"Non importa dove si nasce se si combatte per le stesse idee e si crede nelle stesse cose."
Paolo Borsellino

chi voteresti alle politiche ora?

soddisfatto del governo Berlusconi?

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venerdì 8 agosto 2008

La "separazione delle carriere" - Parte II


"La prima ragione:
Gli avvocati soffrono questo loro ruolo di esperti prezzolati; non gli piace questa figura di uomo di parte, sostenitore di interessi precostituiti, da far prevalere anche se infondati; sono a disagio, tanto più se sono persone di valore, quando debbono ricorrere ad argomenti che loro per primi sanno essere infondati; soffrono questa schizofrenia legale per la quale, come cittadini (e ancora di più come tecnici del diritto) sono consapevoli della colpevolezza del loro cliente e come avvocati debbono nasconderla, cercando di ottenere una sentenza che, per primi, sanno essere ingiusta. E, in questa situazione, sentono l’handicap di doversi confrontare con un soggetto, il PM, che non ha di questi problemi; che può sostenere in buona fede (che non vuol dire con ragione) qualsiasi tesi, che ha la libertà di una coerenza intellettuale che loro non possono permettersi. Da qui la necessità di sminuire il loro avversario; di ridurlo a qualcosa di simile a loro; di obbligarlo ad un ruolo partigiano opposto al loro: tu accusi, io difendo; e vinca il migliore.

Insomma, il processo come competizione sportiva; con un arbitro, il giudice, che deve solo sorvegliare che le regole del gioco vengano rispettate; e che deciderà quale dei due contendenti ha segnato più punti. Ma naturalmente il processo non è una partita di calcio. La responsabilità penale non può essere il risultato di una gara a chi è più bravo, accusatore o difensore. Il processo (giusto, quello che garantisce davvero il cittadino, non il cosiddetto giusto processo di cui straparlano i nostri politici) necessita di un’indagine preliminare seria e obbiettiva, di un investigatore che non abbia pregiudizi, di un PM pronto a cambiare idea ad ogni momento, di un collaboratore del Giudice nell’accertamento della verità. E necessita anche di un difensore che stimoli il PM, lo tormenti, lo costringa ad approfondire, a non trascurare nulla, ad indagare fino in fondo: perché condannare una persona è una cosa grave; e bisogna essere sicuri (quanto si può, sempre in questo mondo e non in quello divino viviamo).
Ma tutto ciò, come ho detto, non fa proprio piacere agli avvocati.

La seconda ragione:
Se il Pubblico Ministero non è più un Giudice ma una parte, come un qualsiasi avvocato, allora deve avere un datore di lavoro; proprio come un avvocato. E chi sarà questo datore di lavoro? Ma lo Stato, naturalmente, proprio come in quasi tutti gli altri Paesi occidentali. E che fa il datore di lavoro? Ordina. Stabilisce quello che il dipendente deve fare e quello che non deve fare, come lo deve fare, quando lo deve fare, fino a che punto lo deve fare. E che farà questo PM posto agli ordini dello Stato (dunque del Governo, chi “gestisce” lo Stato è il potere esecutivo)? Farà i processi che il Governo gli permette di fare; non farà i processi che il Governo non vuole che siano fatti. Peggio, qualche volta gli capiterà di dover fare i processi che il Governo gli ordina di fare. Fuor di metafora, farà i processi per rapina, omicidio e spaccio di droga, insomma quelli che non interessano la classe dirigente; e invece, per restare alla cronaca recente, non farà i processi contro Mastella e i suoi amici o contro Del Turco e compagnia bella; né naturalmente quelli contro Berlusconi. E forse gli capiterà anche di fare qualche processo contro un avversario politico della maggioranza che è al Governo.

Forse, se i cittadini sapessero cosa significa davvero la “separazione delle carriere” avrebbero un quadro più chiaro di come la classe politica interpreta l’art. 3 della costituzione, quello che dice che tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge."
Bruno Tinti

La "separazione delle carriere" - Parte I

Dalla rubrica sulla giustizia del Procuratore Bruno Tinti, autore del libro "Toghe rotte", posto l'informativo commento dal titolo La “separazione delle carriere”.
Visto che la riforma della giustizia sarà verosimilmente un tema caldo dell'autunno che viene, con suo solito corollario di balle ed annessi, cominciamo a prepararci mentalmente per lo scontro che verrà.
Informiamoci.
Cosa è veramente "la separazione delle carriere"?

"Berlusconi ha detto che deve riformare la giustizia “ab imis” e che la “separazione delle carriere” non gli basta. Ma che cosa è questa “separazione delle carriere”?

In breve si tratta di questo: nel processo penale accusa e difesa debbono diventare parti che operano su un piano di parità; uno accusa l’imputato e l’altro lo difende; uno raccoglie le prove che provano la colpevolezza e l’altro quelle che provano l’innocenza; e tutti e due smontano le prove dell’altro come meglio possono. Sopra di loro sta il Giudice “terzo e imparziale” che deve stabilire chi tra i due ha torto o ragione. Ne consegue che, anche se l’accusa è sostenuta da un magistrato, il Pubblico Ministero, questo deve essere diverso, appunto “separato”, dal suo collega che fa il Giudice: e, per ottenere questo obbiettivo, l’unica soluzione è quella di prevedere per i magistrati due carriere separate; quella del Giudice e quello del Pubblico Ministero; e nessuno deve poter passare da un ruolo all’altro.

Si tratta di una sciocchezza; ed è facile capirne il perché: il PM tutela gli interessi della collettività, l’avvocato quelli del suo cliente. Per il PM non è importante che l’imputato venga condannato; è importante che il colpevole venga condannato. E quindi, se l’imputato non è colpevole (perché le prove raccolte contro di lui si rivelano non convincenti, insufficienti, contraddittorie) il PM ha l’obbligo di chiedere che venga assolto. In realtà, al di là dell’obbligo, al PM non salta nemmeno in testa di chiedere la condanna di un imputato che ritiene innocente o per il quale le prove raccolte gli sembrano insufficienti. Alla fine, nel PM, si riassume il ruolo di accusatore e difensore: egli cerca di capire se l’imputato è colpevole o innocente; e, quando crederà di aver capito (perché sempre di giustizia umana si tratta) chiederà al Giudice la condanna o l’assoluzione.

L’avvocato difensore, lui si, è uomo di parte; nel senso che egli ha un obbligo ben preciso: far assolvere il proprio cliente oppure, alla peggio, fargli avere la pena più ridotta che sia possibile. Per capire bene questa differenza (che però è talmente ovvia da non meritare commenti) basta un esempio: se un PM sa che è possibile acquisire una prova che dimostra l’innocenza dell’imputato, la deve acquisire; se un avvocato difensore sa che esiste una prova che dimostra la colpevolezza del suo cliente, deve (proprio deve) evitare (con mezzi leciti si capisce, ma qui il discorso si fa lungo e complicato) impedire che venga scoperta.

Insomma, non è vero che PM e avvocato sono due soggetti animati da interessi contrapposti: il PM può trovarsi dalla stessa parte dell’avvocato. E non è vero che hanno un ruolo processuale paritario: il PM difende un interesse pubblico - l’identificazione e la punizione del colpevole, chiunque esso sia -; l’avvocato difende un interesse privato - l’assoluzione del suo cliente, anche se colpevole -.

