Calasanzio.

"Mai visto un innocente darsi così tanto da fare per farla franca" diceva qualche anno fa il filosofo Luttazzi. Mai vista così tanta gente mettere da parte tutto e dedicarsi anima e corpo per 30 giorni col fine unico di salvare un singolo multiprescritto dalla Giustizia. E' una squadra che funziona meglio dei pompieri. Già all'indomani delle elezioni, al primo squillo del nuovo premier, tutti pronti per la nuova missione, con tuta ignifuga ed estintori alla schiuma espansa antigiudice.
E' da questa azione corale che nel giro di un mese è partita una campagna di sterminio del sistema penale, della Costituzione, senza che nessuna delle bambole gonfiabili dell'opposizione facessero qualcosa. Solo Di Pietro ha avuto il coraggio di chiamare per nome Berlusconi, che infatti non ha replicato: "magnaccia". Si dice abbia risposto sovrappensiero "si Tonino dimmi...". Nel giro di un mese hanno infilato tre goal, ancora da convalidare, che stenderebbero pure la Spagna di Aragones. Bisogna dare atto però al porta borse di Berlusconi, Angelino Alfano, e al sicario morale, Niccolò Ghedini, che di fantasia ne hanno avuta.

Partiamo dall'inizio. Inserire nel "pacchetto sicurezza", che magari uno sprovveduto pensa sia una cosa seria, una norma che bloccasse i processi per i reati commessi fino al giugno 2002, è stato un colpo di classe. Con la sicurezza non c'entra nulla, ma pare che la corruzione dell'avvocato Mills, da parte dello staff di Berlusconi sia stata perpetuata proprio in quel periodo. Anzi, dopo questa legge, è la conferma per gli inquirenti, smettete pure di indagare, ha confessato. Si calcola che verranno stoppati circa 100 mila processi. Centomila processi, centomila procedimenti per fermarne uno. Naturalmente il testo di questa barzelletta viola abbondantemente l'Articolo 111 della Costituzione (che pare essere ancora in vigore, almeno per qualche altra settimana), riguardo alla ragionevole durata del processo, e l'Articolo 3, sul principio dell'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. La norma sospende i processi per i reati con pene fino a dieci anni di reclusione. Che sono il 95% dei reati. Capite che buco stanno facendo per far passare il piccolo sorcio Berlusconi? Perfino il Csm ha detto, dopo aver chiesto scusa e sottovoce, che questa norma è palesemente anticostituzionale, e se lo dice il Csm, vuol dire che il buco è proprio grosso.
Passiamo al secondo goal, sempre ad opera dei due delegati del re. Limitare le intercettazioni. Qui nessuno scandalo. Lo aveva scritto nel suo programma elettorale: "limitazione dell’uso delle intercettazioni telefoniche e ambientali al contrasto dei reati più gravi; divieto della diffusione e della pubblicazione delle intercettazioni telefoniche ed ambientali, con pesanti sanzioni a carico di tutti coloro che concorrono alla diffusione e pubblicazione". Detto fatto: carcere ai giornalisti, multe agli editori che le pubblicheranno; tutto inutile visto che la magistratura non potrà più farle, le intercettazioni, escluse per quei cinque-sei reati lasciati per scenografia.
Non c'eravamo ancora ripresi dal terribile uno-due di regime, che ci arriva un gancio destro da frattura della mandibola: immunità per le quattro alte cariche dello Stato, "a garanzia della governabilità del paese". Anche qui, c'era una volta l'Articolo 3 della Costituzione che recitava: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali [...]”. Nel 2004 la Consulta bocciò un Ddl uguale a questo. Solo un bambino turbato e prepotente poteva pensare una simile porcata: i processi attivati contro una delle quattro alte cariche dello Stato dovranno essere sospesi automaticamente per riprendere a fine mandato, senza possibilità di nuova sospensione nel caso di rielezione dell'indagato alla stessa carica. E se l'indagato fosse eletto ad un'altra carica? La cosa più aberrante di tutte, è che questa immunità non è limitata ai reati perpetrati nell'esercizio delle funzioni parlamentari, che sarebbe già odiosa di per sé, ma a tutti i reati. Anche quelli colti nella flagranza. Se Berlusconi mi uccide, e lo fa in diretta televisiva, io muoio, se mi spara bene, e lui torna a Palazzo Chigi. Speriamo sbagli mira.


