"Non importa dove si nasce se si combatte per le stesse idee e si crede nelle stesse cose."
Paolo Borsellino

chi voteresti alle politiche ora?

soddisfatto del governo Berlusconi?

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venerdì 8 agosto 2008

La "separazione delle carriere" - Parte II


"La prima ragione:
Gli avvocati soffrono questo loro ruolo di esperti prezzolati; non gli piace questa figura di uomo di parte, sostenitore di interessi precostituiti, da far prevalere anche se infondati; sono a disagio, tanto più se sono persone di valore, quando debbono ricorrere ad argomenti che loro per primi sanno essere infondati; soffrono questa schizofrenia legale per la quale, come cittadini (e ancora di più come tecnici del diritto) sono consapevoli della colpevolezza del loro cliente e come avvocati debbono nasconderla, cercando di ottenere una sentenza che, per primi, sanno essere ingiusta. E, in questa situazione, sentono l’handicap di doversi confrontare con un soggetto, il PM, che non ha di questi problemi; che può sostenere in buona fede (che non vuol dire con ragione) qualsiasi tesi, che ha la libertà di una coerenza intellettuale che loro non possono permettersi. Da qui la necessità di sminuire il loro avversario; di ridurlo a qualcosa di simile a loro; di obbligarlo ad un ruolo partigiano opposto al loro: tu accusi, io difendo; e vinca il migliore.

Insomma, il processo come competizione sportiva; con un arbitro, il giudice, che deve solo sorvegliare che le regole del gioco vengano rispettate; e che deciderà quale dei due contendenti ha segnato più punti. Ma naturalmente il processo non è una partita di calcio. La responsabilità penale non può essere il risultato di una gara a chi è più bravo, accusatore o difensore. Il processo (giusto, quello che garantisce davvero il cittadino, non il cosiddetto giusto processo di cui straparlano i nostri politici) necessita di un’indagine preliminare seria e obbiettiva, di un investigatore che non abbia pregiudizi, di un PM pronto a cambiare idea ad ogni momento, di un collaboratore del Giudice nell’accertamento della verità. E necessita anche di un difensore che stimoli il PM, lo tormenti, lo costringa ad approfondire, a non trascurare nulla, ad indagare fino in fondo: perché condannare una persona è una cosa grave; e bisogna essere sicuri (quanto si può, sempre in questo mondo e non in quello divino viviamo).
Ma tutto ciò, come ho detto, non fa proprio piacere agli avvocati.

La seconda ragione:
Se il Pubblico Ministero non è più un Giudice ma una parte, come un qualsiasi avvocato, allora deve avere un datore di lavoro; proprio come un avvocato. E chi sarà questo datore di lavoro? Ma lo Stato, naturalmente, proprio come in quasi tutti gli altri Paesi occidentali. E che fa il datore di lavoro? Ordina. Stabilisce quello che il dipendente deve fare e quello che non deve fare, come lo deve fare, quando lo deve fare, fino a che punto lo deve fare. E che farà questo PM posto agli ordini dello Stato (dunque del Governo, chi “gestisce” lo Stato è il potere esecutivo)? Farà i processi che il Governo gli permette di fare; non farà i processi che il Governo non vuole che siano fatti. Peggio, qualche volta gli capiterà di dover fare i processi che il Governo gli ordina di fare. Fuor di metafora, farà i processi per rapina, omicidio e spaccio di droga, insomma quelli che non interessano la classe dirigente; e invece, per restare alla cronaca recente, non farà i processi contro Mastella e i suoi amici o contro Del Turco e compagnia bella; né naturalmente quelli contro Berlusconi. E forse gli capiterà anche di fare qualche processo contro un avversario politico della maggioranza che è al Governo.

Forse, se i cittadini sapessero cosa significa davvero la “separazione delle carriere” avrebbero un quadro più chiaro di come la classe politica interpreta l’art. 3 della costituzione, quello che dice che tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge."
Bruno Tinti

La "separazione delle carriere" - Parte I

Dalla rubrica sulla giustizia del Procuratore Bruno Tinti, autore del libro "Toghe rotte", posto l'informativo commento dal titolo La “separazione delle carriere”.
Visto che la riforma della giustizia sarà verosimilmente un tema caldo dell'autunno che viene, con suo solito corollario di balle ed annessi, cominciamo a prepararci mentalmente per lo scontro che verrà.
Informiamoci.
Cosa è veramente "la separazione delle carriere"?

"Berlusconi ha detto che deve riformare la giustizia “ab imis” e che la “separazione delle carriere” non gli basta. Ma che cosa è questa “separazione delle carriere”?

In breve si tratta di questo: nel processo penale accusa e difesa debbono diventare parti che operano su un piano di parità; uno accusa l’imputato e l’altro lo difende; uno raccoglie le prove che provano la colpevolezza e l’altro quelle che provano l’innocenza; e tutti e due smontano le prove dell’altro come meglio possono. Sopra di loro sta il Giudice “terzo e imparziale” che deve stabilire chi tra i due ha torto o ragione. Ne consegue che, anche se l’accusa è sostenuta da un magistrato, il Pubblico Ministero, questo deve essere diverso, appunto “separato”, dal suo collega che fa il Giudice: e, per ottenere questo obbiettivo, l’unica soluzione è quella di prevedere per i magistrati due carriere separate; quella del Giudice e quello del Pubblico Ministero; e nessuno deve poter passare da un ruolo all’altro.

