"Non importa dove si nasce se si combatte per le stesse idee e si crede nelle stesse cose."
Paolo Borsellino

chi voteresti alle politiche ora?

soddisfatto del governo Berlusconi?

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venerdì 5 settembre 2008

Ho sempre votato la CdL fino al 2006, ma ora ho aperto gli occhi e critico Berlusconi: sono diventato un comunista anch'io!


Quest'oggi vi voglio postare due commenti (semicomici) che sono stati lasciati da un anonimo templare di Arcore su Wikio al pezzo di Oltreconfineonline "Non disturbate Don Silvio! Ad Arcore si lavora senza sosta per noi!".
Anch'io assurto al ruolo di nemico catto-comunista dello stato assieme a Famiglia Cristiana?

"poveri comunisti...
... siete oramai alla frutta! Come rosicate che al governo ci sia Silvio. Noi ti chiediamo un favore, grande Silvio... dopo aver fatto il miracolo cacciando via i comunisti dal Parlamento, falli sparire anche dai siti web come questo, dove le maldicenze su di te pullulano come funghi marci e dove i comunisti si riproducono come topi di fogna. Ti preghiamo, salvaci!"
Anonimo (berluscones)

Ma il berluscones non è soddisfatto. Tre minuti dopo parte con il colpo di grazia, il seguente fendente mortale:

"vi rode, eh comunisti!?...
che ci sia al governo Silvio? Rosicate, rosicate. Silvio, oltre al miracolo di aver spazzato via i comunisti dal Parlamento, falli sparire anche dai siti web come questo. Da tutte le menzogne che spuntano come funghi e da tutti i topi di fogna che si riproducono, ti preghiamo... liberaci dal male!"
Anonimo (berluscones) ci riprova...

Ma io chi sono?
Dopo avere creduto ciecamente alle balle dell'ingresso in campo del Messia nel '94 ho sempre votato per la CdL fino al 2006 (compreso). Per una volta alle regionali pure per la famosa soubrette nipotina del Duce, ora in piccionaia alla Camera con la tessera del PdL. Alle ultime politiche del 2008 per la Destra di Storace - perché sapevo che i miei due voti non si sarebbero andati a sommare a quelli del PdL.
Mi definisco un conservatore liberale.
Ma pronto a discutere con qualunque italiano onesto, ovviamente anche con chi si definisce "comunista", su qualsivoglia tema importante per la Nazione come PACS, immigrazione, prostituzione, regole, giustizia. Senza pregiudiziali alcune.
Il liberalismo lo vivo ogni giorno di persona nel posto di lavoro. Nella forza di una società moderna (quella tedesca) che si sviluppa ad un grado elevatissimo grazie ad una mirabile sinergia tra pubblico e privato, libera iniziativa e stato sociale.
A differenza del signor Berlusconi.
Io non mi sono fatto leggi per fare più affari, per comprare più case, per pagare meno tasse, per togliermi di mezzo tutti i concorrenti della mia impresa. Perché il liberalismo vero vive di regole ma anche stato sociale, informazione e limpidezza nelle azioni. Il liberalismo premia il migliore, non chi versa la mazzetta più elevata o chi ha gli amici più influenti.
Piantiamola con questa truffa del regime che bolla come "comunista" chiunque gli si oppone.
Che i berluscones la smettano una buona volta di dare ascolto solo alle voci del regime come Rete 4 e Libero.

lunedì 1 settembre 2008

Alitalia: il fallimento dell'Italia civile che mostra tutta la ragion d'essere perversa del regime berlusconiano


