"Non importa dove si nasce se si combatte per le stesse idee e si crede nelle stesse cose."
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lunedì 28 luglio 2008

E chi l'avrebbe mai dato un posto di lavoro fisso ad un precario così?


Di fronte al nuovo importante e sacrosanto provvedimento preso dal governo in tema di precariato Oltreconfineonline si unisce alla nota di protesta governativa ritenendo vacue ed insignificanti le critiche dei sindacati rossi e politicizzati il cui unico scopo è quello di destabilizzare il paese sovvertendo l'esito democratico del voto.
Voci di corridoio sembrano riportare che il governo ha dato incarico ai servizi di ricercare le assolutamente certe connessioni trasversali con le note toghe bolsceviche.
Il maggiordomo di Arcore G.F. (preferisce restare incognito) riporta che anzi mai prima d'ora un governo aveva dato lavoro a tanti precari che altrimenti sarebbero stati difficilmente inseribili nella società civile come Mr. Been G. (vedi manifesto a lato) e soprattutto tante simpatiche precarie come Troise, Elena Russo e per ultimo Carfagna e Gelmini.
Per questo il sito di Oltreconfineonline riconferma immutata fedeltà nell'operato illuminato del governo e ancora una volta urla "obbedisco!".

domenica 8 giugno 2008

I lavori di demolizione (dello stato sociale) procedono

Le nuove prese di posizione del Ministro del Welfare Maurizio Sacconi, intervenuto al convegno dei Giovani imprenditori di Santa Margherita Ligure, non mi sorprendono più tanto.
Infatti conoscevo già il Ministro Sacconi come fautore delle proposte di aumento della produttività del lavoro (di detassazione degli straordinari e dei premi aziendali) in accoglimento di richieste fatte al Governo da Confindustria.
Ora è arrivato il momento della deregolamentazione. "
Vogliamo deregolare tutto ciò che attiene alla flessibilità dell'orario di lavoro, come il contratto di part-time che è stato irrigidito". L'obiettivo è quello di "liberare il lavoro" rimuovendo i vincoli che "complicano e inibiscono i rapporti di lavoro". Ebbene, suonano ironiche e beffarde queste frasi nel paese con la più elevata percentuale di precari in Europa, in cui le garanzie per i giovani assunti a tempo sono flebili come non mai, se pure riescono a trovarlo infine un lavoro decente, speranza vana.
Accanto al cancro del precariato il lavoratore conosce la gravità del problema della sicurezza sul lavoro. Anche su questo tema arrivano le soluzioni definitive del prode Ministro: La scrittura di un Testo unico sulla sicurezza che "non può essere sostenuto da odiosi incrementi degli adempimenti formali e da sanzioni spropositate". Sanzioni spropositate? Con quale coraggio si osa parlare di "sanzioni spropositate" davanti ad una carneficina di circa 1500 martiri del lavoro ogni anno, mentre le pene inflitte non sono minimamente commisurate all'immensa tragedia della perdita di un familiare? Come il caso di Andrea, morto a 23 anni con il cranio schiacciato da una macchina non conforme ai requisiti di sicurezza cui era stato disattivato l'unico sistema di sicurezza per velocizzare la produzione. Tutto il processo si è risolto in pochi minuti. Gli imputati hanno chiesto il patteggiamento e il PM Bartolozzi ha ritenuto congrua la pena di otto mesi di condizionale per entrambi gli imputati. Questo il valore della vita di Andrea: otto mesi con la condizionale. Il PM non ha fatto altro che applicare la legge.
Eppure la famiglia di Andrea è stata fortunata perché almeno il processo è stato tenuto rapidamente. Infatti sono 150 mila i processi che ogni anno vanno in prescrizione secondo i dati del Ministero della Giustizia.
Resta quindi da chiedersi come mai il Governo giudichi le relative sanzioni come "spropositate". Perché non si chiede piuttosto come mai un numero così elevato di processi finisce in prescrizione? Forse, suggerisco io, perché il Governo si atteggia a rappresentare il solo punto di vista dei poteri forti, e con esso la sola e unica leva della massimizzazione dei profitti; ed otto mesi con la condizionale possono ben valere il rischio. Non solo, ma sembra che il Governo voglia modificare il provvedimento, in modo da alleggerire ulteriormente il già inesistente sistema sanzionatorio: "Metteremo mano al Testo unico perchè sanzioni sproporzionate distolgono l'attenzione delle imprese dallo sforzo di aumentare la sicurezza, spingendole ad adempiere a comportamenti formalistici per evitare le sanzioni".
Insomma un Ministro ed un Governo con un orecchio teso preferenzialmente ai poteri forti ed al grande Capitale; un Ministro che agita fumose promesse di partecipazione dei lavoratori ai profitti aziendali (ma, si badi bene, non alla guida aziendale) e che d'altra parte continua a muoversi in direzione dell'alleggerimento della residua impalcatura sociale a loro tutela.
Insomma l'azione di questo Governo in tema di lavoro non poteva esordire in una maniera peggiore.