Si tratta di una sciocchezza; ed è facile capirne il perché: il PM tutela gli interessi della collettività, l’avvocato quelli del suo cliente. Per il PM non è importante che l’imputato venga condannato; è importante che il colpevole venga condannato. E quindi, se l’imputato non è colpevole (perché le prove raccolte contro di lui si rivelano non convincenti, insufficienti, contraddittorie) il PM ha l’obbligo di chiedere che venga assolto. In realtà, al di là dell’obbligo, al PM non salta nemmeno in testa di chiedere la condanna di un imputato che ritiene innocente o per il quale le prove raccolte gli sembrano insufficienti. Alla fine, nel PM, si riassume il ruolo di accusatore e difensore: egli cerca di capire se l’imputato è colpevole o innocente; e, quando crederà di aver capito (perché sempre di giustizia umana si tratta) chiederà al Giudice la condanna o l’assoluzione.

L’avvocato difensore, lui si, è uomo di parte; nel senso che egli ha un obbligo ben preciso: far assolvere il proprio cliente oppure, alla peggio, fargli avere la pena più ridotta che sia possibile. Per capire bene questa differenza (che però è talmente ovvia da non meritare commenti) basta un esempio: se un PM sa che è possibile acquisire una prova che dimostra l’innocenza dell’imputato, la deve acquisire; se un avvocato difensore sa che esiste una prova che dimostra la colpevolezza del suo cliente, deve (proprio deve) evitare (con mezzi leciti si capisce, ma qui il discorso si fa lungo e complicato) impedire che venga scoperta.

Insomma, non è vero che PM e avvocato sono due soggetti animati da interessi contrapposti: il PM può trovarsi dalla stessa parte dell’avvocato. E non è vero che hanno un ruolo processuale paritario: il PM difende un interesse pubblico - l’identificazione e la punizione del colpevole, chiunque esso sia -; l’avvocato difende un interesse privato - l’assoluzione del suo cliente, anche se colpevole -.

Ma allora perché….?
Le ragioni sono sostanzialmente due."
Bruno Tinti

lunedì 4 agosto 2008

Le vie del pellegrinaggio per Sulmona

Il carcere di Sulmona è ben noto a causa dei prestigiosi detenuti del 41 bis di mafia e 'ndrangheta. Una porta che non si apriva mai.
Ma ora che il carcere rinchiude un detenuto importante, Ottaviano Del Turco, ecco che la processione non finisce più.
11 visite eccellenti in diciannove giorni: "Otto sono targate centrodestra. Tre centrosinistra. Un record per il sistema carcerario italiano: è la prima volta che un detenuto riceve così tante attenzioni e in così poco tempo in una prigione dello Stato. Un record dei record per il «supercarcere» di Sulmona, blocchi di cemento armato trasformati in camminatoi in mezzo alla magnifica campagna ai piedi del Gran Sasso." Nel frattempo "Lui legge Hemingway e Silone, dipinge su tela la sua cella e le montagne dell' Abruzzo, con gli altri ospiti del carcere di Sulmona non parla mai".
Le prime visite, il 15 luglio: Pierluigi Mantini, deputato del Pd e segretario della commissione Giustizia della Camera, ed il senatore Marcello Pera. Il 16: i parlamentari del Pdl Renato Farina e Giancarlo Lehener. Il 21: la deputata del Pdl Melania De Nichilo Rizzoli. Il 25 luglio sono a Sulmona Lella Golfo, presidente della fondazione Marisa Belisario, e l'onorevole del Pdl Giuliano Cazzola, vicepresidente della commissione Lavoro della Camera; quest'ultimo con quattro bigliettini recanti messaggi d'auguri da parte del ministro Renato Brunetta, dell'ex ministro Pierluigi Bersani, di Livia Turco e di Margherita Boniver. La tarda serata del 25 luglio è il turno dell'ex presidente del Senato Franco Marini assieme al senatore del Partito democratico Giovanni Legnini. Maurizio Scelli, l'ex presidente della Croce Rossa, è di turno il 29 luglio. Fino all'ultima visita celebre, quella dell'europarlamentare del Pdl Giuseppe Gargani. Innumerevoli poi le lettere ed i bigliettini dei colleghi del Palazzo: Silvio Berlusconi, ma anche Piero Fassino ed Epifani.
La Casta politica è si protettiva verso i membri che una volta tanto vengono beccati con le mani nella marmellata; così i suoi membri onorati si superano in un profluvio di pizzini e messaggi di parte a prescindere dalle carte processuali. Quando un messaggio di buon lavoro al magistrato inquisitore?
Oddio, per la verità rimaniamo in attesa che il Tribunale del Riesame il 7 Agosto decida sul destino degli indagati e preferiamo limitare i giudizi sommari. Tuttavia riteniamo che le 442 pagine dell'atto accusatorio del Procuratore Trifuoggi sono più che una prova campata per aria e che comunque alla fine saranno i fatti processuali a prevalere sugli atteggiamenti autoprotettivi e diffamatori della Casta politica.
Ci dobbiamo preoccupare per questo eccesso di solidarietà bipartisan e per il rinnovato scambio di attenzioni tra maggioranza ed opposizione sul tema giustizia? Si.
Infatti consideriamo infatti quali interessi e potenziali conseguenze per la Casta siano in ballo, tenendo ben presente in mente che la gestione della sanità regionale è un'immensa gallina dalle uova d'oro che ha permesso di superare le difficoltà subentrate sul finanziamento illecito dei partiti a seguito di Mani Pulite.
È chiaro che se qualcuno parla sono problemi per tutti.

mercoledì 30 luglio 2008

Olmert si dimette per le accuse di corruzione. È pazzo!