Nella dramma di questi giorni attorno ad Alitalia riviviamo in diretta un nuovo fallimento dell'Italia civile, prima ancora che il successo personale dell'imbonitore di Arcore.
Le colpe dei sindacati sono state immense.
Ricordo che sono stati i sindacati, e non le balle berlusconiane sulla cordata fantasma, a fare fallire la trattativa del governo Prodi con i francesi che prevedeva meno licenziati e meno patrimonio da liquidare. Insomma meno perdite da porre a carico della comunità.
Ed ora?
Le parole di Colaninno sono state chiare: "non ci potrà essere una normale trattativa con i sindacati, l’alternativa è il fallimento".
Insomma si è voluta giocare la solita partita cieca ed egoistica da parte dei sindacati, ma ora sotto l'occhio relativamente coeso dell'opinione pubblica per via delle condizioni economiche oggettivamente insostenibili per l'azienda, non ci sarà più scelta.
Ciecamente. Perché è stato il sindacato a causare fattivamente la bancarotta dell'azienda mettendo i bastoni fra le ruote davanti alla proposta ragionevole dei francesi e cercando di sfruttare la sortita berlusconiana per trarne il proprio misero vantaggio di parte. Ben sapendo che ogni trimestre passato senza soluzione definita sarebbe costato circa 300 milioni di euro di perdite allo stato in più. Trimestre dopo tirmestre.
Perché in ultima analisi è stato il sindacato a causare le condizioni ultime che tolgono ora al sindacato stesso ogni ulteriore possibilità di manovra. Il sindacato, non le balle di Arcore.
Mettendo ora a Berlusconi la possibilità di mietere una nuova vittoria di immagine, questa volta addirittura internazionale, su un bel piatto d'argento. Proprio come Bassolino fece con il problema spazzatura.
Pensate che Berlusconi si farà sfuggire l'occasione? Io dico di no.
D'altre parte chi altro poteva riuscire a risolvere l'annoso problema Alitalia col classico colpo di scure se non Berlusconi?
Quale altro Presidente del Consiglio poteva decretare l'apertura forzosa delle discariche campane e, se necessario, a colpi di manganellate? Quale altro Presidente del Consiglio poteva fare partire una furibonda campagna ai danni dei "fannulloni" statali per aumentarne la oggettivamente bassa efficienza? Quale altro poteva tagliare i soldi alle forze dell'ordine millantando la prospettiva di avere aumentato la sicurezza del paese?
Poteva l'onesto Prodi in quest'Italia ruffiana e sempre vittima delle solite beghe di cortile? No.
E questo i cosiddetti "salotti buoni" lo sanno. Per questo i salotti buoni appoggiano il baro di Arcore. Perché sanno che è l'unico capace di piegare la partitocrazia parassitaria del paese così come le masse incolte.
Ed eccolo il novello pifferaio magico da Arcore.
E le masse lo seguiranno eccome. Perché le masse fiutano l'uomo che fa. L'uomo che decide come opposto al quaquaraquà partitocratico.
In questo senso forse Berlusconi è proprio l'uomo giusto, oggi, per affrontare la bancarotta di stato che viene.
Ma non rallegriamoci veramente.
Perché il successo di Berlusconi è il fallimento dell'Italia civile e repubblicana.

giovedì 28 agosto 2008

Il regime berlusconiano è mediatico. Esiste un modo per rompere il monopolio della TV nel plasmare ed indottrinare l'opinione pubblica?


Nel corso delle mie consuete sortite per il mondo dei bloggers ed in genere per la rete mi sono imbattuto in un certo numero di post e commenti interessanti.
Vorrei riproporvi un articolo di Umberto Eco del 2004 dal blog Voglio Scendere per introdurre un tema importante: quello del monopolio del mezzo televisivo come mezzo di propaganda e indottrinamento del popolo, vera forza fondante del regime berlusconiano (o veltrusconiano?) dei giorni nostri.
È vero, l'influsso di internet, dei giornali, delle radio è assolutamente marginale oggi. "Dicano quello che vogliono" - sembra essere il motto di Arcore - perché il loro peso sommato è comunque minimale.
Ma allora che fare per controbattere il sistema monopolizzato della TV di regime? Che fare?
Per ora vi lascio la domanda aperta, in attesa di tornarci su in uno dei miei prossimi post. Certo è che noi bloggers dobbiamo trovare il modo di venire fuori da questo mondo digitale incompleto. Perché la società reale è la fuori, la società reale non è qui dentro.
Buona lettura del magnifico, quanto lungo articolo di Umberto Eco.