Ma allora perché….?
Le ragioni sono sostanzialmente due."
Bruno Tinti

lunedì 4 agosto 2008

Le vie del pellegrinaggio per Sulmona

Il carcere di Sulmona è ben noto a causa dei prestigiosi detenuti del 41 bis di mafia e 'ndrangheta. Una porta che non si apriva mai.
Ma ora che il carcere rinchiude un detenuto importante, Ottaviano Del Turco, ecco che la processione non finisce più.
11 visite eccellenti in diciannove giorni: "Otto sono targate centrodestra. Tre centrosinistra. Un record per il sistema carcerario italiano: è la prima volta che un detenuto riceve così tante attenzioni e in così poco tempo in una prigione dello Stato. Un record dei record per il «supercarcere» di Sulmona, blocchi di cemento armato trasformati in camminatoi in mezzo alla magnifica campagna ai piedi del Gran Sasso." Nel frattempo "Lui legge Hemingway e Silone, dipinge su tela la sua cella e le montagne dell' Abruzzo, con gli altri ospiti del carcere di Sulmona non parla mai".
Le prime visite, il 15 luglio: Pierluigi Mantini, deputato del Pd e segretario della commissione Giustizia della Camera, ed il senatore Marcello Pera. Il 16: i parlamentari del Pdl Renato Farina e Giancarlo Lehener. Il 21: la deputata del Pdl Melania De Nichilo Rizzoli. Il 25 luglio sono a Sulmona Lella Golfo, presidente della fondazione Marisa Belisario, e l'onorevole del Pdl Giuliano Cazzola, vicepresidente della commissione Lavoro della Camera; quest'ultimo con quattro bigliettini recanti messaggi d'auguri da parte del ministro Renato Brunetta, dell'ex ministro Pierluigi Bersani, di Livia Turco e di Margherita Boniver. La tarda serata del 25 luglio è il turno dell'ex presidente del Senato Franco Marini assieme al senatore del Partito democratico Giovanni Legnini. Maurizio Scelli, l'ex presidente della Croce Rossa, è di turno il 29 luglio. Fino all'ultima visita celebre, quella dell'europarlamentare del Pdl Giuseppe Gargani. Innumerevoli poi le lettere ed i bigliettini dei colleghi del Palazzo: Silvio Berlusconi, ma anche Piero Fassino ed Epifani.
La Casta politica è si protettiva verso i membri che una volta tanto vengono beccati con le mani nella marmellata; così i suoi membri onorati si superano in un profluvio di pizzini e messaggi di parte a prescindere dalle carte processuali. Quando un messaggio di buon lavoro al magistrato inquisitore?
Oddio, per la verità rimaniamo in attesa che il Tribunale del Riesame il 7 Agosto decida sul destino degli indagati e preferiamo limitare i giudizi sommari. Tuttavia riteniamo che le 442 pagine dell'atto accusatorio del Procuratore Trifuoggi sono più che una prova campata per aria e che comunque alla fine saranno i fatti processuali a prevalere sugli atteggiamenti autoprotettivi e diffamatori della Casta politica.
Ci dobbiamo preoccupare per questo eccesso di solidarietà bipartisan e per il rinnovato scambio di attenzioni tra maggioranza ed opposizione sul tema giustizia? Si.
Infatti consideriamo infatti quali interessi e potenziali conseguenze per la Casta siano in ballo, tenendo ben presente in mente che la gestione della sanità regionale è un'immensa gallina dalle uova d'oro che ha permesso di superare le difficoltà subentrate sul finanziamento illecito dei partiti a seguito di Mani Pulite.
È chiaro che se qualcuno parla sono problemi per tutti.

mercoledì 30 luglio 2008

Olmert si dimette per le accuse di corruzione. È pazzo!

Storie dell'altro mondo dal medio oriente!
Attentato dinamitardo? Massacro di palestinesi? Nuova divisione dei pani e dei pesci?
No. Niente di tutto questo.
Qualcosa di veramente più assurdo.
Il Premier israeliano Olmert ha deciso di dimettersi per le accuse di corruzione che gli sono state formalmente sottoposte tempo fa. Olmert è sospettato infatti di aver ricevuto fondi illegali da parte del magnate americano Morris Talansky per 150 mila dollari in quattro anni.
Si dimette!
Che scandalo! Niente cannoli? Niente accuse alle toghe rosse? Niente immunità per il Premier? Niente Lodo?
Paese strano questo Israele, certo indietro coi tempi. E uomo ingenuo questo Olmert. ''Dopo l'elezione del mio successore darò le dimissioni per consentire la rapida formazione del nuovo governo", ha spiegato aggiungendo di lasciare la carica "in modo dignitoso", e professandosi innocente per le accuse di corruzione avanzate contro di lui: "Il tempo mi darà ragione", ha assicurato.
Certo un Premier poco cool e non al passo dei rampanti tempi moderni. Ed uno sprovveduto per volersi dimettere per la modica sommetta di appena 150 mila dollari.
Mentre noi abbiamo un Presidente del Consiglio al quale nel processo "Diritti Mediaset" (*) ancora in corso vengono addebitati fondi neri per 280 milioni di euro ed una conseguente evasione fiscale di 124 miliardi di lire tra il '96 e il '99. Naturalmente l'idea di dimettersi per difendersi nelle sedi preposte mai passata per l'anticamera del cervello.
Non so proprio quale sia il paese veramente minacciato di sopravvivenza. Non so proprio il paese nel quale preferirei vivere.

(*) Barbacetto, Gomez, Travaglio - Mani Sporche, pag. 198

martedì 29 luglio 2008

Quattro italiani un po' più uguali degli altri

Pubblico di seguito il contenuto di una email pervenutami da A. B. lettore del blog:



"Il nostro Presidente del Consiglio eletto dagli italiani è diventato una specie di Vice Dio con l'immunità, Lui ed altre 3 cariche dello stato.
Questo è potuto accadere per due motivi molto semplici:

- gli italiani sono preoccupati per il loro futuro da poveri, per la loro sicurezza e lavoro, pertanto non hanno né il tempo né la volontà di pensare ad altro, in queste condizioni di insicurezza è facile per chiunque adottare provvedimenti che non interessano i cittadini, ben sapendo che nessuno alzerà la voce contro. Si chiama assuefazione il termine, ecco il popolo è assuefatto.
- parte della magistratura italiana di fatto è politicizzata e va contro quei magistrati (che di solito vengono poi trasferiti) che indagano sulle malefatte dei politici senza distinzione di schieramento. Inoltre in Italia la magistratura di fatto non funziona, essendo gli stessi una casta molto ben pagata rispetto ai poveri impiegati statali.

Capite che è stato facile quindi far passare il lodo Alfano... il terreno era già pronto.
Che rischio c'è ora: il rischio è grande perché anche se l'opposizione, ma è una parola troppo grande chiamarla opposizione, diciamo quei 4 gatti che cercano di mettere insieme due parole sottovoce contro il Presidente del Consiglio sempre con una sorta di sudditanza, sono sempre stati contrari al Lodo, tra cinque anni ammesso che vincano le elezioni ben difficilmente toglieranno l'immunità perché andrà bene anche a loro... naturalmente.
Poi c'è il rischio dell'effetto cascata, ovvero in Europa qualcuno potrebbe imitare il nostro Presidente del Consiglio, della serie... se lo può fare lui perché non lo posso fare anch'io??? Si può fare "Yes we can", nessuno protesterà più di tanto.
Piano piano andiamo verso una sorta di soffice dittatura, il controllo dei popoli comincia così.
Sono molto preoccupato non per me ma per i giovani, che pensano troppo a chattare con il loro cellulare, al gossip e poco al loro futuro, anche per colpa nostra. Il futuro sarà brutto questo è sicuro.
Alla prossima" A. B.

Caro A.,
l'assuefazione alla situazione penosa di cui parli non è stato però un processo naturale od inevitabile ma piuttosto il risultato quasi logico di tanti anni di controllo sistematico dell'informazione da parte di pochi soggetti e dalla forzatura di un modello di società edonistica e privo di valori base tipo Grande Fratello e Isola dei Famosi che tutti vediamo. Considera che, durante i governi Berlusconi II e III, tanti dissidenti del regime come Santoro, Biagi, Luttazzi, Massimo Fini e Guzzanti furono estromessi dalla televisione sia pubblica che privata e quindi messi in condizione di non nuocere allo status quo.
Contemporaneamente si picconava la giustizia in senso ultra-garantista perché una giustizia che funziona sarebbe la fine per la Casta politica parassitaria. Il decadimento morale del paese ha poi preparato la strada a quello materiale.
In questo senso il popolo italiano non è del tutto colpevole. Ignorante ma gabbato.
La speranza è che l'aggravarsi inevitabile della condizione economica e di sicurezza del paese alla fine forzi il cittadino ad aprire gli occhi su quello che è stato il fallimento della Seconda Repubblica.
Un fallimento che coinvolge la Casta tutta. Maggioranza e opposizione (falsa).

Un saluto.

domenica 27 luglio 2008

Libertà per gli assassini

Pubblico integralmente il testo di una lettera del fratello di Paolo Borsellino, Giuseppe, alla notizia della scarcerazione di Bruno Contrada.