Storie dell'altro mondo dal medio oriente!
Attentato dinamitardo? Massacro di palestinesi? Nuova divisione dei pani e dei pesci?
No. Niente di tutto questo.
Qualcosa di veramente più assurdo.
Il Premier israeliano Olmert ha deciso di dimettersi per le accuse di corruzione che gli sono state formalmente sottoposte tempo fa. Olmert è sospettato infatti di aver ricevuto fondi illegali da parte del magnate americano Morris Talansky per 150 mila dollari in quattro anni.
Si dimette!
Che scandalo! Niente cannoli? Niente accuse alle toghe rosse? Niente immunità per il Premier? Niente Lodo?
Paese strano questo Israele, certo indietro coi tempi. E uomo ingenuo questo Olmert. ''Dopo l'elezione del mio successore darò le dimissioni per consentire la rapida formazione del nuovo governo", ha spiegato aggiungendo di lasciare la carica "in modo dignitoso", e professandosi innocente per le accuse di corruzione avanzate contro di lui: "Il tempo mi darà ragione", ha assicurato.
Certo un Premier poco cool e non al passo dei rampanti tempi moderni. Ed uno sprovveduto per volersi dimettere per la modica sommetta di appena 150 mila dollari.
Mentre noi abbiamo un Presidente del Consiglio al quale nel processo "Diritti Mediaset" (*) ancora in corso vengono addebitati fondi neri per 280 milioni di euro ed una conseguente evasione fiscale di 124 miliardi di lire tra il '96 e il '99. Naturalmente l'idea di dimettersi per difendersi nelle sedi preposte mai passata per l'anticamera del cervello.
Non so proprio quale sia il paese veramente minacciato di sopravvivenza. Non so proprio il paese nel quale preferirei vivere.

(*) Barbacetto, Gomez, Travaglio - Mani Sporche, pag. 198

lunedì 28 luglio 2008

I soldati per le strade! Una farsa degna del più grande Totò

La farsa del governo sulla questione immigrazione conosce una nuova eroica pagina.
Abbiamo già detto poco tempo fa come il governo si faccia beffe degli sprovveduti cittadini da un lato proclamando lo "stato di emergenza nazionale", dall'altro - quello che conta purtroppo - tagliando i fondi per forze dell'ordine, esercito e magistratura - e quindi minando alla base la validità dei proclami televisivi che vengono lanciati da Umilio Fido & co.
Una presa per il culo.
Ora pure i soldati per le strade! "I soldati affiancheranno agenti di polizia e carabinieri nel pattugliamento delle città." 3000 militari per la sicurezza nei centri urbani, di cui "circa un terzo andrà nei centri di identificazione ed espulsione (ex cpt), un terzo a controllare il luoghi sensibili come le ambasciate e il resto sarà impiegato a pattugliare". Parola del balilla arcoriano La Russa. E se lo dice lui ci possiamo credere.
In realtà lo dice lo stesso ministro guerriero il vero motivo della carnevalata. I soldati "perlustreranno le città a piedi per una maggiore visibilità". Segnatevi questa parola bene: visibilità. Ma di quale visibilità parla?

Della visibilità sua e della sua parte politica.
Perché mille soldati non sono certo sufficienti a pattugliare il grande numero di città italiane sovraffollate e preda di una criminalità di ogni sorta. Ma sono sufficienti per lanciare il proclama a reti unificate che il governo si da da fare per davvero per rendere finalmente sicure le città italiane.
Che intere regioni siano poi preda della criminalità organizzata naturalmente non interessa. Che il parlamento sia sovraffollato di condannati ed inquisiti nemmeno. Che faremo, manderemo ora 100 Marines armati di tutto punto a presidiare le aule di Montecitorio e Palazzo Madama contro i furti di portafogli?
E questo indifferente del fatto che la presenza di qualche soldatino in mimetica nelle strade delle nostre città così ricche di storia ed arte avrà un effetto simbolico e pratico negativo all'estero e presso i turisti.
Firenze non è Buenos Aires o Bogotà signori!
Purtroppo all'estero mica lo sanno che siamo governati da una manica di cabarettisti!

Tribunale del lavoro "caccia" Saccà. Ma Cda Rai disse di no. Che facciamo adesso?

Ci voleva al solito una sentenza di un tribunale per esprimere la ormai piana convinzione popolare che Saccà se ne deve andare. "I giudici del Lavoro hanno dato ragione all'azienda che aveva presentato ricorso contro il reintegro nell'incarico di direttore di Rai Fiction. Nella sentenza, Il comportamento dell'azienda di viale Mazzini è definito ragionevole e legittimo''.
Raccomandazioni? Corruzione? Cabaret politico?
Non sono state sufficienti le intercettazioni, disponibili su YouTube in quantità industriale, e che noi già una volta abbiamo commentato, per smuovere i lorsignori.
La faccia di gomma di taluni è più forte di ogni circostanza.
Certo, paragonando il novello soldato Ryan Saccà all'uomo dei cannoli Cuffaro ci sorprende la moderazione della reazione del signor Agostino.
Niente cannoli.
E lui? "Mi pare che si stia facendo una tempesta in un bicchier d'acqua" ha commentato Saccà a SkyTg24. Pensavo che questa si chiamasse una figura di merda, invece era solo un bicchier d'acqua! Boh... tempi moderni. "L'ordinanza si riferisce a un procedimento chiuso con la bocciatura da parte del Cda della proposta di licenziamento e con la sospensione per dieci giorni prevista dal Direttore Generale''.
Sarà, ma che almeno ora il Cda della Rai prenda atto della decisione del Tribunale del lavoro e ci risparmi questa ulteriore vergogna. Si dia un segno.
Perché sbagliare è umano ma perseverare è diabolico. Altrimenti significa qualcosa di più.

domenica 27 luglio 2008

Libertà per gli assassini

Pubblico integralmente il testo di una lettera del fratello di Paolo Borsellino, Giuseppe, alla notizia della scarcerazione di Bruno Contrada.