Le regole del potere nel regime mediatico

Umberto Eco, Repubblica gennaio 2004
"Una settimana fa ricorreva il mio compleanno e, con gli intimi venuti a festeggiarmi, ho rievocato il giorno della mia nascita. Benché dotato di eccellente memoria, quel momento non lo ricordo, ma ho potuto ricostruirlo attraverso i racconti che me ne facevano i miei genitori.
Pare dunque che, quando
il ginecologo mi ha estratto dal ventre di mia madre, fatte tutte le cose che si debbono fare in tali casi, e presentatole il mirabile risultato delle sue doglie, abbia esclamato: "Guardi che occhi, sembra il Duce!". La mia famiglia non era fascista, così come non era antifascista - come tanta della piccola borghesia italiana prendeva la dittatura come un fatto meteorologico, se piove si esce con l'ombrello - ma certamente per un padre e per una madre sentirsi dire che il neonato aveva gli occhi del Duce era una bella emozione.
Ora, fatto scettico dagli
anni, inclino a credere che quel buon ginecologo dicesse la stessa cosa a ogni madre e a ogni padre - e guardandomi nello specchio mi scopro piuttosto simile a un grizzly che non al Duce, ma non importa. I miei erano stati felici di apprendere che assomigliassi al Duce. Mi chiedo che cosa potrebbe dire un ginecologo adulatore oggi a una puerpera. Che il prodotto della sua gestazione assomiglia a Berlusconi? La piomberebbe in uno stato depressivo preoccupante. Per par condicio, assumo che nessun ginecologo sensibile direbbe alla puerpera che suo figlio appare paffuto come Fassino, simpatico come Schifani, bello come La Russa, intelligente come Bossi, o fresco come Prodi. Il ginecologo avveduto direbbe piuttosto che il neonato ha gli occhi penetranti di Bruno Vespa, l'aria arguta di Bonolis, il sorriso di Christian De Sica (e non dirà che è bello come Boldi, spavaldo come Fantozzi, o - trattandosi di femmina - sexy come Sconsolata).
Ogni
epoca ha i suoi miti. L'epoca in cui sono nato aveva come mito l'Uomo di Stato, quella in cui si nasce oggi ha come mito l'Uomo di Televisione. Con la consueta cecità della cultura di sinistra, si è intesa l'affermazione di Berlusconi (che i giornali non li legge nessuno mentre tutti vedono la televisione) come l'ultima delle sue gaffes insultanti. Non lo era, era un atto di arroganza, ma non una stupidaggine. Mettendo insieme tutte le tirature dei giornali italiani si raggiunge una cifra abbastanza derisoria rispetto a quella di coloro che guardano solo la televisione. Calcolando inoltre che solo una parte della stampa italiana conduce ancora una critica del governo in carica, e che l'intera televisione, Rai più Mediaset, è diventata la voce del potere, Berlusconi aveva sacrosantamente ragione. Il problema è controllare la televisione, e i giornali dicano quel che vogliono. Questo è un dato di fatto, ci piaccia o non ci piaccia, e i dati di fatto sono tali proprio perché sono indipendenti dalle nostre preferenze (ti è morto il gatto? è morto, ti piaccia o no). Sono partito da queste premesse per suggerire che nel nostro tempo, se dittatura ha da esserci, deve essere dittatura mediatica e non politica. È quasi cinquant'anni che si scriveva che nel mondo contemporaneo, salvo alcuni remoti Paesi del terzo mondo, per fare un colpo di stato non era più necessario allineare carri armati ma bastava occupare le stazioni radiotelevisive (l'ultimo a non essersene accorto è Bush, leader terzomondista arrivato per sbaglio a governare un Paese ad alto tasso di sviluppo). Ora il teorema è dimostrato. Per cui è sbagliato dire che non si può parlare di "regime" berlusconiano perché la parola "regime" evoca il regime fascista, e il regime in cui viviamo non ha le caratteristiche di quello del ventennio. Un regime è una forma di governo, non necessariamente fascista. Il fascismo metteva i ragazzi (e gli adulti) in divisa, eliminava la libertà di stampa e mandava i dissidenti al confino. Il regime mediatico berlusconiano non è così rozzo e antiquato. Sa che si controlla il consenso controllando i mezzi d'informazione più pervasivi. Per il resto non costa niente permettere a molti giornali (sino a che non li si possano acquistare) di dissentire. A che cosa serve mandare Biagi al confino, per farne magari un eroe? Basta non lasciarlo più parlare alla televisione. La differenza tra un regime "alla fascista" e un regime