P.S. Vi ricordate alla vigilia delle elezioni quando Cristo Silvio Salvatore parlava della cordata italiana per salvare Alitalia? Praticamente aspettavamo solo di conoscere i nomi e l'offerta. Poi si scoprì che non c'era cordata nè corde, ma solo un bluff, uno di quelli a cui ci ha abituato il figlio del riciclatore di soldi mafiosi. Air France aveva presentato un programma di "salvataggio" in cui si prevedevano 2000 licenziamenti. "Inaudito" tuonarono gli alleati del figlio del ricilatore dei soldi mafiosi. Morale della favola: sparita Air France, sparita la cordata, nel nuovo piano per salvare Alitalia sono previsti 4000 licenziamenti. Ad maiora.

Benny Calasanzio Borsellino

venerdì 27 giugno 2008

Il diritto di sapere

Oggi, venerdì 27 giugno, il settimanale L'Espresso pubblica il testo di una conversazione telefonica tra Silvio Berlusconi e il direttore di "Rai Fiction" Agostino Saccà avvenuta il 12 settembre 2007. Nella seconda parte della conversazione, pubblicata dal settimanale in edicola e sul sito internet, il Cavaliere parla dell'attrice Antonella Troise.
Dapprima mi era sembrato non corretto pubblicare il testo di questa intercettazione, non potendovi riscontrare alcuna rilevanza penale in essa.
Ma un altro genere di considerazioni, e cioè la valenza morale della stessa mi spinge ora a mostrarne il testo anche su questo blog:

Ber: Punto secondo, quella pazza della Antonella Troise...
Sac: Sì.
Ber: Si è messa in testa che io la odio...
Sac: Sì.
Ber: Che io ho bloccato la sua carriera artistica..
S
ac: Ma...
Ber: È andata a dire delle cose pazzesche in giro... Ti chiedo questa cortesia, di farle una telefonata...
Sac: La chiamo...
B
er: E di dire: guarda che e, e, e... fissare un appuntamento, non lo so, dire che c'è qualche cosa, e di dire che io ti ho tolto la tranquillità perché sono un po' di settimane che continuo a dirti: io devo far lavorare la Troise...
S
ac: Va bene, la chiamo, la convoco...
B
er: Scusa, dille, sottolinea il mio ruolo attivo...
S
ac: Va bene.
Ber: Perché io continuo a dirglielo, ma lei dice pensa che io le sia di ostacolo addirittura, che è una cosa folle, io non sono mai stato di ostacolo a nessuno in vita mia in nessun campo... va bene, però è pazza e, quindi...
S
ac: Sì.
B
er: Fammi questa cortesia perché sta diventando pericolosa.
S
ac: Va bene...

Il punto a cui volevo arrivare è che non sta scritto da nessuna parte che i cittadini debbano venire a conoscenza dei soli fatti che hanno una rilevanza penale, e che sarebbe utile e, secondo me, anche auspicabile che anche semplicemente fatti moralmente rilevanti vengano portati a conoscenza della cittadinanza.
Questo in modo che sia possibile il controllo democratico della classe dirigente, concetto ben radicato nei lontani Stati Uniti, ove una limitazione della libertà di stampa come quella allo studio del Parlamento italiano sarebbe impensabile.
In poche parole, non è forse interesse dei cittadini venire a conoscenza anche di particolari moralmente rilevanti come quelli per esempio contenuti nell'intercettazione sopra pubblicata? Non è interesse del cittadino sapere quale possa essere la natura del Berlusconi vero fuori della artificiosità delle comunicazioni televisive preconfezionate?
Non coincide in questo caso il diritto di sapere con l'interesse della Nazione?
Non possiamo noi, popolo italiano, pretendere dai nostri dipendenti, la classe politica, che la loro vita privata sia, come quella pubblica, limpida e trasparente come il vetro?
Sempre partendo dalla supposizione che il fine della classe politica sia quello di servire il popolo, e non viceversa.
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