"Pochi minuti fa mi è arrivata la notizia della scarcerazione di Contrada, sotto la forma di arresti domiciliari per motivi di salute.
Non posso accettarla, il mio animo si rivolta, il constatare che agli assassini di mio fratello non è bastato ucciderlo ma che stanno anche completando l'opera mi ripugna, mi sconvolge.
Ho voglia di farmi giustizia con le mie mani dato che la Giustizia in questo nostro sciagurato paese non esiste più.
Paolo considerava Contrada un assassino e lo stesso lo considero io e per gli assassini non ci può essere ne perdono ne pietà. Non è una mia idea, Paolo disse più di una volta ai suoi familiari parlando di Contrada "solo a fare il nome di quell'uomo si può morire".
Contrada era in carcere, il solo finora a pagare per quei pezzi deviati dello Stato che con la criminalità mafiosa hanno trattato e per portare avanti questa trattativa hanno fatto uccidere Paolo Borsellino e con lui tutta la sua scorta, ragazzi mandati a morire senza nessuna difesa ne possibilità di salvezza da chi sapeva che il carico di tritolo, anzi di Semtex, l'esplosivo usato per le stragi di Stato, era già stato depositato in Via D'Amelio.
Contrada era un simbolo, il simbolo di una Giustizia che qualche volta, solo qualche volta, riesce ad inchiodare i colpevoli. Adesso quelli che lui ha servito e che sono rimasti fuori dalla galera, che non sono mai stati finora indagati perché i pochi giudici che hanno tentato di farlo sono stati subito ridotti al silenzio, come ha detto l'altro giorno il giudice Scarpinato al Palazzo Steri di Palermo, sono riusciti a tirarlo fuori come gli avevano promesso per evitare che potesse parlare e trascinare in galera anche loro.
Avrei potuto accettare che finisse i suoi miseri giorni a casa sua, se anche gli altri avessero pagato, se fossero partite quelle indagini che non andranno mai avanti sui mandanti occulti della strage, su quelli che non si possono chiamare "mandanti esterni" perché sono "interni" allo Stato ed alla stessa magistratura.
Ma, come disse Sciascia, "lo stato non può processare se stesso" e quello che c'era scritto sull'Agenda Rossa di Paolo permette di tenere in piedi una rete di ricatti che consente di mettere tutte le pedine al posto giusto, di manovrare i pezzi necessari, ed arrivare alla fine della partita.
Se venissero portate a termine le indagini sulle telefonate partite dal centro del Sisde sul Castello Utveggio, Contrada ed tanti altri insieme a lui potrebbero andare in carcere non per concorso esterno in associazione mafiosa ma per concorso in strage e forse sarebbe allora più difficile tirarli fuori dal carcere, sarebbe più difficile concedere anche a loro l'immunità come per le alte cariche dello Stato, se ne potrebbe salvare uno ma non tutti.
Ho eliminato dal mio vocabolario due parole, la speranza ma anche la disillusione, lo scoraggiamento. Ce ne sono rimaste solo due la parola rabbia e la parola lotta e a gridare la mia rabbia e a lottare continuerò finché avrò voce, finché avrò vita."

Come mai questa mia determinazione nel trattare il tema Paolo Borsellino in successivi contributi?
Perché è mia convinzione che negli attentati mafiosi di Capaci e Via D'Amelio si siano scritte nel sangue le basi ed i presupposti di questa disgraziata Seconda Repubblica.
Chi trovasse i loro mandanti occulti, i mandanti "interni" allo Stato di cui parla Salvatore Borsellino, troverebbe i complici dell'inizio della nostra triste storia.

venerdì 18 luglio 2008

Mister Been Gasparri: "Il CSM è una cloaca"