"Pochi minuti fa mi è arrivata la notizia della scarcerazione di Contrada, sotto la forma di arresti domiciliari per motivi di salute.
Non posso accettarla, il mio animo si rivolta, il constatare che agli assassini di mio fratello non è bastato ucciderlo ma che stanno anche completando l'opera mi ripugna, mi sconvolge.
Ho voglia di farmi giustizia con le mie mani dato che la Giustizia in questo nostro sciagurato paese non esiste più.
Paolo considerava Contrada un assassino e lo stesso lo considero io e per gli assassini non ci può essere ne perdono ne pietà. Non è una mia idea, Paolo disse più di una volta ai suoi familiari parlando di Contrada "solo a fare il nome di quell'uomo si può morire".
Contrada era in carcere, il solo finora a pagare per quei pezzi deviati dello Stato che con la criminalità mafiosa hanno trattato e per portare avanti questa trattativa hanno fatto uccidere Paolo Borsellino e con lui tutta la sua scorta, ragazzi mandati a morire senza nessuna difesa ne possibilità di salvezza da chi sapeva che il carico di tritolo, anzi di Semtex, l'esplosivo usato per le stragi di Stato, era già stato depositato in Via D'Amelio.
Contrada era un simbolo, il simbolo di una Giustizia che qualche volta, solo qualche volta, riesce ad inchiodare i colpevoli. Adesso quelli che lui ha servito e che sono rimasti fuori dalla galera, che non sono mai stati finora indagati perché i pochi giudici che hanno tentato di farlo sono stati subito ridotti al silenzio, come ha detto l'altro giorno il giudice Scarpinato al Palazzo Steri di Palermo, sono riusciti a tirarlo fuori come gli avevano promesso per evitare che potesse parlare e trascinare in galera anche loro.
Avrei potuto accettare che finisse i suoi miseri giorni a casa sua, se anche gli altri avessero pagato, se fossero partite quelle indagini che non andranno mai avanti sui mandanti occulti della strage, su quelli che non si possono chiamare "mandanti esterni" perché sono "interni" allo Stato ed alla stessa magistratura.
Ma, come disse Sciascia, "lo stato non può processare se stesso" e quello che c'era scritto sull'Agenda Rossa di Paolo permette di tenere in piedi una rete di ricatti che consente di mettere tutte le pedine al posto giusto, di manovrare i pezzi necessari, ed arrivare alla fine della partita.
Se venissero portate a termine le indagini sulle telefonate partite dal centro del Sisde sul Castello Utveggio, Contrada ed tanti altri insieme a lui potrebbero andare in carcere non per concorso esterno in associazione mafiosa ma per concorso in strage e forse sarebbe allora più difficile tirarli fuori dal carcere, sarebbe più difficile concedere anche a loro l'immunità come per le alte cariche dello Stato, se ne potrebbe salvare uno ma non tutti.
Ho eliminato dal mio vocabolario due parole, la speranza ma anche la disillusione, lo scoraggiamento. Ce ne sono rimaste solo due la parola rabbia e la parola lotta e a gridare la mia rabbia e a lottare continuerò finché avrò voce, finché avrò vita."

Come mai questa mia determinazione nel trattare il tema Paolo Borsellino in successivi contributi?
Perché è mia convinzione che negli attentati mafiosi di Capaci e Via D'Amelio si siano scritte nel sangue le basi ed i presupposti di questa disgraziata Seconda Repubblica.
Chi trovasse i loro mandanti occulti, i mandanti "interni" allo Stato di cui parla Salvatore Borsellino, troverebbe i complici dell'inizio della nostra triste storia.

mercoledì 23 luglio 2008

Un paese anomalo

Stamani sono stato svegliato dalla radio tedesca (io scrivo dalla Germania) dall'annuncio che il Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi si è riuscito finalmente a mettere al riparo dalla giustizia grazie al voto positivo del Senato sul Lodo Alfano (!).
La prima notizia del radiogiornale.
E così ogni dieci minuti, di nuovo la prima. E così via.
Scorrendo tutti i giornali online del paese mi accorgo che la opinione è generale e chiara: il Presidente del consiglio usa la propria posizione personale per sfuggire a delle accuse personali fondate ed ampiamente dimostrate. Insomma fugge a dei legittimi processi.
Cerco di spiegare al mio collega tedesco di che si tratta. Non capisce. Mi domanda: "Come, non può essere incriminato nemmeno se viene beccato a stuprare una bambina?" "Nemmeno se il crimine risale a molti anni prima dell'assunzione della carica?" "Ma come è possibile che il Senato l'abbia approvata?"
Eh si, non sto sognando, è proprio tutto vero. Il Senato lo fa perché forse i senatori della maggioranza stanno in gran parte sul suo libro paga, o forse perché ai giorni d'oggi il Senato italiano è il premio dell'Italia istituzionale per il delinquente della buona ed onorata società.
Gli spiego però che la legge è incostituzionale e che verrà respinta sicuramente dalla Consulta. Nel frattempo però Don Silvio verrà stralciato dal processo Mills. Il signor Mills condannato. Don Silvio no. Nonostante il reato sarà accertato. Dopodiché il collegio giudicante non potrà più essere ammissibile per giudicare Berlusconi quando il processo continuerà.
Un altro collegio giudicante dovrà continuare il processo. Il processo dovrà ricominciare daccapo.

Prescrizione.

Matematica.

Uno strano paese siamo.
"Das Land versinkt im Müll, die Wirtschaft lahmt, allein die Mafia floriert." titola Der Spiegel quest'oggi. Il paese sprofonda nella spazzatura, l'economia non va, solo la Mafia va a gonfie vele.

In questo momento mi vergogno di essere italiano.

venerdì 18 luglio 2008

Mister Been Gasparri: "Il CSM è una cloaca"

Le ultime parole famose del Mister Been d'Italia; come passarci sopra?
Stavolta da Radio Radicale il quarto comico italiano, dopo Aldo Giovanni e Giacomo, afferma: "La cloaca del CSM correntizzato, partitizzato e parcellizzato è uno scandalo che offende gli italiani".
Mentre la constatazione della presenza di correnti nel CSM è un fatto negativo ben noto ai migliori e più responsabili magistrati italiani, come anche Bruno Tinti noto autore del libro "Toghe rotte" riconosce, e quindi condivisibile, certo la definizione del CSM come di una "cloaca partitizzata" ci lascia sorridere. Ed in ogni caso sarebbe una cloaca ben più pulita del Parlamento, la vera ed "original" cloaca d'Italia. "partitizzata"? Caro Mr. Been, ma te ne accorgi da dove provieni? Di chi sei? Che i partiti sono stati la tua casa da sempre?
"Come presidente dei senatori del Pdl reputo prioritaria una equilibrata riforma della giustizia. L'obbligatorietà dell'azione penale è un feticcio teorico perché poi sono i magistrati a decidere quali processi fare e quali non fare."
Questa te l'ha passata zio Silvio eh?
I processi da non fare? Quelli contro del vostro datore di lavoro di Arcore. E gli altri? Chi se ne frega.
"La separazione delle carriere è un'esigenza prioritaria per restituire maggiore trasparenza alla giustizia, la depoliticizzazione della magistratura è un'emergenza democratica."
Per me la vera esigenza prioritaria è la depoliticizzazione della politica, comunque, ognuno è libero di dire la sua, persino il presidente dei senatori del PD(l). In quanto alla separazione delle carriere quella già quasi esiste grazie all'ultimo ordinamento giudiziario voluto dall'amico vostro, il caro signor Mastella.
"La magistratura seria e laboriosa composta dalla maggioranza dei magistrati è la prima vittima di quattro guitti che usano le toghe per un'azione di militanza politica, che occupano militarmente il CSM e che non giovano a un'immagine della magistratura fortemente incrinata come si vede dai sondaggi, una reputazione che la magistratura non merita. La riforma deve esaltare la funzione della giustizia e noi la faremo sicuramente".
E quale sarebbe questa magistratura "seria", quella che chiude non uno ma due occhi di fronte alle vostre malefatte? Mah, se qua c'è un "guitto" questo è proprio il signor Mister Been. L'uomo della vergognosa Legge Gasparri sulle telecomunicazioni che l'omino di Alleanza Nazionale certamente non ha nemmeno letto prima di firmare.
Ne è passata proprio tanta di acqua sotto i ponti dal quel fantastico biennio '92/'93 quando Gasparri e sodali inneggiarono ai magistrati di "Mani pulite" mentre una intera classe politica corrotta e miserabile scompariva nel fango delle proprie malversazioni.
Ma queste sono cose che molte volte abbiamo già visto. E che rivedremo.
Perché i voltagabbana non hanno età.

martedì 15 luglio 2008

L'infinito terorema che sempre ritorna ovvero l'insaziabile voglia di impunità da parte della classe politica

Il signor Tribuno si è rotto veramente le balle di dovere parlare di Silvio Berlusconi ogni giorno.
Ma lui che è il comico vero del momento non si riesce quasi mai a passarlo sotto silenzio.
Gli altri comici della politica, i Fini, i Tremonti, i Sacconi sono soltanto macchiette di secondo livello. A loro un titoletto laterale, quando pure se ne abbia voglia.