venerdì 6 giugno 2008

C'è qualcosa di nuovo nell' aria... anzi di antico.

Partecipazione dei lavoratori agli utili d’impresa. Il Ministro del Welfare Sacconi accoglie il suggerimento di Benito Mussolini.
“Quello che conta – dice ora il Ministro del Welfare Sacconi - e’ sviluppare il modello collaborativo e all’interno di esso sviluppare l’idea che i lavoratori oltre che partecipare ai profili negativi del rischio d’impresa, possano partecipare anche a quelli positivi dello stesso rischio. E quindi, in prospettiva, partecipare sempre di più agli utili d’impresa”. Al Ministro Sacconi chiediamo da dove gli sia venuta questa splendida ed originalissima idea.

A questo punto un po' di sana storia...
Durante la RSI fu emanato un decreto che prevedeva la socializzazione delle imprese. E' stato questo, sostanzialmente, il messaggio che Mussolini ha affidato al futuro. E' un messaggio in perfetta armonia con la Dottrina Sociale Cattolica, che è e resterà sempre radicalmente avversa sia al capitalismo sia al social-capitalismo. In quest'ultimo messaggio mussoliniano di esaltazione del lavoro noi ravvediamo qualcosa di profetico.
Sin dalla seduta del Consiglio dei Ministri del 27 Settembre 1943 (quindi a pochissimi giorni dalla sua liberazione), Mussolini fra l'altro dichiarava che "la Repubblica avrebbe avuto un pronunciatissimo contenuto sociale” e il 29 settembre ancor più esplicitamente: “(la Repubblica Sociale Italiana avrebbe avuto) un carattere nettamente socialista stabilendo una larga socializzazione delle aziende e l'autogoverno degli operai”.
La Socializzazione era uno strumento per una più ampia trasformazione dello Stato così come era nel pensiero fascista: socializzare l'economia per socializzare lo Stato.
Ecco allora prender forma la dottrina della società come era intravista da Saint Simon, da Owen, da Mazzini, concezioni vilipese dal Bolscevismo ma ben focalizzate dal "socialismo effettuabile" di Mussolini, riportate nel "Manifesto di Verona" e ufficializzate nella dichiarazione programmatica del 13 gennaio 1944 e nel decreto legislativo dell'11 febbraio seguente.
Purtroppo questo progetto non si è avverato. Gli italiani hanno dimenticato quella che costituiva la più originale, la più innovatrice proposta della loro storia recente. L’hanno dimenticata quelli stessi che si sono considerati gli epigoni dell'idea del Fascismo e della Repubblica Sociale.
Per motivi di spazio citiamo gli articoli essenziali che da soli caratterizzano lo spirito di base del "Manifesto di Verona":
Art. 9) base della Repubblica Sociale Italiana e suo soggetto primario è il lavoro, manuale, tecnico, intellettuale, in ogni sua manifestazione;
Art. 10) la proprietà privata, frutto del lavoro e del risparmio individuale, integrazione della personalità umana, è garantita dallo Stato. Essa però non deve diventare disintegratrice della personalità fisica e morale di altri uomini, attraverso lo sfruttamento del loro lavoro;
Art. 12) in ogni azienda (industriale, privata, parastatale, statale), le rappresentanze dei tecnici e degli operai coopereranno intimamente - attraverso una conoscenza diretta della gestione dell'equa ripartizione degli utili tra il fondo e la riserva, il frutto del capitale azionario e la partecipazione agli utili stessi da parte dei lavoratori.
Da queste pagine chiediamo che nelle scuole si faccia finalmente Revisionismo storico su quello che il movimento fascista fu veramente, al di là dei fenomeni dello squadrismo e delle leggi razziali.
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