Le ultime parole famose del Mister Been d'Italia; come passarci sopra?
Stavolta da Radio Radicale il quarto comico italiano, dopo Aldo Giovanni e Giacomo, afferma: "La cloaca del CSM correntizzato, partitizzato e parcellizzato è uno scandalo che offende gli italiani".
Mentre la constatazione della presenza di correnti nel CSM è un fatto negativo ben noto ai migliori e più responsabili magistrati italiani, come anche Bruno Tinti noto autore del libro "Toghe rotte" riconosce, e quindi condivisibile, certo la definizione del CSM come di una "cloaca partitizzata" ci lascia sorridere. Ed in ogni caso sarebbe una cloaca ben più pulita del Parlamento, la vera ed "original" cloaca d'Italia. "partitizzata"? Caro Mr. Been, ma te ne accorgi da dove provieni? Di chi sei? Che i partiti sono stati la tua casa da sempre?
"Come presidente dei senatori del Pdl reputo prioritaria una equilibrata riforma della giustizia. L'obbligatorietà dell'azione penale è un feticcio teorico perché poi sono i magistrati a decidere quali processi fare e quali non fare."
Questa te l'ha passata zio Silvio eh?
I processi da non fare? Quelli contro del vostro datore di lavoro di Arcore. E gli altri? Chi se ne frega.
"La separazione delle carriere è un'esigenza prioritaria per restituire maggiore trasparenza alla giustizia, la depoliticizzazione della magistratura è un'emergenza democratica."
Per me la vera esigenza prioritaria è la depoliticizzazione della politica, comunque, ognuno è libero di dire la sua, persino il presidente dei senatori del PD(l). In quanto alla separazione delle carriere quella già quasi esiste grazie all'ultimo ordinamento giudiziario voluto dall'amico vostro, il caro signor Mastella.
"La magistratura seria e laboriosa composta dalla maggioranza dei magistrati è la prima vittima di quattro guitti che usano le toghe per un'azione di militanza politica, che occupano militarmente il CSM e che non giovano a un'immagine della magistratura fortemente incrinata come si vede dai sondaggi, una reputazione che la magistratura non merita. La riforma deve esaltare la funzione della giustizia e noi la faremo sicuramente".
E quale sarebbe questa magistratura "seria", quella che chiude non uno ma due occhi di fronte alle vostre malefatte? Mah, se qua c'è un "guitto" questo è proprio il signor Mister Been. L'uomo della vergognosa Legge Gasparri sulle telecomunicazioni che l'omino di Alleanza Nazionale certamente non ha nemmeno letto prima di firmare.
Ne è passata proprio tanta di acqua sotto i ponti dal quel fantastico biennio '92/'93 quando Gasparri e sodali inneggiarono ai magistrati di "Mani pulite" mentre una intera classe politica corrotta e miserabile scompariva nel fango delle proprie malversazioni.
Ma queste sono cose che molte volte abbiamo già visto. E che rivedremo.
Perché i voltagabbana non hanno età.

martedì 15 luglio 2008

L'infinito terorema che sempre ritorna ovvero l'insaziabile voglia di impunità da parte della classe politica

Il signor Tribuno si è rotto veramente le balle di dovere parlare di Silvio Berlusconi ogni giorno.
Ma lui che è il comico vero del momento non si riesce quasi mai a passarlo sotto silenzio.
Gli altri comici della politica, i Fini, i Tremonti, i Sacconi sono soltanto macchiette di secondo livello. A loro un titoletto laterale, quando pure se ne abbia voglia.

I fatti.
Ottaviano Del Turco, 63 anni, ministro delle Finanze tra il 2000 e il 2001, è stato arrestato oggi da agenti della Guardia di Finanza al termine delle indagini «sulle cartolarizzazioni dei crediti vantati dalle case di cura private nei confronti delle Asl abruzzesi». È accusato di associazione a delinquere, concussione e corruzione e di avere incassato, insieme ad altri, tangenti per 6 milioni di euro.
Sia chiaro, non saremo noi ora a preparare la forca su cui giudicare sommariamente le azioni di Del Turco e degli altri indagati. A tale fine ci sono gli organi giurisdizionali preposti.
Tuttavia secondo il Procuratore Nicola Trifuoggi: "Abbiamo riscontrato l'80% dei fatti... Ci sono puntigliosi riscontri da intercettazioni, documenti; abbiamo trovato tutte le ricevute dei prelevamenti. Nell'auto di Luigi Conga, l'ex manager della Asl di Chieti, è stata trovata una valigetta contenente 113 mila euro. Abbiamo pure i ticket dei telepass autostradali di quando i soldi venivano portati a Collelongo" (Collelongo è la residenza abruzzese del presidente Ottaviano Del Turco). In più ci sono le registrazioni dei colloqui che l'imprenditore Vincenzo Angelini ha avuto con i politici corrotti. Un dossier di 442 pagine pieno di fatti e riscontri.

Ma eccolo da Parigi, durante una colazione organizzata dal presidente francese Nicolas Sarkozy in occasione della Festa nazionale francese, l'omino di Arcore in una delle sue uscite più classiche: "Mi sembra una cosa molto strana che ci sia una decapitazione completa, quasi una retata di un intero governo di una Regione". Ed ancora: "Ho sentito anche il teorema accusatorio... conoscendo l'attuale situazione dell'accusa in Italia...". Il trovarsi un paese straniero non lo distoglie minimamente dal buttare fango al suo stesso paese e a quelle istituzioni che lui stesso dovrebbe rappresentare.
"Ho sentito...", "mi sembra...", "un uccellino mi ha suggerito...". Ovviamente le carte non sono state lette. Ma le carte in fondo non sono importanti perché quel che conta è il nuovo pretesto per delegittimare la magistratura; persino quando la magistratura sembra, come in questo caso, perseguire un avversario politico come il rappresentante del PD Del Turco. In base a prove fondate e circostanziate.
Ma non importa. Perché già sappiamo che il paranoico clan di Arcore cercherà ora ed ancora di chiamare a raccolta l'intera classe politica per sferrare il colpo definitivo al nemico di sempre. Quella giustizia che, se funzionasse per davvero, manderebbe in rovina la Casta politica parassitaria che ci governa.
Per questo la giustizia non deve funzionare, non si vuole che funzioni. Con i risultati giornalieri che sono sotto gli occhi di tutti.

lunedì 7 luglio 2008

Attacco terroristico dalle Antille verso Arcore: Le intercettazioni farlocche di Berlusconi

Ore 14:02. Parte l'attacco congiunto dalle isole Antille contro il nostro Governo Nazionale guidato dal prode di Arcore.
Così la vede Silvio Berlusconi.
In realtà un giovinetto, pare 22enne, pubblica questo pomeriggio una trascrizione di una intercettazione farlocca tra Berlusconi e Confalonieri, Chiaramente un falso, lo scrive pure lui in fondo al testo.
La reazione delle autorità è più rabbiosa che mai. La Procura di Roma si attiva per oscurare il sito, l'avvocato ad personam Niccolò Ghedini promette denunce per tutti, sembra che sia allo studio una spedizione della Divisione corazzata Ariete per scovare e distruggere il server malfattore e punire il giovinetto bolscevico colpevole di Lesa Maestà. I mandanti ultimi saranno scovati e puniti: sicuramente toghe rosse! Gli ultimi preparativi si compiono: in questo momento una task force lavora alacremente per stabilire dove cazzo si trovino queste cose di Antille, questione di ore!