mediatico è che in un regime alla fascista la gente sapeva che i giornali e la radio comunicavano solo veline governative, e che non si poteva ascoltare Radio Londra, pena la galera. Proprio per questo sotto il fascismo la gente diffidava dei giornali e della radio, ascoltava radio Londra a basso volume, e dava fiducia solo alle notizie che pervenivano per mormorio, bocca bocca, maldicenza. In un regime mediatico dove, diciamo, il dieci per cento della popolazione ha accesso alla stampa di opposizione, e per il resto riceve notizie da una televisione controllata, da un lato vige la persuasione che il dissenso sia accettato ("ci sono giornali che parlano contro il governo, prova ne sia che Berlusconi se ne lamenta sempre, quindi c'è libertà"), dall'altro l'effetto di realtà che la notizia televisiva produce (se ho notizia di un aereo caduto è vera, tanto è vero che vedo i sandali dei morti galleggiare, e non importa se per caso sono i sandali di un disastro precedente, usati come materiale di repertorio), fa sì che si sappia e si creda solo quello che dice la televisione. Una televisione controllata dal potere non deve necessariamente censurare le notizie. Certamente, da parte degli schiavi del potere, appaiono anche tentativi di censura, come il più recente (per fortuna ex post, come dicono quelli che dicono "attimino" e "pole position"), per cui si giudica inammissibile che in una trasmissione televisiva si possa parlare male del capo del governo (dimenticando che in un regime democratico si può e si deve parlare male del capo del governo, altrimenti si è in regime dittatoriale). Ma questi sono solo i casi più visibili (e, se non fossero tragici, risibili). Il problema è che si può instaurare un regime mediatico in positivo, avendo l'aria di dire tutto. Basta sapere come dirlo. Se nessuna televisione dicesse quel che pensa Fassino sulla legge Tale, tra gli spettatori nascerebbe il sospetto che la televisione taccia qualcosa, perché si sa che da qualche parte esiste un'opposizione. La televisione di un regime mediatico usa invece quell'artificio retorico che si chiama "concessione". Facciamo un esempio. Sulla convenienza di tenere un cane ci sono all' incirca cinquanta ragioni pro e cinquanta ragioni contro. Le ragioni pro sono che il cane è il miglior amico dell'uomo, che può abbaiare se vengono i ladri, che sarebbe adorato dai bambini, eccetera. Le ragioni contro sono che bisogna portarlo ogni giorno a fare i suoi bisogni, che costa in cibo e veterinario, che è difficile portarlo con sé in viaggio e così via. Ammesso che si voglia parlare in favore dei cani, l'artificio della concessione è: "È vero che i cani costano, che rappresentano una schiavitù, che non si possono portare i viaggio" (e gli avversari dei cani vengono conquistati dalla nostra onestà), "ma occorre ricordare che sono una bellissima compagnia, adorati dai bambini, attenti contro i ladri eccetera". Questa sarebbe un'argomentazione persuasiva in favore dei cani. Contro i cani si potrebbe concedere che è vero che cani sono una compagnia deliziosa, che sono adorati dei bambini, che ci difendono dai ladri, ma dovrebbe seguire l'argomentazione opposta, che i cani però rappresentano una schiavitù, una spesa, un impaccio per i viaggi.
E questa sarebbe un'argomentazione persuasiva contro i cani.
La televisione procede in questo modo. Se si discute della legge Tale, la si enuncia poi si dà subito la parola all'opposizione, con tutte le sue argomentazioni. Quindi seguono i sostenitori del governo che obiettano alle obiezioni. Il risultato persuasivo è scontato: ha ragione chi parla per ultimo.
Seguite con attenzione tutti i telegiornali, e vedrete che la strategia è questa: mai che dopo l'enunciazione del progetto seguano prima i sostegni governativi e dopo le obiezioni dell'opposizione. Sempre il contrario. Un regime mediatico non ha bisogno di mandare in galera gli oppositori. Li riduce al silenzio, più che con la censura facendo sentire le loro ragioni per prime. Come si reagisce a un regime mediatico, visto che per reagirvi bisognerebbe avere quell'accesso ai media che il regime mediatico appunto controlla? Sino a che l'opposizione, in Italia, non saprà trovare una soluzione a questo problema e continuerà a dilettarsi di contrasti interni, Berlusconi sarà il vincitore, piaccia o non piaccia."