I fatti.
Ottaviano Del Turco, 63 anni, ministro delle Finanze tra il 2000 e il 2001, è stato arrestato oggi da agenti della Guardia di Finanza al termine delle indagini «sulle cartolarizzazioni dei crediti vantati dalle case di cura private nei confronti delle Asl abruzzesi». È accusato di associazione a delinquere, concussione e corruzione e di avere incassato, insieme ad altri, tangenti per 6 milioni di euro.
Sia chiaro, non saremo noi ora a preparare la forca su cui giudicare sommariamente le azioni di Del Turco e degli altri indagati. A tale fine ci sono gli organi giurisdizionali preposti.
Tuttavia secondo il Procuratore Nicola Trifuoggi: "Abbiamo riscontrato l'80% dei fatti... Ci sono puntigliosi riscontri da intercettazioni, documenti; abbiamo trovato tutte le ricevute dei prelevamenti. Nell'auto di Luigi Conga, l'ex manager della Asl di Chieti, è stata trovata una valigetta contenente 113 mila euro. Abbiamo pure i ticket dei telepass autostradali di quando i soldi venivano portati a Collelongo" (Collelongo è la residenza abruzzese del presidente Ottaviano Del Turco). In più ci sono le registrazioni dei colloqui che l'imprenditore Vincenzo Angelini ha avuto con i politici corrotti. Un dossier di 442 pagine pieno di fatti e riscontri.

Ma eccolo da Parigi, durante una colazione organizzata dal presidente francese Nicolas Sarkozy in occasione della Festa nazionale francese, l'omino di Arcore in una delle sue uscite più classiche: "Mi sembra una cosa molto strana che ci sia una decapitazione completa, quasi una retata di un intero governo di una Regione". Ed ancora: "Ho sentito anche il teorema accusatorio... conoscendo l'attuale situazione dell'accusa in Italia...". Il trovarsi un paese straniero non lo distoglie minimamente dal buttare fango al suo stesso paese e a quelle istituzioni che lui stesso dovrebbe rappresentare.
"Ho sentito...", "mi sembra...", "un uccellino mi ha suggerito...". Ovviamente le carte non sono state lette. Ma le carte in fondo non sono importanti perché quel che conta è il nuovo pretesto per delegittimare la magistratura; persino quando la magistratura sembra, come in questo caso, perseguire un avversario politico come il rappresentante del PD Del Turco. In base a prove fondate e circostanziate.
Ma non importa. Perché già sappiamo che il paranoico clan di Arcore cercherà ora ed ancora di chiamare a raccolta l'intera classe politica per sferrare il colpo definitivo al nemico di sempre. Quella giustizia che, se funzionasse per davvero, manderebbe in rovina la Casta politica parassitaria che ci governa.
Per questo la giustizia non deve funzionare, non si vuole che funzioni. Con i risultati giornalieri che sono sotto gli occhi di tutti.

venerdì 11 luglio 2008

Lodo Alfano contro Norma blocca-processi: estorsione della maggioranza o accordo sotto banco?


Finalmente è ufficiale: l'odiosa norma blocca-processi viene praticamente rimossa attraverso degli emendamenti della maggioranza che, secondo la presidente della prima commissione di Montecitorio Giulia Bongiorno, recepiscono le critiche formulate dell'opposizione nelle passate settimane.
Ieri veniva approvato alla Camera il Lodo Alfano, oggi viene affossata con matematico tempismo la blocca-processi.
Ma come? Non aveva affermato Berlusconi solo qualche giorno fa che "il premier non ha bisogno di essere salvato, si salva da solo"? E, altra perla della settimana: "Rinuncio a ogni vantaggio, non ho bisogno di nuovo norme giudiziarie. Mi sono sempre difeso nei processi - ha aggiunto il Cavaliere - e sono il recordman dei processi con 2.500 udienze". Eh si, continua così, caro Silvio, e presto ascenderai anche tu alla cerchia degli eroi della giustizia come il tuo vecchio fattore mafioso Vittorio Mangano.
Ma allora perché perseverare nel Lodo Alfano di cui nessun'altra carica delle Istituzioni a parte te potrà fare uso?
Chi altro ha processi pendenti?
La tempistica però ci piace di più. Approvato il Lodo Impunità decade senza colpo ferire e ora nell'indifferenza del camaleontico popolo pidiellino la blocca-processi.
Ancora il 16 giugno scriveva il Cavaliere Mascarato al fido scudiero Schifani:

"Caro Presidente, come Le è noto stamane i relatori senatori Berselli e Vizzini, hanno presentato al cosiddetto 'decreto sicurezza un emendamento volto a stabilire criteri di priorità per la trattazione dei processi più urgenti e che destano particolare allarme sociale. In tale emendamento si statuisce la assoluta necessità di offrire priorità di trattazione da parte dell'Autorità Giudiziaria ai reati più recenti, anche in relazione alle modifiche operate in tema di giudizio direttissimo e di giudizio immediato.
Questa sospensione di un anno consentirà alla magistratura di occuparsi dei reati più urgenti e nel frattempo al governo e al Parlamento di porre in essere le riforme strutturali necessarie per imprimere una effettiva accelerazione dei processi penali, pur nel pieno rispetto delle garanzie costituzionali."

Non ce ne frega più niente ora di questa norma blocca-processi "fondamentale per il popolo", di questa "norma per tutti"? Certo che no. Ma soprattutto ad Arcore non interessa più, ora che il Lodo acqua-in-bocca bloccherà tutti procedimenti contro il Presidente.
Ancora dubbi sul carattere ad personam di entrambi i provvedimenti? Ancora dubbi sul fatto che il clan di Arcore sia disposto ad ogni meschinità e sacrificio popolare pure di vedere riconosciuta l'impunità per se e i sodali come nel caso dell'indulto nel 2006, ed ora nel caso della blocca-processi?
Ma soprattutto lancio le seguenti domande ai lettori interessati: la proposta della legge blocca-processi è stata nient'altro che una volgare estorsione nei confronti del Presidente Napolitano per obbligarlo a non rifiutare la firma del lodo Alfano, oppure blocca-processi e Lodo sono stati parte di un tacito accordo sottobanco tra i membri del PD con e senza la L?

martedì 8 luglio 2008

Riflessioni sull'8 luglio: Superiamo la contrapposizione tra destra e sinistra per arrivare ad una sintesi nuova