A questo punto una considerazione da parte mia: condivido in toto che tutto il materiale ritenuto offensivo e di cattivo gusto possa e debba sparire al più presto da internet, ma allora mi chiedo come mai i lor signori non si siano ancora scandalizzati e di conseguenza attivati con la stessa foga per neutralizzare i contenuti delle intercettazioni sul web Berlusconi-Saccà, Berlusconi-Dell'Utri, Berlusconi-Craxi, per fare solo degli esempi illustri. E che dire della storia online della Banca Rasini che descrive bene le connessioni della famiglia Berlusconi con quella che fu la banca della mafia a Milano? Che vere storie di corruzione e di collusione mafiosa incontrino così poco interesse di fronte alla minaccia insopportabile di un pericoloso ragazzino perditempo ci fa alquanto pensare.
Per non parlare dei frequenti contenuti a sfondo razzista, violento o sessuale di cui così tanto abbonda il web. Tutto questo non interessa al governo.
Ma il Boccaccio burlone delle Antille diventa subito una minaccia nazionale da neutralizzare. Le Procure si devono mobilitare.
Caro Presidente, se questa non è una ammissione di colpe, che cosa è?
Qualcosa di penoso da nascondere?
E forse di più la paura maniacale che crollato il mito di lei non resterebbe più nulla?

martedì 1 luglio 2008

Tutto in mese

Segue quest'oggi un altro brillantissimo contributo dal blog di Benny Calasanzio.

"Mai visto un innocente darsi così tanto da fare per farla franca" diceva qualche anno fa il filosofo Luttazzi. Mai vista così tanta gente mettere da parte tutto e dedicarsi anima e corpo per 30 giorni col fine unico di salvare un singolo multiprescritto dalla Giustizia. E' una squadra che funziona meglio dei pompieri. Già all'indomani delle elezioni, al primo squillo del nuovo premier, tutti pronti per la nuova missione, con tuta ignifuga ed estintori alla schiuma espansa antigiudice.
E' da questa azione corale che nel giro di un mese è partita una campagna di sterminio del sistema penale, della Costituzione, senza che nessuna delle bambole gonfiabili dell'opposizione facessero qualcosa. Solo Di Pietro ha avuto il coraggio di chiamare per nome Berlusconi, che infatti non ha replicato: "magnaccia". Si dice abbia risposto sovrappensiero "si Tonino dimmi...". Nel giro di un mese hanno infilato tre goal, ancora da convalidare, che stenderebbero pure la Spagna di Aragones. Bisogna dare atto però al porta borse di Berlusconi, Angelino Alfano, e al sicario morale, Niccolò Ghedini, che di fantasia ne hanno avuta.

Partiamo dall'inizio. Inserire nel "pacchetto sicurezza", che magari uno sprovveduto pensa sia una cosa seria, una norma che bloccasse i processi per i reati commessi fino al giugno 2002, è stato un colpo di classe. Con la sicurezza non c'entra nulla, ma pare che la corruzione dell'avvocato Mills, da parte dello staff di Berlusconi sia stata perpetuata proprio in quel periodo. Anzi, dopo questa legge, è la conferma per gli inquirenti, smettete pure di indagare, ha confessato. Si calcola che verranno stoppati circa 100 mila processi. Centomila processi, centomila procedimenti per fermarne uno. Naturalmente il testo di questa barzelletta viola abbondantemente l'Articolo 111 della Costituzione (che pare essere ancora in vigore, almeno per qualche altra settimana), riguardo alla ragionevole durata del processo, e l'Articolo 3, sul principio dell'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. La norma sospende i processi per i reati con pene fino a dieci anni di reclusione. Che sono il 95% dei reati. Capite che buco stanno facendo per far passare il piccolo sorcio Berlusconi? Perfino il Csm ha detto, dopo aver chiesto scusa e sottovoce, che questa norma è palesemente anticostituzionale, e se lo dice il Csm, vuol dire che il buco è proprio grosso.
Passiamo al secondo goal, sempre ad opera dei due delegati del re. Limitare le intercettazioni. Qui nessuno scandalo. Lo aveva scritto nel suo programma elettorale: "limitazione dell’uso delle intercettazioni telefoniche e ambientali al contrasto dei reati più gravi; divieto della diffusione e della pubblicazione delle intercettazioni telefoniche ed ambientali, con pesanti sanzioni a carico di tutti coloro che concorrono alla diffusione e pubblicazione". Detto fatto: carcere ai giornalisti, multe agli editori che le pubblicheranno; tutto inutile visto che la magistratura non potrà più farle, le intercettazioni, escluse per quei cinque-sei reati lasciati per scenografia.
Non c'eravamo ancora ripresi dal terribile uno-due di regime, che ci arriva un gancio destro da frattura della mandibola: immunità per le quattro alte cariche dello Stato, "a garanzia della governabilità del paese". Anche qui, c'era una volta l'Articolo 3 della Costituzione che recitava: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali [...]”. Nel 2004 la Consulta bocciò un Ddl uguale a questo. Solo un bambino turbato e prepotente poteva pensare una simile porcata: i processi attivati contro una delle quattro alte cariche dello Stato dovranno essere sospesi automaticamente per riprendere a fine mandato, senza possibilità di nuova sospensione nel caso di rielezione dell'indagato alla stessa carica. E se l'indagato fosse eletto ad un'altra carica? La cosa più aberrante di tutte, è che questa immunità non è limitata ai reati perpetrati nell'esercizio delle funzioni parlamentari, che sarebbe già odiosa di per sé, ma a tutti i reati. Anche quelli colti nella flagranza. Se Berlusconi mi uccide, e lo fa in diretta televisiva, io muoio, se mi spara bene, e lui torna a Palazzo Chigi. Speriamo sbagli mira.