mercoledì 27 agosto 2008

Paolo Papillo, il guastafeste nato della Casta politica. Ce ne fossero mille come lui!


Paolo Papillo.
Chi è costui?
Un semplice camionista precario che nelle ore di pausa si arma di un PC e di un paio di telefoni cellulari per tempestare di domande scomode al regime le emittenti radiotelevisive che consentono la diretta.
Inoltre è un assiduo frequentatore di numerosi blog sulla rete, tanto da venire anche notato da Antonio Di Pietro, che sul suo blog gli ha addirittura dedicato un post.
Insomma un vero rompicoglioni doc per la Casta politica che non ama le domande scomode.
Paolo si dispiace di essere solo e di non potere fare niente altro di più.
Eppure è tantissimo quello che fa.
Caro Paolo, ce ne fossero almeno mille come te in questo paese di menefreghisti e approfittatori!


"E le ferie sono finite, per chi le ha fatte. Io, precario camionista, non so che siano ferie retribuite. Ricomincerò contro la falsa informazione, perché un popolo che non sa è un popolo che non si arrabbia.

Io sono uno e molto non posso fare. Faccio il camionista e parto la notte tra domenica e lunedì e ritorno il venerdì notte casa. Il fine settimana lo dedico alla mia famiglia ed al riposo e qualche volta pure alla politica. Sinceramente mi pesa non poter fare di più specialmente per questo momento drammatico per il nostro paese; un paese che vedo andare alla deriva in mano ad una cosca di affaristi e abitato da una popolazione in gran parte composta da menefreghisti. Ed allora cosa mi sono inventato per cercare di fare sentire la mia voce di dissenso? Con un PC portatile, 4 telefoni cellulari, nelle ore che devo stare fermo con il camion, mando mail e faccio telefonate nelle trasmissioni radiotelevisive che ci consentono di andare in diretta. E lì “grido” tutta la mia rabbia e indignazione. Non è molto quello che faccio ma sempre meglio di nulla. Pensate se fossimo in migliaia a fare la stessa cosa.
Finite le ferie riprenderò la mia battaglia contro la falsa informazione, sperando che qualcuno mi supporti. Stare solo nei blog è come cantarsela e suonarsela da soli, è a quelli che non frequentano la rete che dobbiamo spiegare e fare capire a cosa stiamo andando incontro.