Tutto sommato sono positive le impressioni che mi restano dalla visione in diretta televisiva della manifestazione dell'8 luglio a Roma.
Una manifestazione di grande valore democratico e finalmente di grande impatto mediatico. Ma, secondo me, anche intrisa di una forte valenza simbolica perché mostra come, quando lo desiderino, destra e sinistra possano trovare un fronte comune di azione su temi fondamentali che toccano la cittadinanza da vicino.
Perché le questioni morale e legalitaria non debbono essere temi unicamente appannaggio della destra o della sinistra, ed infatti nessuno se ne dovrebbe richiamare a se la paternità o il diritto esclusivo, quanto piuttosto della comunità nella sua interezza e trasversalità. La comunità che, in parte, abbiamo appunto visto in Piazza Navona.
Certo i toni polemici ed aggressivi non sono mancati, sia contro la maggioranza di governo che contro l'opposizione - che non si oppone. Erano da prevedersi. Soprattutto le goliardate verso il Presidente del Consiglio, certi ministri ad personam e la Mara Nazionale, dopo una settimana di intercettazioni vere o fasulle, erano da mettere in conto.
Tuttavia giudico veramente inopportuni taluni toni fortemente intolleranti ed aggressivi nei confronti della Chiesa (nel bene e nel male un istituto amato dalla maggioranza dgli italiani) e del centro-destra tout court (anche quello non berlusconiano) da parte di certa sinistra faziosa e a mio modo di vedere non ancora matura. Che la batosta elettorale non sia stata ancora assimilata?
Comunque toni, a mio parere, inspiegabili in quanto fuori dello spirito bipartisan e festosamente trasversale della manifestazione.
Perchè attaccare la Chiesa, come ha fatto Sabrina Guzzanti, ponendola nel vasto calderone dei nemici comuni da affrontare, non fa altro che spingere la stessa e il vasto elettorato cattolico verso il centro-destra di governo, come se i nemici da affrontare non bastassero e ne servissero di nuovi.
Secondariamente, definire il governo Berlusconi IV un rappresentante esplicito di un certo nuovo "fascismo" non solo è antistorico e quindi falso, ma solleva una barricata altissima attorno a quella destra sociale e di valori che sta cercando di emergere dalle macerie che il berlusconismo ha seminato nel folto campo del centro-destra italiano.
L'ex-piduista Berlusconi, lo si comprenda finalmente, non rappresenta infatti né destra né centro-destra, ma un comitato di affari autoreferenziale ed eversivo che poco ha a che vedere con le categorie classiche della politica. Quindi non faccia l'errore anche la sinistra di credere alla balla del Berlusconi anti-comunista, dopo che la balla stessa ha mietuto così tante vittime inconsapevoli già nel centro-destra. Si ricordi la sinistra piuttosto del Berlusconi (ex)massone ed amico dei Dell'Utri.
L'avversario comune richiede una comunione di intenti ed uno sforzo delle parti politiche sane unitario e determinato. E per questo a poco giovano le barricate ideali e le fallaci contrapposizioni ideologiche che solo giovano al regime, così bravo ed esperto nel manovrare le masse le une contro le altre in nome di falsi principii e di standardizzate contrapposizioni.

L'augurio dell'8 luglio a Roma: destra e sinistra uniti nella protesta


L'8 di luglio ci sarò anch'io in Piazza Navona a Roma. Ma purtroppo solo idealmente, non potendoci essere fisicamente.
Ma ci sarà l'amico Giovanni Palombo. E così come lui tanti altri rappresentanti e militanti della destra e della sinistra italiana che non ci sta. Non ci sta alle leggi vergogna del Berlusconi IV, ma non solo. E dice no.
Ognuno con la sua bandiera, se vorrà, "ma il palco non avrà simboli né appartenenze" secondo i tre promotori Furio Colombo, Paolo Flores D'Arcais e Francesco Pardi. Decisione che mi trova totalmente d'accordo, perché l'opposizione a questo governo di impresari e soubrettes deve essere un imperativo morale prima che una posizione di parte.
Si tratta prima di tutto dell'Italia onesta e consapevole che sfila e protesta contro l'Italia ignorante e ingannata, quando non complice. Qui non c'è parte politica che tenga.
Non si capisce invece la posizione del Partito Democratico, che si chiama fuori: "Non ci confondiamo l'8 luglio col caravanserraglio qualunquista". Ma il PD non sta all'opposizione? Eppure si comprende. Evidentemente il PD di Veltroni vuole continuare sulla via del dialogo ad oltranza con questo governo infido ed inaffidabile. Non so quale sia la vera calamità italiana, Berlusconi o Veltroni che tutto permette e su tutto è disposto a trattare?
Piuttosto, scontate le presenze di Grillo, Travaglio, Di Pietro e della sinistra vera (come opposta a quella elitaria veltroniana) vorrei segnalare la presenza di Tomaso Staiti di Cuddia, ex deputato Msi. Lui, come l'amico Giovanni Palombo rappresentanti di quella destra sociale di valori e popolare che, nel rispetto sacrosanto delle istituzioni, non si riconosce affatto nel berlusconismo ma che anzi ritengono uno dei mali da affrontare col suo corollario di affarismo e aziendalismo anarcoide.
Questo è la vera novità che mi auguro, e cioè la nascita e il consolidamento di una opposizione al regime anche da destra, dopo che l'opposizione trasversale dipietrista e quella di sinistra sono già da lungo presenti.
Ma che accadrebbe se qualche movimento emergente e ribelle fosse in grado in mettere in dubbio il patrocinio di Berlusconi sulla destra o su una parte di essa (costruito sulla base di poltrone e di larghi finanzamenti e non certo su una base ideologica) e di picconarne lentamente le basi di consenso? Un sogno, una speranza.
Giovanni ci crede, e noi lo speriamo con lui.

sabato 28 giugno 2008

Magistratura online


Vorrei introdurvi oggi ad un blog amministrato da magistrati per così dire "alternativi". Si chiama Uguale per tutti ed è un blog dedicato al giurista come anche al cittadino comune.
In tempi in cui attaccare la magistratura è infatti diventato come sparare alla croce rossa (sia per ragioni obbiettive di inefficienza ma soprattutto per l'attacco mediatico congiunto che le viene dalla classe politica tutta), dimenticandoci tuttavia che la magistratura è solo uno dei tanti fallimentari microcosmi di cui si compone il fallimentare sistema Italia, la mia speranza è quella che si possa ricostruire un rapporto positivo con almeno una parte di un fondamentale istituto dello stato.
L'unico che potrebbe avere il potere e la forza di liberare il gabbato popolo italiano dai noti farabutti della Casta politica.

Il testo che segue è tratto dal blog di Benny Calasanzio Borsellino.

"In questi giorni abbiamo parlato spesso del Consiglio Superiore della Magistratura. Spero di non avervi offeso. Lo so, è un argomento hard, vietato ai minori di 18 anni. Ma in questi giorni sono stato costretto a fare paragoni tra teatrini istituzionali e istituzioni credibili, e il CSM ha sempre occupato il primo termine di paragone. Adesso sono moralmente obbligato a tirare su la media qualitativa del blog. Basta parlare di Vacca e colleghi. Parliamo di cose serie.
Quasi un anno fa un gruppo di magistrati decide di aprire un blog. Magistrati accomunati da un difetto: lavorare troppo, fare in eccesso, e guarda caso, tutti in rotta con le associazioni tradizionali. Due di loro, che ricevevano regolarmente la mailing list di Magistratura Democratica, sono stati rimossi dall'elenco. Tiè, così imparano a navigare.
Chiamano il blog "Uguale per tutti". Forse si riferiscono alla Legge, forse al diritto di opinione che ai magistrati sembra "vietato". Lo aprono aspettandosi una cinquantina di visite al giorno, soprattutto degli addetti ai lavori. Nemmeno il più ottimista di loro poteva immaginare però che dopo un anno avrebbero ricevuto quotidianamente almeno 700 visite uniche, che sempre più spesso sforano le mille. I quattro "audaci fondatori" sono nomi noti dell'ambiente giudiziario, per una volta in positivo. Felice Lima, magistrato a Catania, Bruno Tinti, procuratore aggiunto di Torino (autore di Toghe Rotte), Stefania Barbagallo, pubblico ministero al Tribunale dei minori di Catania e Stefano Racheli, sostituto procuratore generale a Roma. Ogni giorno pubblicano almeno un post, molto spesso danno spazio ai contributi esterni.
Come si può spiegare un simile successo? La risposta è molto semplice, ed è che i loro scritti, i loro appunti ed i loro comunicati vengono letti e attesi non solo da altri magistrati, ma anche e soprattutto dalla gente "comune", che ormai vede quel blog come "traduttore" dei fatti giudiziari, come un punto di riferimento attendibile e professionale ma che parla in "italiano". Felice Lima e Bruno Tinti in particolare sono stati tra i più fermi difensori di Luigi De Magistris e Clementina Forleo, e sono stati anche tra i pochi che fin dall'inizio a dire che erano vicende fondate sul nulla e che i due giovani magistrati stavano pagando l'aver scavato dove non dovevano. Ma lo fanno per difendere il sistema giustizia, non due persone.
Ogni post riceve almeno una ventina di commenti, anche da gente che nulla sa della giustizia e degli ordinamenti, ma che grazie a questi quattro magistrati riesce a capire, a formarsi una propria opinione. E forse è questo che da fastidio agli illustri colleghi. Anche chi li detesta deve però ammettere che il loro è stato un esperimento riuscito, e che sempre più spesso la gente premia il giudice che scende per strada, che scende al livello dei "civili" per parlare, per confrontarsi, senza per questo venir meno ai propri doveri e alla propria credibilità. E non è un caso se a perdere credibilità siano stati al contrario quei magistrati che si ammantano della "carica", che dispensano opinioni a monosillabi e che quando si tratta di avere un rapporto alla pari con la gente si negano infastiditi. Lo spirito del blog è perfettamente riassunto nella loro presentazione:

Questo blog è promosso da magistrati che intendono parlare sia alla società civile che ai loro colleghi. E’ promosso da magistrati che non si attribuiscono qualità superiori a quelle dei tanti loro colleghi che quotidianamente si spendono senza riserve, con un’abnegazione che in nessun modo viene apprezzata e men che meno ricompensata, ma che credono che per affrontare in maniera nuova e diversa i gravi problemi che affliggono la giustizia non si possa aspettare che a cambiare siano “gli altri”, ma, mentre si invoca dagli altri questo cambiamento, si deve essere pronti ad offrirlo e seriamente noi stessi."