P.S. Vi ricordate alla vigilia delle elezioni quando Cristo Silvio Salvatore parlava della cordata italiana per salvare Alitalia? Praticamente aspettavamo solo di conoscere i nomi e l'offerta. Poi si scoprì che non c'era cordata nè corde, ma solo un bluff, uno di quelli a cui ci ha abituato il figlio del riciclatore di soldi mafiosi. Air France aveva presentato un programma di "salvataggio" in cui si prevedevano 2000 licenziamenti. "Inaudito" tuonarono gli alleati del figlio del ricilatore dei soldi mafiosi. Morale della favola: sparita Air France, sparita la cordata, nel nuovo piano per salvare Alitalia sono previsti 4000 licenziamenti. Ad maiora.

Benny Calasanzio Borsellino

sabato 28 giugno 2008

Magistratura online


Vorrei introdurvi oggi ad un blog amministrato da magistrati per così dire "alternativi". Si chiama Uguale per tutti ed è un blog dedicato al giurista come anche al cittadino comune.
In tempi in cui attaccare la magistratura è infatti diventato come sparare alla croce rossa (sia per ragioni obbiettive di inefficienza ma soprattutto per l'attacco mediatico congiunto che le viene dalla classe politica tutta), dimenticandoci tuttavia che la magistratura è solo uno dei tanti fallimentari microcosmi di cui si compone il fallimentare sistema Italia, la mia speranza è quella che si possa ricostruire un rapporto positivo con almeno una parte di un fondamentale istituto dello stato.
L'unico che potrebbe avere il potere e la forza di liberare il gabbato popolo italiano dai noti farabutti della Casta politica.

Il testo che segue è tratto dal blog di Benny Calasanzio Borsellino.

"In questi giorni abbiamo parlato spesso del Consiglio Superiore della Magistratura. Spero di non avervi offeso. Lo so, è un argomento hard, vietato ai minori di 18 anni. Ma in questi giorni sono stato costretto a fare paragoni tra teatrini istituzionali e istituzioni credibili, e il CSM ha sempre occupato il primo termine di paragone. Adesso sono moralmente obbligato a tirare su la media qualitativa del blog. Basta parlare di Vacca e colleghi. Parliamo di cose serie.
Quasi un anno fa un gruppo di magistrati decide di aprire un blog. Magistrati accomunati da un difetto: lavorare troppo, fare in eccesso, e guarda caso, tutti in rotta con le associazioni tradizionali. Due di loro, che ricevevano regolarmente la mailing list di Magistratura Democratica, sono stati rimossi dall'elenco. Tiè, così imparano a navigare.
Chiamano il blog "Uguale per tutti". Forse si riferiscono alla Legge, forse al diritto di opinione che ai magistrati sembra "vietato". Lo aprono aspettandosi una cinquantina di visite al giorno, soprattutto degli addetti ai lavori. Nemmeno il più ottimista di loro poteva immaginare però che dopo un anno avrebbero ricevuto quotidianamente almeno 700 visite uniche, che sempre più spesso sforano le mille. I quattro "audaci fondatori" sono nomi noti dell'ambiente giudiziario, per una volta in positivo. Felice Lima, magistrato a Catania, Bruno Tinti, procuratore aggiunto di Torino (autore di Toghe Rotte), Stefania Barbagallo, pubblico ministero al Tribunale dei minori di Catania e Stefano Racheli, sostituto procuratore generale a Roma. Ogni giorno pubblicano almeno un post, molto spesso danno spazio ai contributi esterni.
Come si può spiegare un simile successo? La risposta è molto semplice, ed è che i loro scritti, i loro appunti ed i loro comunicati vengono letti e attesi non solo da altri magistrati, ma anche e soprattutto dalla gente "comune", che ormai vede quel blog come "traduttore" dei fatti giudiziari, come un punto di riferimento attendibile e professionale ma che parla in "italiano". Felice Lima e Bruno Tinti in particolare sono stati tra i più fermi difensori di Luigi De Magistris e Clementina Forleo, e sono stati anche tra i pochi che fin dall'inizio a dire che erano vicende fondate sul nulla e che i due giovani magistrati stavano pagando l'aver scavato dove non dovevano. Ma lo fanno per difendere il sistema giustizia, non due persone.
Ogni post riceve almeno una ventina di commenti, anche da gente che nulla sa della giustizia e degli ordinamenti, ma che grazie a questi quattro magistrati riesce a capire, a formarsi una propria opinione. E forse è questo che da fastidio agli illustri colleghi. Anche chi li detesta deve però ammettere che il loro è stato un esperimento riuscito, e che sempre più spesso la gente premia il giudice che scende per strada, che scende al livello dei "civili" per parlare, per confrontarsi, senza per questo venir meno ai propri doveri e alla propria credibilità. E non è un caso se a perdere credibilità siano stati al contrario quei magistrati che si ammantano della "carica", che dispensano opinioni a monosillabi e che quando si tratta di avere un rapporto alla pari con la gente si negano infastiditi. Lo spirito del blog è perfettamente riassunto nella loro presentazione:

Questo blog è promosso da magistrati che intendono parlare sia alla società civile che ai loro colleghi. E’ promosso da magistrati che non si attribuiscono qualità superiori a quelle dei tanti loro colleghi che quotidianamente si spendono senza riserve, con un’abnegazione che in nessun modo viene apprezzata e men che meno ricompensata, ma che credono che per affrontare in maniera nuova e diversa i gravi problemi che affliggono la giustizia non si possa aspettare che a cambiare siano “gli altri”, ma, mentre si invoca dagli altri questo cambiamento, si deve essere pronti ad offrirlo e seriamente noi stessi."

Benny Calasanzio Borsellino

giovedì 26 giugno 2008

E siamo alle solite...

Propongo oggi il seguente articolo di Massimo Fini uscito su Il Gazzettino il 20/06/08.

"E siamo alle solite. Il governo si è insediato da nemmeno due mesi che già Berlusconi propone e impone la consueta legge "ad personam", fatta su misura per salvarlo da quelli che vengono pudicamente chiamati i suoi "guai giudiziari". È un dejavù. Ma questa volta la legge è talmente scombicchierata, sconclusionata, assurda, irragionevole, irrazionale, spudorata e, soprattutto, devastante per l'intero ordinamento giudiziario e per il convivere civile che si stenta a credere che due senatori abbiano osato proporla, un governo e un ministro della Giustizia l'abbiano fatta propria, una maggioranza l'abbia sostenuta e un Parlamento l'abbia approvata. Perché è una legge che non si è mai vista nè nel Primo né nel Terzo Mondo e nemmeno all'altro mondo. Perché non sta né in cielo né in terra.
Dunque, un emendamento inserito in un decreto che prende il nome, divenuto quanto mai beffardo, di "decreto sicurezza", statuisce la sospensione dei processi in corso che riguardano reati commessi prima del 30 giugno 2002 e che prevedono una pena non superiore ai dieci anni di carcere. Un ulteriore emendamento intima ai magistrati di dare priorità, anche per il presente e il futuro, ai reati che hanno una pena edittale superiore ai dieci anni. La "ratio" di questi emendamenti è di "dare priorità ai reati che destano maggior allarme sociale". Perché non destano "allarme sociale" le rapine, i sequestri di persona, le estorsioni, gli stupri, le violenze sessuali, la bancarotta fraudolenta, la concussione, la corruzione, la corruzione di magistrati che non sono che una parte di quelli che rientrano nella norma che prevede la sospensione dei rispettivi processi e per alcuni dei quali la stessa maggioranza non fa che invocare la "tolleranza zero"? E non desta "allarme sociale" che un presidente del Consiglio abbia potuto corrompere un testimone, in due distinti processi, pagandogli 600 mila dollari perché mentisse, è esattamente il reato per cui l'onorevole Berlusconi è sotto processo davanti al Tribunale di Milano, e che rientra naturalmente fra quelli che verranno sospesi (reato attribuito al premier è, guarda caso, del febbraio 2001), e per il quale è stato organizzato tutto questo incredibile baradan? Senza contare che tutto ciò dilata ulteriormente i già lunghissimi tempi della giustizia italiana di cui tutti, a parole, lamentano, e che ne sono il vero cancro. E senza nemmeno mettere in conto che queste norme inaudite violano almeno tre principi fondamentali del nostro ordinamento, costituzionalmente garantiti: l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, l'indipendenza della Magistratura, l'obbligatorietà dell'azione penale. E che indicazioni ne trarranno, per il presente e per il futuro, i rapinatori, gli stupratori, gli scippatori, i topi d'appartamento, i bancarottieri, i concussori, i corruttori?

Un intero ordinamento giuridico viene scardinato a pro di una singola persona. Norme del genere avrebbero innescato una rivoluzione non dico in un qualsiasi Paese liberaldemocratico e occidentale, ma nel Burundi, nel Burkina Faso, nel Benin. E invece da noi stanno per passare tranquillamente salvo qualche ammoina dell'opposizione il cui leader, Walter Veltroni, ha affermato che "è stata strappata la tela del dialogo". Qui ciò che è stato strappato, anzi stracciato, è il diritto che riguarda tutta la comunità e non il rapporto con l'opposizione di cui potremmo anche fregarcene. Così come la questione non riguarda lo scontro fra Esecutivo e Magistratura. Riguarda noi tutti.

Che fare? Forse sarebbe stato meglio dar retta a un modesto suggerimento che mi permettevo di dare sul Tempo di Roma (che non è esattamente un quotidiano di sinistra) a metà degli anni '90, quando Berlusconi cominciò la sua devastante campagna contro la Magistratura italiana. E cioè, varare una norma del tutto speciale, sulla falsariga delle "Disposizioni transitorie e finali" che stanno in coda alla nostra Costituzione, e che recitasse, più o meno, così: "Silvio Berlusconi , i suoi discendenti, le sue consorti, i suoi consanguinei e tutti i membri, a qualsiasi titolo, della Casa di Arcore sono dispensati, per il passato, il presente e il futuro, dall'obbligo del rispetto delle leggi penali". Ci saremmo perlomeno risparmiati lo scempio di questi giorni."

Massimo Fini
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