PS: per coordinare questa iniziativa per suggerimenti

Email: maxx113a@yahoo.it, Tel: 3487359240
Paolo Papillo"

Vi presento la web-TV alternativa c6.tv - Boicottiamo la servile TV di regime; andiamo sulla rete per informarci

Vi invito oggi ad andare a esplorare sulla rete la web-TV c6.tv, cui sono stato messo a conoscenza per via della pubblicazione da parte della stessa del nostro post del 17 agosto scorso su Oltreconfineonline "I primi 100 giorni del governo secondo il Financial Times Deutschland [testo tradotto integralmente]".
Per noi che abbiamo indicato il problema principale del paese in una informazione asservita ed al servizio dei principali blocchi di potere economici e politici, questo tentativo non può che fare piacere. Certo i numeri delle web-tv non sono oggi e non saranno per un lungo tempo ancora a venire i numeri della televisione tradizionale in quanto ad ascolti, però un tentativo di costruire una prima consapevole sacca di resistenza al regime deve essere fatto.
Per questo ai bravi gestori del sito va il mio caloroso augurio: bravi ragazzi, continuate così!


giovedì 14 agosto 2008

La rabbia della Casta negli occhi pieni d'odio di Frattini



Paura e odio irriducibile di Casta si leggono negli occhi del Ministro degli esteri Frattini di fronte alle insistenti domande dell'intervistatore della BBC Stephen Sackur.
Che cosa bizzarra una informazione libera eh, caro Frattini?
Purtroppo spezzoni integrali sono solo disponibili in lingua inglese sotto i seguenti links (Frat1 Frat2). Invito chi vuole ad andarseli a vedere.
L'intervistatore incalza su vari temi dall'immigrazione, alla sicurezza, a Bossi, al Trattato di Lisbona. Su varie questioni si può dibattere e Frattini ha il diritto/dovere di rispondere. Sull'immagine dell'Italia paese generalmente razzista si può dibattere; personalmente non sono d'accordo, almeno riferendomi all'italiano medio e confrontandolo col tedesco o l'inglese medio - che io ritengo in genere meno tolleranti. Ma non è quello il punto. Il punto vero è un altro.
Il punto vero è che il nostro Ministro degli Estero non è proprio abituato a rispondere a domande vere e non preconfezionate.
Il punto vero è che in Italia certe domande non vengono nemmeno poste.
Ve lo ricordate il pietoso monologo di Berlusconi sullo scomparso Enzo Biagi "mi sono battuto perché Biagi non lasciasse la televisione" in cui zerbino Riotta non interruppe il monologo del padrone?
Se questo è il genere di spazzatura che gli italiani si devono bere ogni giorno, allora non è poi sorprendente il degrado morale e, di conseguenza, materiale in cui il paese imperversa.
Solo una informazione libera può attivamente partecipare alla creazione di un paese efficiente e sano ove le malefatte di governanti e dirigenti di livello vengano puntualmente portate all'attenzione dell'opinione pubblica.
L'informazione dovrebbe controllare non obbedire.
Ma questo il signor Frattini evidentemente non lo sa.

sabato 2 agosto 2008

L'immortale monnezza napoletana. Sempre li sta. Nonostante i proclami del baro di Arcore.

Riporto il seguente contributo di Giuseppe Rondelli tratto da Napoli blogolandia: "A Napoli i rifiuti si vedono addirittura dal satellite" sull'eterno problema della monnezza napoletana:

"Forse ormai quasi vi da noia parlare sempre dello stesso argomento, ma visto che noi vogliamo bene alla nostra città non possiamo né tacere, né tanto meno chiudere gli occhi e nemmeno chiudere i SATELLITI.
Cosa è successo? Niente di nuovo, sempre la stessa storia. Visto che l’emergenza non è finita ma è INFINITA oggi vi mostriamo la situazione di Fuorigrotta, a Via Cassiodoro, la strada che congiunge Viale Traiano, con Via Terracina e Via Consalvo, in piena pienissima città.
Da sempre ed ancora tutt’oggi ci sono cumuli di rifiuti, gomme, frigoriferi, cucine, mobili, sacchetti, metalli vari, di tutto un po', si parte da sotto il ponte della tangenziale fino ad arrivare allo spiazzo dove c’è la rotonda eccovi il video in Full HD!