Benny Calasanzio Borsellino

giovedì 26 giugno 2008

E siamo alle solite...

Propongo oggi il seguente articolo di Massimo Fini uscito su Il Gazzettino il 20/06/08.

"E siamo alle solite. Il governo si è insediato da nemmeno due mesi che già Berlusconi propone e impone la consueta legge "ad personam", fatta su misura per salvarlo da quelli che vengono pudicamente chiamati i suoi "guai giudiziari". È un dejavù. Ma questa volta la legge è talmente scombicchierata, sconclusionata, assurda, irragionevole, irrazionale, spudorata e, soprattutto, devastante per l'intero ordinamento giudiziario e per il convivere civile che si stenta a credere che due senatori abbiano osato proporla, un governo e un ministro della Giustizia l'abbiano fatta propria, una maggioranza l'abbia sostenuta e un Parlamento l'abbia approvata. Perché è una legge che non si è mai vista nè nel Primo né nel Terzo Mondo e nemmeno all'altro mondo. Perché non sta né in cielo né in terra.
Dunque, un emendamento inserito in un decreto che prende il nome, divenuto quanto mai beffardo, di "decreto sicurezza", statuisce la sospensione dei processi in corso che riguardano reati commessi prima del 30 giugno 2002 e che prevedono una pena non superiore ai dieci anni di carcere. Un ulteriore emendamento intima ai magistrati di dare priorità, anche per il presente e il futuro, ai reati che hanno una pena edittale superiore ai dieci anni. La "ratio" di questi emendamenti è di "dare priorità ai reati che destano maggior allarme sociale". Perché non destano "allarme sociale" le rapine, i sequestri di persona, le estorsioni, gli stupri, le violenze sessuali, la bancarotta fraudolenta, la concussione, la corruzione, la corruzione di magistrati che non sono che una parte di quelli che rientrano nella norma che prevede la sospensione dei rispettivi processi e per alcuni dei quali la stessa maggioranza non fa che invocare la "tolleranza zero"? E non desta "allarme sociale" che un presidente del Consiglio abbia potuto corrompere un testimone, in due distinti processi, pagandogli 600 mila dollari perché mentisse, è esattamente il reato per cui l'onorevole Berlusconi è sotto processo davanti al Tribunale di Milano, e che rientra naturalmente fra quelli che verranno sospesi (reato attribuito al premier è, guarda caso, del febbraio 2001), e per il quale è stato organizzato tutto questo incredibile baradan? Senza contare che tutto ciò dilata ulteriormente i già lunghissimi tempi della giustizia italiana di cui tutti, a parole, lamentano, e che ne sono il vero cancro. E senza nemmeno mettere in conto che queste norme inaudite violano almeno tre principi fondamentali del nostro ordinamento, costituzionalmente garantiti: l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, l'indipendenza della Magistratura, l'obbligatorietà dell'azione penale. E che indicazioni ne trarranno, per il presente e per il futuro, i rapinatori, gli stupratori, gli scippatori, i topi d'appartamento, i bancarottieri, i concussori, i corruttori?

Un intero ordinamento giuridico viene scardinato a pro di una singola persona. Norme del genere avrebbero innescato una rivoluzione non dico in un qualsiasi Paese liberaldemocratico e occidentale, ma nel Burundi, nel Burkina Faso, nel Benin. E invece da noi stanno per passare tranquillamente salvo qualche ammoina dell'opposizione il cui leader, Walter Veltroni, ha affermato che "è stata strappata la tela del dialogo". Qui ciò che è stato strappato, anzi stracciato, è il diritto che riguarda tutta la comunità e non il rapporto con l'opposizione di cui potremmo anche fregarcene. Così come la questione non riguarda lo scontro fra Esecutivo e Magistratura. Riguarda noi tutti.

Che fare? Forse sarebbe stato meglio dar retta a un modesto suggerimento che mi permettevo di dare sul Tempo di Roma (che non è esattamente un quotidiano di sinistra) a metà degli anni '90, quando Berlusconi cominciò la sua devastante campagna contro la Magistratura italiana. E cioè, varare una norma del tutto speciale, sulla falsariga delle "Disposizioni transitorie e finali" che stanno in coda alla nostra Costituzione, e che recitasse, più o meno, così: "Silvio Berlusconi , i suoi discendenti, le sue consorti, i suoi consanguinei e tutti i membri, a qualsiasi titolo, della Casa di Arcore sono dispensati, per il passato, il presente e il futuro, dall'obbligo del rispetto delle leggi penali". Ci saremmo perlomeno risparmiati lo scempio di questi giorni."

Massimo Fini

lunedì 23 giugno 2008

Legalità, giustizialismo....ed altro

Audizione di Emilio Pellicani in “Commissione P2″(24 febbraio 1983 Volume III, Tomo XX, pagg. 414, 415, 416)
Massimo Teodori — Per quanto riguarda il dottor Corona, lei parla ad un certo punto del suo memoriale di compensi elettorali: vuole specificare da chi ha avuto queste notizie, di che cosa si tratta e di quale periodo?
Pellicani — II periodo in cui Corona inizia a prendere dei soldi da Carboni parte dal 1980, quando lui era ancora presidente della Regione sarda. In quella occasione credo che lui abbia avuto da parte di Carboni dei finanziamenti provenienti dal gruppo Berlusconi per l’operazione Olbia 2.
Massimo Teodori — Provenienti, scusi?
Pellicani — Dal gruppo Berlusconi, Silvio Berlusconi, Edilnord.
Massimo Teodori — Dal progetto Olbia 2?
Pellicani — Da Olbia 2. In quell’occasione Carboni mi disse di aver già bonificato a varie persone della Sardegna, tra cui l’onorevole Corona, per circa 380 milioni di cui 200 dati all’onorevole Corona ed altri ad altre persone.
Massimo Teodori — Quindi è Carboni che lei ha detto di aver… lei non ha seguito queste pratiche in proprio?
Pellicani — No.
Massimo Teodori — È una notizia che lei ha da Carboni.
Pellicani — Io so perché ci furono addebitati 500 milioni che furono portati da Fedele Confalonieri tutti in contanti a Cagliari mentre Carboni, Berlusconi e Corona erano a Cagliari.
Massimo Teodori — Cioè, furono portati 500 milioni in contanti?
Pellicani — 500 milioni in contanti.
Massimo Teodori — Quante valigie occupano 500 milioni in contanti? E una dimensione che io non conosco.
Pellicani — Una valigetta ventiquattr’ore.
Massimo Teodori — Furono portati a Cagliari dove c’erano…? Può ripetere?
Pellicani — Dove c’erano Silvio Berlusconi, Flavio Carboni ed Armando Corona. Però i soldi non furono consegnati tutti; Carboni disse che aveva consegnato tutti i soldi, mentre in realtà, in quell’occasione, credo abbia distribuito 280 milioni e di questa distribuzione vi è traccia sempre nei documenti dati alla magistratura.

Beppe Niccolai da Rosso e Nero dal “secolo d’Italia” del 30 luglio 1982:
“..non contestiamo la libertà di fare i miliardi, buttandosi in politica, in pochi anni. Per carità! Solo ci dovrebbe essere un dovere tassativo: quando si fanno i miliardi, specie velocemente, per se e per i potenti di cui si è portaborse, si deve dichiarare la ricetta, grazie alla quale si è divenuti miliardari. Altrimenti il … gioco non torna.”