Questo video è stato girato oggi pomeriggio 2 Agosto 2008 attorno alle 15:15 circa.
Mentre cercavo la via precisa su Google Maps, mi è venuto in mente di utilizzare la vista Satellite per vedere per curiosità se si vedeva qualcosa… et voilà addirittura i cumuli si vedono dal Satellite!!!
Cosa vuol dire? Vuol dire che di sicuro le mappe vengono aggiornate non di giorno in giorno ma probabilmente a distanza di mesi e siccome a tutt’oggi i cumuli, che come vedete nel video sono anche aumentati, quel materiale sta li da mesi e mesi e niente e nessuno li smuove, nemmeno una magia." Giuseppe Rondelli

Mi piace citare di tanto i tanto i lineamenti dell'odissea napoletana perché in essa sta riflessa tutta l'astuta strategia di mantenimento del consenso attuata dalla propaganda governativa.
Quale? Quella che i problemi che non si vedono non esistono.
Cosa facile da ottenersi quando si possiede la grandissima parte della TV di massa, quando una stampa asservita rifugge dal pur minimo tentativo di critica, quando l'opposizione vive una esistenza ombra, e non di più. Regime.
Ma attenzione. Perché lo schema napoletano, lo schema di Chiaiano, sono destinati a ripetersi su scale ben più grandi.
Allora la smetteremo finalmente di fregarcene di cose che non ci toccano direttamente?
Napoli siamo noi.

martedì 8 luglio 2008

L'augurio dell'8 luglio a Roma: destra e sinistra uniti nella protesta


L'8 di luglio ci sarò anch'io in Piazza Navona a Roma. Ma purtroppo solo idealmente, non potendoci essere fisicamente.
Ma ci sarà l'amico Giovanni Palombo. E così come lui tanti altri rappresentanti e militanti della destra e della sinistra italiana che non ci sta. Non ci sta alle leggi vergogna del Berlusconi IV, ma non solo. E dice no.
Ognuno con la sua bandiera, se vorrà, "ma il palco non avrà simboli né appartenenze" secondo i tre promotori Furio Colombo, Paolo Flores D'Arcais e Francesco Pardi. Decisione che mi trova totalmente d'accordo, perché l'opposizione a questo governo di impresari e soubrettes deve essere un imperativo morale prima che una posizione di parte.
Si tratta prima di tutto dell'Italia onesta e consapevole che sfila e protesta contro l'Italia ignorante e ingannata, quando non complice. Qui non c'è parte politica che tenga.
Non si capisce invece la posizione del Partito Democratico, che si chiama fuori: "Non ci confondiamo l'8 luglio col caravanserraglio qualunquista". Ma il PD non sta all'opposizione? Eppure si comprende. Evidentemente il PD di Veltroni vuole continuare sulla via del dialogo ad oltranza con questo governo infido ed inaffidabile. Non so quale sia la vera calamità italiana, Berlusconi o Veltroni che tutto permette e su tutto è disposto a trattare?
Piuttosto, scontate le presenze di Grillo, Travaglio, Di Pietro e della sinistra vera (come opposta a quella elitaria veltroniana) vorrei segnalare la presenza di Tomaso Staiti di Cuddia, ex deputato Msi. Lui, come l'amico Giovanni Palombo rappresentanti di quella destra sociale di valori e popolare che, nel rispetto sacrosanto delle istituzioni, non si riconosce affatto nel berlusconismo ma che anzi ritengono uno dei mali da affrontare col suo corollario di affarismo e aziendalismo anarcoide.
Questo è la vera novità che mi auguro, e cioè la nascita e il consolidamento di una opposizione al regime anche da destra, dopo che l'opposizione trasversale dipietrista e quella di sinistra sono già da lungo presenti.
Ma che accadrebbe se qualche movimento emergente e ribelle fosse in grado in mettere in dubbio il patrocinio di Berlusconi sulla destra o su una parte di essa (costruito sulla base di poltrone e di larghi finanzamenti e non certo su una base ideologica) e di picconarne lentamente le basi di consenso? Un sogno, una speranza.
Giovanni ci crede, e noi lo speriamo con lui.
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