Non solo non si dichiarano le origini delle proprie fortune.
Si cerca pure di evitare un chiarimento giudiziario, su presunti fatti , che rivestono rilevanza penale.
Con leggi ad personam.
Fatte queste debite premesse, occorre dire che purtroppo, si risponde all’iniziativa del presidente operaio con bandana con atteggiamenti che, partendo da una posizione di difesa della legalità, sfociano poi nel giustizialismo.
Gran brutta bestia quest’ultimo.
Ancor più brutto quando a tirar le fila sono ex magistrati che sguazzano in politica.
Si è proprio vero. Sembra di vivere in una repubblica bananiera.
Da una parte il caudillo che si fa gli affari suoi con i soldi nostri. Manda l’esercito nelle strade e la polizia a manganellare la popolazione che chiede garanzie per la propria salute. Ogni giorno annuncia programmi ed interventi come spot pubblicitari, immancabilmente smentiti il di seguente.
Dall’altra c’è chi crede di trovare una soluzione giudiziaria a problemi politici. Soluzione di parte, è ovvio.
E fino a qui è lo scontro tra due caste. Ben consolidate.
Il vero problema è quando il cittadino comune rimane invischiato in questi ingranaggi. Allora nessuna vestale della legalità si straccia le vesti. Nessun girotondo è previsto. Nessuna copia della costituzione viene agitata. La cosa non fa notizia.

Eppure c’è una sentenza della Cassazione penale che dovrebbe fare riflettere. La quale ci ricorda che “… la sentenza di non luogo a procedere ………. rimane prevalentemente una sentenza di natura processuale e non di merito, finalizzata ad evitare i dibattimenti inutili e non ad accertare se l’imputato è colpevole o innocente. Ne deriva che il parametro di valutazione del giudice, cui è imposto di adottare la sentenza di non luogo a procedere non è l’innocenza dell’imputato ma l’impossibilità di sostenere l’accusa in giudizio...”
Sezione IV, sentenza 16 gennaio-14 marzo 2008 n.11335

In sostanza si evidenzia che esiste una casistica in cui l’azione d’indagine è carta straccia.
Che chiaramente è costata tempo, denaro….e magari carcerazione. Tutto materiale inservibile in un dibattimento.
Ebbene vorremmo che questi paladini della legalità ci dicessero cosa ne dobbiamo fare di quei magistrati che hanno portato avanti tali inchieste.
Non con spirito giustizialista. Non è richiesto.
Basterebbe nel rispetto di quel principio che afferma che tutti siamo uguali di fronte alla legge.
Ecco perché ci disturba assai questo spirito giacobino.
Forse per ora è meglio un presunto colpevole in libertà che un innocente in galera.
In attesa di una soluzione.
Che la politica non può farci attendere ulteriormente.

sabato 21 giugno 2008

Repubblica delle banane

Il Berlusconi IV parte esattamente da dove il Berlusconi II aveva iniziato.
Cioè si riparte daccapo.

Infatti il primo atto del Berlusconi II fu, il 28 settembre 2001, la legge delega per la riforma del falso in bilancio, norma approvata a tempo di record grazie all’intervento del capogruppo DS della Camera, Luciano Violante, che ne chiese addirittura la procedura d’urgenza per il dibattito in aula. Relatore: Gaetano Pecorella, uno degli due avvocati personali del Premier. Ma anche il secondo, Niccolò Ghedini, non rimase con le mani in mano partecipando con puntuali emendamenti.
Dalla norma, che ridusse notevolmente i tempi di prescrizione e depenalizzò fortemente il reato, il Presidente del Consiglio trasse subito vantaggio personale ottenendo due prescrizioni e nel processo All Iberian 2 una assoluzione “perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato”. Dalla sua legge appunto.

Tempi moderni. Il governo Berlusconi IV più deciso che mai, più attivo di sempre, più capelli di prima.
Un governo sonnecchiante e latitante su questioni importanti che toccano le tasche dei cittadini come la questione dei rifiuti campani (ora tre anni necessari si dice, mentre in campagna elettorale si parlò di due mesi), Alitalia (300 milioni di euro di perdite a trimestre ma ancora la fantomatica cordata italiana che doveva essere pronta in 3 settimane non si vede) e Rete4 (ci attendono 350 mila euro di multa al giorno retroattivamente a partire dal primo gennaio 2006 ma anche qui latitanza pura) per fare tre esempi, ma determinatissimo ed instancabile quando si tratta di toccare il tema giustizia.
Così mentre nel frattempo il popolo viene blandito con un fantomatico “decreto sicurezza” si ripercorre la vecchia strategia castista di provvedere prima di tutto alla sicurezza del clan di Arcore & sodali. Perché i provvedimenti degli ultimi giorni non vengono per nulla incontro alla sicurezza dei cittadini ma sono l’ennesimo tentativo con cui la Casta politica tende all’impunità? Vediamo:

  1. legge sulle intercettazioni: come abbiamo dimostrato nei post precedenti, le intercettazioni non sono né troppo costose né troppe nonostante le affermazioni dei giornalisti paraculi di regime. Il problema non è della magistratura se l'Italia è il paese della corruzione e del malaffare (studio OCSE) e se intere regioni sono preda del potere mafioso e camorrista. Le intercettazioni sono tante perché i criminali abbondano, l'Italia non è mica la Svizzera! Ma le intercettazioni sono infine un mezzo a tutela del cittadino onesto, che certo, in cambio della sicurezza, rinuncerebbe ad un poco della sua privacy per l'interesse proprio e quello comune. Perché chi è onesto non ha nulla da temere. In ultimo le intercettazioni non sono manipolabili come i pentiti e costano molto meno di mesi e mesi di appostamenti e pedinamenti. In poche parole le intercettazioni non sbagliano mai e sono uno strumento di sicurezza e garanzia per tutti noi.
  2. Provvedimento blocca-processi: il decreto legge che vuole sospendere tutti i processi puniti con la reclusione fino a dieci anni per i reati commessi prima del giugno 2002 sospendendoli per un anno non viene incontro alle esigenze dei cittadini. Prima di tutto la norma è incostituzionale perché prefigura una lesione del diritto ad un processo di "ragionevole durata" (Articolo 111 della Costituzione), potendosi tra l'altro il decreto reiterare e quindi i processi rinviati sine die, e perché lede il principio dell'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge (Articolo 3). Pensate un po' a quegli onesti cittadini, vittime di soprusi o ingiustamente accusati, che dopo avere penato per anni dietro a delle vere e proprie odissee giudiziarie si vedano ora i loro processi bloccati, per ora per un intero anno ma chissà per quanto ancora, e quindi scavalcati da altri più recenti. È un provvedimento che toglie ai cittadini il diritto e la possibilità di essere processati nel più breve tempo possibile. Una norma ingiusta e contro l'interesse vero dei cittadini onesti.
  3. Provvedimento salva-Premier: Che questa norma violi l'Articolo 3 della Costituzione, vedi sopra, va da se. Infatti la norma, Lodo Maccanico-Schifani fu già proposta ma dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale nel gennaio 2004. Eppure è per me l'unica norma che ha un senso. Perché? Perché se il problema è di fermare il processo Mills o gli altri processi pendenti sulle spalle dei soliti noti, allora conviene al popolo italiano di dotare costoro di un carta di impunità fino alla durata delle loro cariche, cioè una sorta di "crime card", purché si lascino stare i 100 mila processi che si vogliono bloccare (pur di fermare i loro), non si impediscano le intercettazioni di migliaia di criminali ogni anno (pur di cancellare le belle registrazioni della nitida vocina del Presidente del Consiglio) e si evitino ulteriori danni al già disastrato stato della giustizia italiana. Insomma carta bianca. Dopo James Bond con la sua licenza di uccidere, Silvio B. con la sua licenza di farsi i cazzi suoi. Vabbè diamogliela. Basta che ci lasci in pace.

mercoledì 18 giugno 2008

Arrestateci tutti

Vorrei mettere oggi al corrente di una nuova iniziativa di Antonio Di Pietro, la quale mi trova completamente solidale. Si tratta di una iniziativa forte e di disubbidienza civile di fronte al tentativo del governo (illegittimo rispetto all’articolo 21 della Costituzione e all’articolo 10 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo) di limitare notevolmente l'uso delle intercettazioni nei processi con una pena massima inferiore ai 10 anni (che sono anche il 95% del totale e praticamente tutti i reati comuni che toccano il popolo da vicino) ed oltre a questo la libertà fondamentale del diritto di stampa e di informazione.
Come abbiamo spiegato nei nostri precedenti commenti, si tratta chiaramente di un provvedimento
scandaloso voluto dalla classe classe politica di governo nella sua quasi totalità a vantaggio dei propri interessi di Casta.
La sola voce rabbiosa Di Pietro si stacca dal branco.
Mi vengono ora in mente le campagne giustizialiste a favore dell'allora PM di Milano nel lontano '92/'93 condotte in quegli anni dalla destra italiana. Quei conati moralizzatori sono ora solo un lontano ricordo.
Oggi Alleanza Nazionale tace. Il partito di Fini è diventato il notaio dei Poteri forti.
Da oggi diffondo il banner dell'iniziativa "arrestateci tutti" anche in questo blog.

"Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non ha tempo per gli italiani, per le vere emergenze del Paese. Il suo tempo lo dedica esclusivamente ai problemi personali, alle pendenze giudiziarie (dal processo Mills alla vicenda delle intercettazioni con Saccà), alla difesa ad oltranza delle concessioni pubbliche che gli consentono di trasmettere Rete4 e di incassare gli introiti pubblicitari attraverso Publitalia. Berlusconi non ha tempo per occuparsi degli italiani, è troppo occupato, anzi pre-occupato per le sue vicende private. Il suo è un governo ad personam, composto da persone fidate e nominate ministri per proteggere i suoi interessi.

La cosiddetta legge sulle intercettazioni, che tappa la bocca ai giornalisti e impedisce alla magistratura di indagare sulla maggior parte dei reati, non è voluta dagli italiani onesti, ma da politici disonesti. Questa legge impedirà la cronaca giudiziaria su atti pubblici. Non verremo più a sapere dei furbetti del quartierino, delle operazioni omicide compiute all’ospedale Santa Rita di Milano. Questa è una legge fascista. Esiste di fronte allo scempio della democrazia il diritto di disobbedienza civile da parte dei cittadini. Ed è esattamente quello che farò in questo blog e nel sito dell’Italia dei Valori, che pubblicheranno senza alcun timore delle conseguenze ogni atto pubblico di natura giudiziaria che sia di interesse dell’opinione pubblica.

Inoltre, l’Italia dei Valori darà il proprio supporto legale a tutti i blogger che saranno perseguiti per aver pubblicato notizie giudiziarie pubbliche.

Berlusconi deve sapere che l’Italia non è ancora di sua proprietà e che la democrazia non si può negoziare."

Antonio Di Pietro

mercoledì 11 giugno 2008

Balle spaziali

Il Cavaliere mantiene sempre le promesse.
Purtroppo.
L'aveva detto in campagna elettorale davanti al giubilante popolo pidiellino, quei quattro gatti del Colosseo, che uno dei primi provvedimenti che avrebbe preso sarebbe stato quello di mettere fine al fastidioso incomodo delle intercettazioni.
Siamo passati da una delle solite leggi ad personam (essendo Berlusconi ancora imputato in tre grandi processi: diritti Mediaset, corruzione di Mills e corruzione di Saccà), ad una vera e propria legge ad personas, una legge che di fatto garantisce l'impunità ad una intera classe di individui, la Casta politica. I soliti noti.
Per questo penso che la legge, già la sera dell'11 giugno annunciata come decreto ma subito ripensata come disegno di legge a causa dei dubbi di Napolitano, non incontrerà serie resistenze tra le fila dei principali beneficiari del Palazzo. È solo questione di tempo.
Nel frattempo il popolo italiano deve venire blandito ed anestetizzato, di modo che, quando il tempo verrà, si berrà l'amara pillola senza colpo ferire.
Ma proviamole a vederle da vicino queste nuove balle berlusconiane.
  1. Le intercettazioni sono costose: Nell'anno 2007 lo Stato ha messo a disposizione della giustizia 7 miliardi e 700 milioni di euro di cui 224 milioni per le intercettazioni. Questo corrisponde al 2,9% delle spese complessive e a circa 3,9 euro all'anno per ogni cittadino italiano. Se questo, di fronte al servigio di avere dato una certa sicurezza al cittadino, è tanto lo lasciamo al vostro giudizio. Faccio notare che il costo delle intercettazioni è con 224 milioni contro circa 240 inferiore al costo della Presidenza Napolitano con il suo entourage. Quindi mi domando se non sia più ragionevole ridurre il numero dei corazzieri, che passano le giornate a fare la guardia alle mosche, prima di licenziare coloro che passano il tempo alla indefessa ricerca di criminali. Ma il dato più ignorato, rispetto al ritornello per cui "le intercettazioni costano troppo", è che le intercettazioni sono un investimento con un ritorno positivo. Prendiamo il caso dell'inchiesta Antonveneta sui "furbetti del quartierino". Costo dell'indagine: 8 milioni di euro. Soldi recuperati in risarcimenti versati da 64 indagati per poter patteggiare: 340 milioni, alcune decine dei quali messi a bilancio dello Stato per nuovi asili. Il resto basta a pagare le intercettazioni di tutto l'anno in tutta Italia.
  2. Le intercettazioni sono troppe: La stampa di Regime afferma che “gran parte del Paese è sotto controllo”. Si, ma quanti italiani sono? Le cifre dicono che su 3 milioni di processi vengono emessi 45 mila decreti di ascolto all’anno, quindi per l'1,5% dei processi, e nemmeno tutti portano a vere intercettazioni. D'altra parte come affermare se le intercettazioni sono poche o troppe? Le intercettazioni sono quelle che i giudici autorizzano in rapporto all’unico parametro possibile: le notizie di reato. Ma è comunque logico che le intercettazioni in Italia debbano essere numerose, tenendo conto che intere regioni del paese sono preda della mafia e dalla camorra e che il tasso di criminalità italiano è uno dei più elevati nell'Europa dell'ovest. Inoltre in Italia le intercettazioni sono tutte registrate, mentre negli altri paesi a intercettare sono soprattutto servizi segreti e polizie varie (in Inghilterra addirittura il servizio ambulanze e gli enti locali), senz’alcun controllo né statistica, da qui il numero apparentemente basso.
  3. Le intercettazioni violano la privacy: La privacy è già tutelata dalla legge sulla privacy. Questa può tuttavia essere limitata se fondate esigenze di giustizia lo richiedono. Preso atto che i fatti personali non rilevanti alle inchieste dovrebbero venire stralciati dagli atti (omissis), il principio è quello per cui ognuno rinuncia a una porzione della sua riservatezza per consentire allo Stato di reprimere i reati e proteggere le vittime.
  4. Le intercettazioni sono inutili: La versione ufficiale è che i magistrati dovrebbero smettere di usare il mezzo moderno dell'intercettazione e tornare ad usare metodi "tradizionali". Si ma quali? È evidente che il valore di una intercettazione di una conversazione carpita all'insaputa dei partecipanti è infinitamente superiore ad una confessione od una affermazione volontaria di testimoni o pentiti che può essere in ogni momento ritrattata e comunque studiata a tavolino. Questo è particolarmente vero per i reati finanziari come la corruzione, l'estorsione o il falso in bilancio per esempio dove il crimine si consuma tra un aggressore e una vittima o una società e che sono difficilissimi da venire scoperti se qualcuno non denuncia il reato. L'intercettazione diminuisce anzi il pericolo di errori e tutela gli innocenti togliendo potere alle dichiarazioni non circostanziate dei pentiti.
Per i punti sopra discussi, ritengo che la limitazione radicale dell'uso delle intercettazioni che è sotto studio non sia accettabile da alcun punto di vista.
Un pacchetto di provvedimenti che, con il nascosto obiettivo di concedere l'impunità ad un'intera classe politica, passa in maniera noncurante ed arrogante sopra gli interessi del popolo sovrano.
Il pacchetto di provvedimenti della solita Casta politica che litiga in TV ma che spartisce nei salotti bene e nelle stanze del Palazzo. Dei vecchi amici dell'Indulto.
Ci riprovano.
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